Privacy Policy FRANCESCO ALDERUCCIO: L'ASSESSORE ITALIA E' QUELLO CHE HA CONCESSO AUTORIZZAZIONI SBRACATE TRASFORMANDO ORTIGIA IN UNA CASBAH – I Fatti Siracusa

FRANCESCO ALDERUCCIO: L’ASSESSORE ITALIA E’ QUELLO CHE HA CONCESSO AUTORIZZAZIONI SBRACATE TRASFORMANDO ORTIGIA IN UNA CASBAH

Francesco Alderuccio, attore, siracusano, emigrato?

Sì, ormai da 6 anni romagnolo acquisito.

Hai scelto di vivere a Cesenatico che è un bel posto. Perché?

Perché comunque sono sempre sul mare, il Porto Canale disegnato da Leonardo Da Vinci è qualcosa di entusiasmante con le sue barche storiche sulle quali ho una mezza idea di realizzare una “performance” magari l’Ulisse di Joyce, tanto per non perdere il mio rapporto con le tematiche greche.

L’amore è sempre al primo posto, anche prima dell’arte?

Parliamo di amore per l’arte? quello non mi abbandona mai. Per il resto è sempre tutto molto relativo visto che si deve essere almeno in due.

La verità, Siracusa ti ha deluso, sei anche tu un migrante pieno di nostalgia e un tantino incazzato?

Mi hanno deluso i siracusani, Siracusa rimane nel mio cuore, non posso prescindere da tutto ciò che mi ha forgiato e che mi arricchisce ancora oggi. Sai cosa mi manca di più? camminare per le vie di Siracusa ed essere immerso nella storia antica e percepirne tutta l’influenza e l’importanza che ha avuto nello sviluppo del mondo occidentale. Incazzato? non più.

Vieni spesso, cosa ti manca di più, se qualcosa ti manca, quando sei sulla costa adriatica?

La mia famiglia, gli amici più importanti li ho tutti a Siracusa, quindi cerco di venire il più possibile quando posso. La costa adriatica non rientra in quello che è la mia concezione di mare, di spiagge, qui è un fatto esclusivamente economico commerciale, io sono rimasto alle spiagge incontaminate ai grandi spazi liberi dove non sei costretto a calpestare il vicino di lettino.

Magari il commissario della Fondazione Inda ti chiama per lavorare al Teatro Greco?

Ricordi i faraoni? cancellavano ogni singola traccia dell’esistenza dei loro nemici, o gli antichi greci che radevano al suolo le città da loro sconfitte perché non ne rimanesse memoria. L’Inda fa parte del mio passato e al momento non rientra fra i miei progetti.

Che echi ti arrivano della città ai tempi della Garozzo Band?

Questo appellativo l’ho trovato esilarante già dalla prima volta che l’ho sentito, mi ricorda le mie letture di topolino con la banda bassotti con il numero di riconoscimento stampato sulla divisa da carcerati. Per il resto spesso leggo sui social della lagnanze dei Siracusani. Per fortuna sono sufficientemente lontano perché la mia gastrite non sia fortemente sollecitata.

Con l’assessore comunale alla cultura vi sarete pure sentiti qualche volta?

Credo di averlo visto una sola volta, un paio di anni fa, in occasione di uno spettacolo che ho fatto a Siracusa. Mi sbaglio o è lo stesso che ha concesso gli spazi alle varie attività commerciali in Ortigia, facendola diventare una sorta di casbah?

Francesco, come racconti Siracusa ai tuoi amici di oggi a Cesenatico?

Stranamente, alle volte, qui mi capita di raccontare di alcune persone che per me sono state fondamentali nella mia crescita umana e professionale e che purtroppo non ci sono più. La stessa cosa non mi accadeva a Siracusa, forse perché li ritrovavo sempre lungo le viuzze di Ortigia e in tanti altri luoghi che mi parlavano di loro, luoghi che vedono ancora oggi la loro presenza, i loro segni, Renzo Monteforte, Bruno Tirri, Gaetano Gallitto. Sono particolarmente orgoglioso di essere cresciuto a Siracusa con le sue luci e ombre e spesso mi è capitato di raccontare di un aneddoto che il grande Professore Giusto Monaco mi riferì. Si trovava in Germania per un convegno di filologi, gli organizzatori avevano previsto un giro turistico per i convegnisti e, sul pullman che li portava in giro la guida mostrava le bellezze del luogo, quando all’improvviso chiese all’autista di fermarsi. Sul ciglio della strada c’era una ricostruzione di una colonna dorica descrivendone la forma, la bellezza, tutto questo a studiosi del mondo antico. Io sorrisi dell’entusiasmo della guida ma il Professore Monaco mi riprese e mi disse di riflettere sul fatto che loro, in Germania, non hanno nulla, mentre noi le colonne doriche e molto altro le abbiamo per le strade della città, loro vanno orgogliosi di un falso, per noi, gli originali, sono fastidiose pietre buttate per terra che ostacolano il traffico.

Ritornerai?

Non credo.