SALERNO: SIRACUSA RAPPRESENTATA DA UN BARISTA NEL COMITATO PER CAPITALE DELLA CULTURA

Salvo Salerno, come definiresti la dittatura amministrativa del sindaco del cga?

Capisco la necessità giornalistica della formulazione sintetica, tuttavia io non definirei “dittatura amministrativa”, il malgoverno del sindaco Italia. Nelle dittature, anche se autocratiche, sussiste pur sempre un progetto, una visione politica, sebbene quasi sempre criminale. Invece Francesco Italia non ha mai mostrato di voler dare uno spessore di pensiero, di orizzonte, alla sua amministrazione. Nè l’handicap di esser la Città privata di un Consiglio Comunale, lo ha indotto responsabilmente ad innalzare la media del suo impegno di governo. Le istituzioni cittadine, così come i Beni del Patrimonio culturale cittadino sono state vassallate ai diretti fedelissimi, vuoi per controllo di potere, vuoi per becero e misero sfruttamento economico. Per fare degli esempi, in questa città sono stati fatti fuori i Consigli di Quartiere, che avevano una fondamentale funzione di alfabetizzazione democratico-amministrativa e di cerniera tra il Comune e le istanze della popolazione e quegli Organi democratici sono stati sostituiti, illegittimamente, perchè lo Statuto Comunale prevede una diversa disciplina, con i cosiddetti “Delegati del Sindaco” figure di fedelissimi che non si sa a cosa servano, se non a tener buoni i cittadini nei confronti del mandante politico… Lo stesso dicasi per gli organi direttivi degli Enti controllati o partecipati dal Comune, ridotti a mere sinecure di piccolo potere delegato dal sindaco. Detto ciò, io definirei quindi questa sindacatura come da “Mangiafuoco nel paese dei balocchi”, solitaria, autoreferenziale, monoculturale, nel senso che l’unica subcultura che la connota è quella dello sfruttamento turistico di bassissimo profilo ed immediato tornaconto delle categorie di riferimento elettorale.

Capitale della cultura? Siracusa umiliata? Aveva ragione Bonina?

Su questo argomento mi sono espresso molte volte ed in tempi non sospetti, pur dovendo pagare lo scotto, ma ampiamente previsto, di essere bollato tra i gufi e i profeti di sventura, dall’assessore comunale. La trovata, furba, va riconosciuto, è stata quella di rilanciare i loro fallimenti amministrativi, candidando la Città nella competizione nazionale per la Capitale della Cultura 2024, pur non essendo in grado Siracusa di poter realisticamente spuntarla. Se mai fosse andata bene, per gli amministratori sarebbe stato uno straordinario rilancio elettorale e di immagine. Se fosse andata male, avrebbero comunque proceduto con la vuota retorica che poi abbiamo visto messa in campo. Però, molti siracusani, singoli e associati, ci hanno creduto, hanno dato il loro contributo, per amor civico perfino accettando che tutta la sporcizia venisse nascosta sotto il tappeto. E così abbiamo assistito alle riprese da prudente altezza, per non mostrare le gravi pecche e defaillances della città. E tanta altra aria fritta, a mascherare il degrado di servizi e legalitario in cui è precipitata Siracusa negli ultimi 10 anni e sopratutto negli ultimi cinque. Certo che ha ragione Bonina, ma del resto, Pesaro stravince per molti motivi e ne dico solo uno, il meno attenzionato. Con otto biblioteche messe in rete, partecipate e partecipanti attivamente alla dinamica culturale, Pesaro può dire di fare Cultura, mentre voi sapete in quali condizioni da terzo mondo, mortificate e marginali opera la Biblioteca Comunale di Siracusa? E nel silenzio degli intellettuali, la maggior parte intruppata nei Comitati stretti o allargati che siano, di nomina sindacale/assessoriale..? Ma, del resto, chi ha mandato, il sindaco Italia, a far da narratore nei programmi divulgativi della RAI sulla Cultura a Siracusa? Chi ha inserito nel Comitato ristretto per la Capitale della Cultura 2024..? Ci ha mandato un barista, responsabile di uno delle più turpi ed illegali offese al Patrimonio storico-architettonico-paesaggistico di Siracusa… E accanto a lui, anche altri soggetti che fatichiamo a qualificare come operatori culturali, ma che hanno il titolo di amici del sindaco. Cattiva figura annunciata.

Forse solo negli anni ’50 c’è stato un assalto alla città come quello di oggi. Anzi oggi è peggio con un podestà che sceglie per 120mila persone con quarzate a ripetizione. Che fare?

Quello che si deve fare è evitare assolutamente, alla fine del mandato di Italia, di correre, ciascun partito, ciascun personaggio, all’assalto della diligenza, separatamente e con meri programmi parolai di riscatto. Serve un pensiero e una lista trasversale, fatta di personalità che antepongano, ma sinceramente, il bene della Città alle loro ambizioni personali. Altrimenti il declino morale ed amministrativo continuerà.