ALESSANDRO ZAPPALA’: SIRACUSA E’ UNA CITTA’ SILENTE E I SIRACUSANI SONO COME UNTI D’OLIO

Alessandro Zappalà, ma Siracusa può riprendersi dopo il massacro degli ultimi 10 anni?

Caro amico mio, Siracusa non è Sagunto. Sono gli stessi siracusani che amano massacrarsi. E’ una citta silente, che ama lamentarsi nei salotti o al bar ma poi la gente si fa scivolare addosso tutto, sono come unti di olio. Personalmente attribuisco maggiore colpa di acquiescenza ai siracusani che agli attuali amministratori. E di fondo ce un minimo comune denominatore: Nessuno ama Siracusa veramente. NO! Non sono la persona più adatta a rispondere alla tua domanda perché sono un amministratore di vecchio e lungo corso, abituato al confronto e a trovare le soluzioni nel confronto stesso. E poi io non amo conversare con chi rifiuta il confronto. Posso non condividere ciò che altri sostengono, ma bisogna perennemente confrontarsi. Questi attuali amministratori se la cantano e se la suonano e non sentono neanche le campane. Sono talmente ubriachi di se stessi che sembrano la caricatura di Petrolini quando suonava con l’arpa mentre Roma bruciava. Come si può governare una città senza parlare con essa? Senza un consiglio comunale che legittimi l’operato di un sindaco? Caro Salvo, non sono ottimista. Alle prossime elezioni amministrative i siracusani sceglieranno male nuovamente. Ai siracusani piace perdere, perché poi amano lamentarsi! Questa è la città in cui visse Platone per diverse decine di anni, scrivendo probabilmente a Siracusa il DE REPUBBLICA che è forse il saggio più alto sull’esercizio della democrazia. Ma qui la democrazia nasce e qui muore!

Ci conosciamo da tanti anni, sei sempre stato uno dei pochi che aveva idee per il rilancio e la crescita di Siracusa. Insomma, in tanti dicono che sei bravo, ma poi continuano a fare quello che hanno fatto sempre: ruffianate, servilismo, il nulla.  Non fai politica attiva da un pezzo, ma politicamente cosa ti nausea di più oggi?

Tu mi lusinghi! Lasciami fare il Cincinnato. Comunque, è vero, sono stato nel governo della città e nella stanza dei bottoni per parecchi anni. Eravamo un gruppo di lavoro straordinario, che brillava per la sua capacità di volare alto. Appartengo ad una scuola di politica che aveva come primo obbiettivo l’ascolto della gente. Ogni decisione non era mai improvvisata ed era frutto di lunghi confronti. C’è stato un periodo fulgido della città in cui la speranza di cambiare in meglio ogni cosa era concreta. E si aveva il senso della città e di chi la viveva. Mi ricordo quando si intavolava il dibattito per la revisione del piano regolatore, la città viveva una febbre di attesa molto eccitante. Percepivi che la città cresceva di valore e di obiettivi. Se oggi Siracusa gode di tanta luce, la sorgente è sicuramente molto lontana. Oggi gli attuali amministratori hanno solo una visione ORTIGIA centrica che ha trasformato il centro storico in un fastidioso luna park e il resto della città in una triste periferia, con tante piste ciclabili per ciclisti inesistenti e con le strade dissestate. Siracusa è diventata veramente brutta! Cosa significa essere bravo? Non lo stimo un complimento perché amministrare è un servizio spesso ingrato e silenzioso. E per me lo è stato. Non ho costruito fortune oppure ottenuto prebende. E oggi non mi interessano ribalte e riflettori. E invece sento tanto rumore per nulla! Comunque, se vuoi che ti dica che sono orgoglioso di ciò che ho contribuito a dare a Siracusa, beh la risposta è si. Il motto del mio gruppo politico era “Fare per Cambiare”. Ricordo quando, grazie anche alla sensibilità di Fausto Spagna sindaco, trasformai una discarica nella attuale villetta di San Giovanni alle Catacombe e allo stesso modo per la villetta di Piazza Adda. Quando andai a prendere lo statuto della Università di Bergamo per studiarne i contorni istituzionali e imitarne la traccia. Quando accogliemmo, dopo un lungo periodo di progettazione, la visita di Lady Diana e Carlo di Inghilterra. Quando rilanciammo Ortigia che era solo il luogo delle prostitute e del cinema Verga. Quando agli inizi del 1990 buttai le basi per la creazione del nuovo Ospedale di Siracusa e quando sistemai per la città intera una rete wifi pubblica per dare a tutti internet. Insomma, tanto lavoro che oggi sembra remoto e lontano. Bisogna pensare a costruire una nuova e autentica classe politica, perché vedo solo l’armarsi di una nuova invereconda corsa dei sacchi, una carovana sgarrupata e arrivista alla conquista di un velleitario vello d’oro.