Privacy Policy UN KENNEDY PROTESTA A MILANO: IL GREEN PASS E’ UN COLPO DI STATO – I Fatti Siracusa

UN KENNEDY PROTESTA A MILANO: IL GREEN PASS E’ UN COLPO DI STATO

Rep: “Ci hanno preso ogni diritto in America, è un colpo di Stato globale e questo è accaduto solo in 20 mesi. Il Green pass è colpo di Stato, uno strumento che usano per toglierci i diritti, non è una dittatura sanitaria ma uno strumento di controllo della vostra vita, dei vostri movimenti, del vostro conto in banca, è uno strumento di sorveglianza”. Robert Kennedy jr, terzogenito di Bob Kennedy e nipote di John Fitzgerald Kennedy, si è espresso così durante la manifestazione organizzata con la sua associazione Children’s Health Defense all’Arco della Pace, a Milano.

È stata la protesta contro l’idea lanciata dal governo di vaccinare contro il Covid anche i bambini tra i 5 e gli 11 anni a mobilitare il popolo No Green Pass, che per il 17esimo sabato di fila ha occupato le piazze di diverse città italiane. La manifestazione più partecipata è stata quella di Milano, dove nel pomeriggio a richiamare oltre 4mila persone all’Arco della Pace è stata la presenza di Robert Kennedy Junior, terzogenito di Bob Kennedy e nipote di JFK. Con la sua organizzazione «Children’s Health Defense» sta portando avanti una campagna contro il Green Pass che prima dell’Italia ha toccato la Svizzera. Attimi di tensione si sono registrati proprio a Milano, quando al termine dell’incontro con Kennedy Junior, una massa di persone ha cercato di raggiungere il gruppo che stava protestando come ogni sabato in piazza Fontana.

E ha aggiunto: “Se il green pass non è una misura sanitaria perché non è emesso dal ministero della Sanità ma da quello delle Finanze? Credono che siamo stupidi. A cosa serve questo green pass a cosa serve essere tutti vaccinati? Io non sono contro i vaccini sono, solo contro i vaccini cattivi”.

“Non vi dico cosa penso io – ha rimarcato – ma cosa Pfizer ha detto alla Fda. Pfizer avrebbe dovuto portare avanti uno studio clinico per tre anni ma lo ha tagliato a 6 mesi e ha dato il vaccino anche al gruppo di controllo. Perché hanno finito lo studio così in fretta in sei mesi? Perché hanno capito che nel giro di sei mesi la protezione degli anticorpi sparisce. Quindi hanno ridotto lo studio a sei mesi perché il risultato non era quello pianificato”.

    Salvatore Battaglia

Presidente Accademia delle Prefi