Privacy Policy LUCIA ANGELICO: RILANCIAMO IL PATRIMONIO CULTURALE PER RICOSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO – I Fatti Siracusa

LUCIA ANGELICO: RILANCIAMO IL PATRIMONIO CULTURALE PER RICOSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO

Ma lo avete visto Vinciullo che saluta sulla sua storia in Facebook con il braccio alzato? Ma che furbata!

 Certo in questo periodo in cui gli elettori di destra sono delusi dalle morbidezze e i complimenti a Conte della Meloni, la festa della moglie di Calderoli per il Fund, casa Pound che si strica con Granata, in cui i lasciateli creano movimenti ma purtroppo sono conosciuti per rotturisti, quale occasione per porsi a scelta condivisa se per caso Reale non se la sentisse di tentare il tre avendo già perso il due. Ma mi sa che l’elettore di destra serio con questa scelta si butterebbe latino.

Pazienza Vinciulli’ intanto si dà la forma. Ma la sostanza? Li approntiamo i campi attrezzati dentro le aziende agricole per non vedere nudi stagionali per strada? Diciamo no agli sbarchi? Ai ricoveri cittadini senza la scusa del dopo di noi? Abbiamo progetti per attirare i fondi del Fund o abbiamo solo le denuncette  sul presente e sul passato? Vinciulli’ è come il Papa che va alle feste dei musulmani nelle chiese mentre coprono le opere della cristianità.

È un uomo di pace! Ma a destra vota chi sente in guerra. Glielo diciamo chiaro a chi prende il reddito di cittadinanza che deve andare a curare il cimitero come hanno fatto a Giarre? Li mandiamo a strappare le erbacce dai monumenti, quelle che ha tolto Bandiera? O ci deve pensare sempre un altro che stavolta appartiene alla tanto criticata Regione. A proposito di Regione: Musumeci dice basta ai parchi che non rendono…ai parchi in perdita della sinistra e dei 5 stelle che li usano per la poltrona e per togliere valore ai terreni dei residenti. La Lega dice basta ma non ha ancora un progetto…lo faranno insieme? Vinciulli’ si schiererà dalla parte della sinistra poltronari del parco?

Si schiererà per un moderno termovalorizzatore che fa soldi e ci libera dalla mondezza? Consiglio del giorno il comune deve contare più dell’Ente Parco, avere tecnici per creare strutture turistiche in partecipazione con i paesi e comuni della propria provincia e impedire il tetto fuori contesto senza dire che lo fa per rompere le palle in mezzo alle erbacce che aspettano i percorsi delle bike. Questo vuole il vero elettore di destra che si emoziona per il braccio alzato, di cui le ricordo di facciata tutti si vergognano.  Ma lo potrebbero anche scegliere comunque, d’altra parte cercano solo uno che ci mette i soldi per la campagna elettorale.

Ma per la serie “piaci feti da testa”

“Manovra poderosa, svolta epocale”    80miliardi a fondo perduto che diventano la metà visto che dobbiamo versare il contributo al bilancio UE e diventano 20 perché 20 li mandano subito per i tamponi agli sbarchi.  Basterà una delle solite storie di tangenti e ci ritroviamo commissariati. Bastera’ il solito Magistrato “onesto”  a provocare le osservazioni contro le nostre scelte. Magari basterà indagare sui banchi nuovi della Cazzolina o lo scandalo sul brevetto dei test sierologici,  magari la causa dell’ Avv.Taormina per i danni da Covid, soprattutto se accettiamo il MES, infatti il Conte non lo vuole il MES perché l’indagato è lui. Comunque tanto per farci coraggio ricordiamo che Il prestito che ha ridotto la Grecia alla fame, alla schiavitù, alla sua svendita totale era di 150 miliardi. Anche noi faremo i conti con i pochi soldi a prestito e a fondo perduto con cui il Conte si è arricugghiuto dalle sudate che al solito conclude di notte. A parte il rammarico di chi sperava in un occasione per uscire dall’Europa e ora subisce lo scherno di chi apprezza questo finto risultato, vittoria solo per i paradisi fiscali, ora siamo attaccati al respiratore perché il Fund, oltre a legarci all’Europa senza il diritto di scelte totalmente autonome, non è abbastanza per il nostro rilancio, detto tutto insieme sono 209, detto annualmente sono poche decine di miliardi per i quali l’esecutivo sta scegliendo una commissione tale da suddividerli fra le loro esigenze elettorali e i loro sperperi, senza responsabilità, fatto dagli esperti. Non bastano per tutto e ricominceremo a sentire discorsi sul fondo salvastati come già li sentiamo sul MES e con la benedizione Casaleggio, che forse è stanco delle pantomima grilline del no prima di dire si. Non ci sono scelte che non ci coinvolgono. Parliamoci chiaro siamo stati noi donando soldi alla protezione civile  che abbiamo affrontato il Covid. Quanto ha raccolto la protezione civile? Con il MES agiamo sugli ospedali o li usiamo per curare i clandestini, mentre noi,  in malaugurato caso di ritorno di un virus, continueremo a dare soldi a perdere alla protezione civile che ci intuba nella tenda? Il pericolo sono le tasse decise in Europa, che come la Plastic Tax uccidono la nostra economia, quelle aziende a cui dobbiamo vendere gli agrumi. Tasseranno i nostri immobili? In Europa gli italiani sono quelle strane bestie che possiedono una casa, siciliani in primis. Anche nelle nostre scuole arriveranno i banchi nuovi? Sarebbe bello se non fosse che ad insegnare arriverà “lo studente che deve studiare, che deve prendere una laura” il nipote di Totò e Peppino per far piangere i precari e per mantenere lontana la scuola seria dai soldi del fund su quali non si può lucrare, dall’assunzione degli insegnanti. Per il voto degli studentelli già si frega le mani il Movimento che già ha fatto piangere i precari per sistemare i navigator, i quali alla fine si sono rivelati anch’essi percettori di reddito a ufo. Contro questa gente ci si deve schierare chiaramente, si deve dire chiaro che chi percepisce il reddito di cittadinanza deve andare a pulire il cimitero, a pulire le aiuole. Non basta farsi vedere con il braccio destro che saluta per diventare simpatico alla destra che non si sente rappresentata bene ormai da nessuno. Ma noi come altre zone d’Italia bisogniamo che le industrie si riconvertano e non basta l’indicazione di farlo ci vogliono i soldi. La cancellazione delle canalizzazioni fiscali da destinare alla riconversione ecologica del polo industriale è colpa delle politiche di questo governo grillino che mette in ginocchio il sud,  perché l’ Europa chiede la riconversione e’ il nostro governo che la blocca. La colpa é della politica che parlando di riconversione lo fa’ pensando ai parco giochi o ad allevamenti di cozze. Abbiamo visto che le fantasie grilline sono pericolose e si trasformano solo in vuoti occupazionali. Vendere? È pericoloso perché spesso chi vende smonta. Nazionalizzare? Vuol dire rischiare poltrone affidate a deficenti che non sanno o non vogliono renderci leader di mercato e aumentano la disoccupazione. Non riconvertire vuol dire inquinare ma anche stare fuori dai finanziamenti dei fondi della nuova vittoria di Pirro. Dunque tenendo i piedi per terra, anche noi dobbiamo sperare che l’attuale esecutivo perda almeno il pezzo grillino, che le velleità del nuovo Piddino di unirsi alle stelle vengano abortite. Nazionalismo  non vuol dire italexit, non ci crede nessuno, persino la moglie di  Calderoli ha festeggiato il Fund, se ci avessero creduto davvero non ci sarebbe stato il Papete. Se ci fossero state elezioni forse avremmo potuto tentare la mossa riuscita ai nazionalisti europei, ma non ci sono state e dunque ora si pensi a questa minestra perché i sogni non si mangiano e la minestra deve durare gli anni del Fund, senza sperperi, senza cattive riforme e senza farselo bloccare. In Italia le riforme lasciano a desiderare chiunque le faccia  per questo dobbiamo puntare ora sulla nostra autonomia,  a presentare nostri progetti a livello locale e regionale. Senza pensare alle invidie, a chi guadagna, dovremmo far capire al politico che blocca quando non ci guadagna che gli teniamo il fiato sul collo, dare la presidenza di commissioni non basta, i progetti devono seguire arte e coscienza, badare a far fruttare tutto ciò che possediamo, lo statuto speciale deve funzionare per lasciarci padroni del territorio. 

Per restare padroni il territorio deve rendere in tutti i propri comparti. Annullare con il controllo assiduo dell’opinione pubblica le mosse poco assennate di politici che svendono il bene pubblico e ne impediscono la messa a reddito per la popolazione. Usare la libera informazione on/line per aggiornare i cittadini che vengono tartassati dai media con false informazioni di regime, come succede in questo periodo non solo per fatti nazionali ma anche per la questione del Parco degli Iblei. Non solo palazzi come il Gargallo che dovrebbero servire a costruire la nuova città dove la cultura è petrolio ma anche agricoltura, natura e industria.  La creiamo sta linea per quarta e quinta gamma dei prodotti agricoli o no?

Se con varie simpatiche denunce si evidenziano finanziamenti di cui siamo stati scippati ora è il momento di chiedere alla politica scelte chiare, denunciare non basta, ci vuole gente che indichi una strada. Un leader si riconosce quando spegne i personalismi e le beghe fra partiti con posizioni concilianti ma che coinvolgono i residenti nella pratica al di là della cortesia di facciata. Vi offro un *consiglio per la lettura, che parla di come fecondare il territorio con la cultura e di come la cultura debba  fecondare il territorio. Per stare allerta sul tecnico amici di tutti tranne di colui il quale vorrebbe il posto.

#progetti

La cultura non è noia e non è scempio.

Finché non c’è un piano staremo a parlare di chi guadagna su un paio di bar.

Uno ad Ortigia e uno al Teatro!

Roba da terzo mondo!

*Dalla conservazione dei beni culturali alla condivisione del dividendo culturale

di Maurizio Carta 20 Luglio 2020

Ovvero

In un mondo che voglia riconquistare la dimensione culturale dello sviluppo, l’Italia si propone come un laboratorio vivente, un acceleratore in grado di amplificare gli effetti di un esperimento culturale, sociale ed economico per ricomporre il conflitto tra la trasmissione dell’eredità, un ambiente a misura d’uomo e una società dinamica e progressista, riattivando l’alleanza tra l’onere della conservazione e l’impegno della valorizzazione.

Il nostro patrimonio culturale e paesaggistico chiede non più solo norme adeguate (ne servono ancora, sempre di più fondate sull’art. 9 della Costituzione), ma soprattutto nuove politiche culturali e territoriali, nonché nuovi modi di abitare, di muoversi e di produrre. Reclama musei che ne comunichino la storia in forme nuove e con linguaggi adatti a diversi tipi di pubblico che esprimono domande plurali. Chiede di ripensare la valorizzazione dei centri storici come un nuovo modo di viverli e non solo di preservarli, chiede una adeguata qualità dello spazio pubblico come occasione di incontro (oggi anche in sicurezza) e di educazione civica, reclama una mobilità sostenibile non invasiva, chiede una fruizione turistica rispettosa dei luoghi, richiede una cura attenta dell’arredo urbano e domanda adeguate strutture narrative che ci raccontino il passato prefigurandoci il futuro. Il patrimonio materiale e immateriale italiano pretende di non essere composto solo da isole di qualità protette da una bolla di bellezza (quando lo sono) in mezzo al degrado, ma deve interagire con i cicli di vita del territorio e con i nuovi modelli di sviluppo sostenibile, pretendendo processi di gestione culturale efficienti in grado di farlo agire come propulsore della qualità della vita degli abitanti, e non solo dei turisti, ma motrice di sviluppo e non solo come matrice di identità (come scrivo nel mio libro L’armatura culturale del territorio, FrancoAngeli, 1998).

Non basta più proteggere i beni culturali con aree cuscinetto che ammortizzino le pressioni della trasformazione (spesso una trasfigurazione), ma dobbiamo utilizzare queste aree di protezione per attività innovative da proporre alle comunità di cittadini più responsabili e in cerca di luoghi dell’abitare e del produrre più in sintonia con le loro sensibilità culturali. Attorno alla bellezza dobbiamo estendere una fascia educativa che trasformi i cittadini e i visitatori in custodi e ambasciatori di questa bellezza. Una fascia di attività complementari che arricchiscano la fruizione del patrimonio culturale.

Il patrimonio culturale non chiede solo vincoli protettivi, ma pretende di essere il nuovo “genoma territoriale” su cui ricostruire un futuro migliore per l’Italia, soprattutto per un Sud che voglia tornare protagonista.

Il rapporto dell’Unesco Re-shaping Cultural Policies (2015), dedicato alle politiche attive per il patrimonio culturale materiale e immateriale come motore di sviluppo sostenibile, creativo e intelligente, sostiene la necessità che le azioni di conservazione e le attività culturali e creative siano strutturalmente integrate nelle politiche per la sostenibilità. Il Rapporto invita i governi, i tecnici e le comunità a reimmaginare le politiche culturali, rimodellandone le componenti costitutive al fine di attivare adeguati ecosistemi culturali e creativi in grado di produrre i necessari fattori abilitanti dello sviluppo sostenibile. Serve innanzitutto una nuova politica urbana e territoriale volta a rafforzare la qualità, connettività e competitività degli ecosistemi culturali attraverso l’adozione di strategie capaci di valorizzare le potenzialità del territorio e di favorirne l’integrazione con dimensioni sovralocali per aumentarne sia la massa che l’ampiezza, e quindi la potenza. Non va trascurata l’importanza degli interventi per l’ampliamento e il rafforzamento del capitale umano e dei livelli di competenze e professionalità disponibili, agendo sulla formazione e sulla ricerca nonché sulla facilitazione dell’interazione tra gli attori all’interno dell’ecosistema e tra quelli inter-ecosistemici, anche attraverso la nascita di soggetti di intermediazione (agenzie, società miste, etc.) o attraverso l’istituzione di un nuovo sistema integrato della formazione e della ricerca capace di connettere le diverse competenze e sensibilità.

Immagino un vero e proprio “politecnico dei beni culturali e del paesaggio” di dimensione mediterranea che metta in rete le più dinamiche realtà di educazione e ricerca, rafforzandone la missione ed estendendone l’impatto. È necessario anche agire sul capitale sociale, non solo in termini di miglioramento della qualificazione del mercato del lavoro, ma promuovendo l’empowerment e agevolando l’autoimprenditorialità e i reticoli associativi, in modo da facilitare la trasformazione verso i settori dell’economia creativa.  la localizzazione di servizi culturali, educativi e di intrattenimento rappresentano una condizione importante per il rafforzamento del capitale sociale tra gli attori che agiscono nell’ecosistema culturale.

Serve quindi che il capitale culturale entri in maniera strutturale nella borsa dello sviluppo, distribuendo in maniera estesa ed equa il valore che esso è in grado di generare e concorrendo a distribuire nella quotidianità della vita delle comunità gli effetti della rinnovata dimensione culturale dello sviluppo.

Dobbiamo quindi generare e distribuire un vero e proprio “dividendo culturale” delle politiche di conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico, architettonico, storico-artistico e paesaggistico, una nuova moneta di scambio – reale e non virtuale – nell’economia della transizione culturale, ed uno strumento di equità culturale capace di entrare autorevolmente nel mercato della negoziazione degli interessi, ridefinendo priorità e traiettorie di sviluppo, agendo sul dominio degli interessi collettivi e nel campo dei beni comuni.

Un territorio può realizzare il dividendo culturale sicuramente focalizzando un investimento iniziale, sia in termini di finanziamenti che di risorse umane, sulla valorizzazione del patrimonio. Ma poi serve soprattutto innovazione, sia per risolvere le vulnerabilità conosciute, ma anche per individuare tempestivamente le variabili sconosciute che possono limitare la propagazione degli effetti positivi dell’intervento ad altri settori di filiera. E soprattutto serve una partnership con il settore privato e con la società civile, per attivare la più ampia gamma di interventi con adeguati ritorni sull’investimento per le nuove politiche, progetti e infrastrutture culturali connesse tra loro in un’ottica realmente ecosistemica.

Lucia Angelico