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L’ODIO DI GENERE E’ ON LINE: SUI SOCIAL LE DONNE PIU’ ATTACCATE DEGLI UOMINI

L’odio di genere? Va di moda. Off e on line. «Sui social le donne subiscono più attacchi rispetto agli uomini e un terzo di questi attacchi è sessista»: è la fotografia immaginabile e amara, che Amnesty International Italia mette ancora una volta nero su bianco, con il report «Il Barometro dell’odio – Sessismo da tastiera», diffuso oggi 16 aprile.

Lo scatto, a tinte fosche, rafforza la preoccupazione dell’organizzazione «che alcune forme d’espressione, tipiche della negazione dei diritti fondamentali, continuino a trovare spazio online, in alcuni casi giustificate o persino amplificate e rivendicate da rappresentanti politici». Ecco perché Amnesty chiede «un intervento del governo italiano per nuove misure a tutela dei diritti umani sul web».

Fonte: Amnesty International Italia

Amnesty misura il livello di intolleranza e discriminazione nel dibattito online con il Barometro dell’odio, monitoraggio dei social media realizzato con il contributo degli attivisti, dal 2018. Lo studio ha visto l’analisi di 42.143 commenti: più di uno su 10, nel periodo preso in esame, risulta essere offensivo, discriminatorio o hate speech (14%). Ma quando si parla di «donne e diritti di genere» l’incidenza dei commenti offensivi, discriminatori o hate speech sale al 29%: quasi uno su tre, dice Amnesty.

«L’incidenza media degli attacchi personali diretti alle donne supera il 6%, un terzo in più rispetto agli uomini (4%). Un attacco su tre, di quelli personali diretti alle donne, è di carattere sessista (33%); per alcune delle influencer analizzate il dato arriva fino al 50% o al 71%. Negli attacchi personali alle donne il tasso di hate speech è 1,5 volte quello degli uomini: 2,5% contro 1,6%.

Fonte: Amnesty International Italia

Per mettere meglio a fuoco il «sessismo da tastiera», i 60 attivisti di Amnesty – affiancati da esperti nella valutazione dei contenuti – si sono concentrati su temi come diritti di genere, migranti e rifugiati e minoranze religiose.

Risultato? Quasi un contenuto su quattro su «donne e diritti di genere», spiega l’organizzazione, «offende, discrimina o incita all’odio contro le donne (o una donna in particolare)». «Donne e diritti di genere» sono il tema di un commento sessista su quattro. A generare poi più commenti sessisti sono l’influencer stesso/a (20,2%), il tema dell’immigrazione (19,6%) e, infine, minoranze religiose (15,5%).

Fonte: Amnesty International Italia

Alla luce della ricerca, Amnesty International Italia lancia un appello al governo: un intervento per varare misure utili a «rafforzare le campagne di comunicazione e informazione in materia di rispetto dei diritti umani, con particolare attenzione alla condanna degli stereotipi e dei pregiudizi legati al genere e all’orientamento sessuale; intensificare i programmi di educazione sul rispetto e la non discriminazione all’interno delle scuole; condannare prontamente e in maniera risoluta tutti gli episodi di discorso d’odio, in particolare quelli veicolati da politici o soggetti che ricoprono cariche pubbliche; promuovere la conoscenza diffusa, tra le associazioni della società civile, degli strumenti di tutela e sostegno alle vittime per incentivare l’emersione del fenomeno e assistere i soggetti in grado di agire in difesa delle vittime; promuovere politiche volte all’educazione e responsabilizzazione di un uso consapevole della Rete da parte di tutti i cittadini».

Ma anche le piattaforme dei social network dovrebbero agire, spiega ancora Amnesty, prevedendo «una percentuale adeguata di operatori incaricati di ricevere le segnalazioni per la rimozione tempestiva dei discorsi d’odio, intensificare l’attività di monitoraggio, predisporre adeguati strumenti per fornire rapidamente risposte condivise e ben fondate ai post di odio, fornire maggiore chiarezza su come identificare e segnalare gli abusi sulla piattaforme e condividere informazioni significative sulla natura e sui livelli di violenza e abuso contro le donne e su come rispondervi».

Angela Gennaro

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