Politica

L’AUTISMO VISSUTO SULLA PROPRIA PELLE NEL LIBRO DI TERENCE

Ha ventotto anni, è siracusano d’origine e presenterà a breve, probabilmente in un convegno a Priolo, il suo secondo libro, dal titolo: “La nuova voce di Terence Nardo“.

Terence torna dunque a parlare di sé, della difficile ma possibile gestione della disabilità, la propria, poiché Nardo è un “alto funzionamento”, un particolare disturbo dello spettro autistico.

Nel suo libro, Terence non esita a mettere a nudo le proprie emozioni e, con un’analisi lucida ed una sintassi rigorosa, a ripercorrere momenti significativi della propria vita, come i primi segni di autismo, le manie e le crisi, le terapie specialistiche, le esperienze sentimentali e la sessualità.

Nell’intervista, alterna momenti di naturale confidenza con altri di leggera chiusura (ciò appare del resto logico, non sono che un’estranea) e per tutta la discussione non mantiene il contatto oculare. Prevale comunque il desiderio di raccontarsi: Terence parla a cuore aperto dell’incapacità a controllare le frustrazioni, un aspetto con cui ha dovuto ed in parte ancora deve fare i conti, poiché legato a conseguenze non sempre socialmente apprezzabili o ammesse. Trovo lodevole la volontà, molto forte in Terence, di comprendere le dinamiche alla base di taluni aspetti non funzionali, di individuarne le dinamiche al fine di superare i propri limiti, come la gestione della rabbia, pur nella consapevolezza che essa rappresenta un sentimento che alberga in ogni cuore, ma che vada comunque gestito. Oltre a questo lodevole impegno, traspare tra le righe anche l’amarezza verso una società che a volte si erge a giudice severa delle azioni altrui: “ho sempre reputato insensato che una società imponga delle capacità umanamente impossibili, quali il non arrabbiarsi mai”.  

Quello di Nardo è un libro prezioso che offre molteplici spunti di riflessione e di studio, non solo per i familiari di persone autistiche o per operatori del settore ma – a mio avviso – anche un testo da proporre nelle scuole, per la quantità e la qualità di esperienze (“autismo vissuto sulla propria pelle”), il punto di osservazione privilegiato sulla malattia, il valore educativo profondo del senso e dell’importanza di ogni vita.

Viene spontaneo pensare a come siamo tutti, davvero tutti, degli esseri diversi e tutti con dei limiti. Non è proprio nella volontà, eventualmente mediante supporto psicologico o medico, di superare questi limiti, di lanciare in avanti il nostro cuore, valorizzando potenzialità e risorse di ciascuno, che si gioca la partita e il destino dell’uomo ed il suo livello di felicità? E ciò vale per Terence e per noi tutti, esseri fragili e speciali, limitati ma capaci di sognare oltre l’ostacolo, oltre la barriera del pregiudizio, del condizionamento sterile, della malattia.

Carmen Perricone