Privacy Policy VI RACCONTIAMO LA STORIA DI QUEL VECCHIETTO CHE TUTTI I GIORNI SI SEDEVA ALLA MARINA – I Fatti Siracusa

VI RACCONTIAMO LA STORIA DI QUEL VECCHIETTO CHE TUTTI I GIORNI SI SEDEVA ALLA MARINA

La leggenda narra che una volta a Siracusa viveva un vecchietto malinconico e nostalgico tutto solo: da anni gli era morta la moglie e non aveva mai provato il piacere di aver figliolanza, pur se ne aveva desiderato ardentemente tanti. Allora non vi era la consuetudine – qualcuno la vuole chiamare addirittura moda… – di adottare quelli che ad altri tornano in sovrabbondanza oppure gli extracomunitari, né quella di allevar cani che non servissero per la caccia o per la guardia…. Infatti olos in greco vuol dire solo, mentre andros significa uomo ( per cui ’ndrangheta = andra agatà, cioè uomini buoni, bravi, nel senso che ne danno “I Promessi Sposi” del Manzoni…) : “ C’era ’na vota ’nu vicchiareddu sulu ca tutti ’i jiorna si jieva a assittari ( andava a sedersi) a ’na panchina a’ Funti Aretusa, a Sarausa, e stava a taliari / (a guardare) li picciriddi ca stavunu a jiucari… . Ci doveva essere, fin dai tempi antichi, vicino alla mitica fonte ( che serviva alla nostre… trisnonne, anche da lavatoio, come è documentato in certe vecchie acqueforti o litografie) la villetta che ancora oggi vi è tra la marina e la fonte, a fianco a quel tratto che poi è stato trasformato in galleria e quindi in acquario, che dopo è stato chiuso e proprio in questi giorni viene, dopo una pausa quasi trentennale, riaperto. All’ombra degli alberi che ivi sorgevano e sorgono tuttora rigogliosi, si compiacevano andare a sedersi parecchie persone anziane, a trascorrere mattinate e serate intere generalmente a chiacchierare tranquillamente fra di loro. Vecchietti che vi sostavano e vi sostano soli ed annoiati, malinconici e nostalgico, parecchi, tra lo scorrazzare lieto e chiassoso dei ragazzi intenti al gioco della palletta di pezza o a’ ’mmucciagghia, a nascondino. Per i più grandicelli, anche allora le ore, per loro sempre brevi, troppo brevi: l’allenamento ai giochi d’amore…

Così il vecchietto della leggenda trascorreva il tempo rimanendo a guardare con grande nostalgia quei ragazzi che gli ricordavano la sua vita trascorsa, a quando pure lui era un ragazzino spensierato senza problemi, quando anche lui andava ad appassionarsi agli stessi giochi, della palla di pezza quando era più piccino e di amore non appena gli spuntò sul mento e sulle gote la prima gloriosa peluria…. Quando giunse il suo ultimo giorno e gli venne incontro la morte per portarselo via, egli la pregò vivamente di adempiere la sua ultima volontà: quella di potere anche da morto rimanere lì, a vedere giocare quegli spensierati carusi: “ Vinni lu tempu ca si n’appi a jiri pirchì la morti lu vinni a chiamari; iddu ’n favuri ci vosi addumannari: ca in terra, mortu, putissi arristari; fu accuntintatu e in arbiru canciatu!” La leggenda intende dare anche una spiegazione al fatto che, tra tutte le piante, l’oleandro è tutto nodi e non cresce diritto bensì tutto contorto: perchè il vecchio era tuttu arrappatu, pieno di rughe e a croccu, cioè piegato, curvo per gli acciacchi, ‘artrosi, i reumatismi: “L’oleantru crisci p’’e strati ’i Sarausa cu ciuri di sangu o janchi comu nivi: accussì arresta vicinu a li carusi.” La tradizione popolare suole immaginare che l’odore caratteristico e penetrante, per alcuni non molto gradevole, invero, altro non sia che il fiato, alquanto pesante, del povero e mitico vecchio. Non dice, tuttavia, se il vecchio, per questo, fumasse…ma il caratteristico odore che emana l’oleandro lo farebbe supporre, visto che, come abbiamo già accennato, ci son tanti che lo fanno crescere volentieri nella loro abitazione estiva contro le zanzare, affidandogli la funzione di… zampirone. Io che ho attinto la leggenda da un vecchio marinaio che incontrai appunto seduto lì quando, nella mia giovinezza, abitavo in via delle….poco vergini ( via Eolo ) e mi trovavo spesso a passare dalla villetta che certi Siracusano hanno il vezzo di chiamare Villa ’e’ varagghi, come quella che c’è a Catania nei paraggi del Duomo, appunto perchè lì gli anziani amano trascorrere ore e ore senza far niente, a sbadigliare, sciroccati e carichi di noia come i messicani, quando ho comperato quel fazzoletto di terra a Ognina, per costruirvi la mia baracca dei sogni estivi, me ne sono ricordato e ne ho fatto tesoro. Così ho piantato- dono di Angelo La Mesa, quello che coltiva il papiro più bello del mondo a ridosso del teatro greco – il mio bravo oleandro, ad un lato del cancello: fiori bellissimi del candore della neve tutto l’anno! Categoricamente quel simpaticone del professor Angelo Giudice, quando la mattina, mentre ancora io sono nel più stretto abbraccio con Morfeo – oh, non credo che qualcuno “ strasenti”?, Morfeo è il sonno! – passa in bicicletta, ne spiricudda un rametto per segnalarmi la sua visita e me lo fa trovare nella cassetta della corrispondenza. Io l’ho piantato nella fiducia che quella diceria funzionasse: oh! lo sapete che quasi quasi funziona davvero?

Arturo Messina