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EMANUELE GILIBERTI: VORREI UN SINDACO CHE CONIUGASSE PRAGMATISMO E CULTURA

Fra poche decine di giorni Siracusa avrà un nuovo sindaco. Nuovo a tutti gli effetti visto che l’uscente ha ufficializzato la sua rinuncia alla ricandidatura. Dunque è lecito domandarsi: che sindaco vorrei?

Non è facile immaginarlo. Siracusa è un organismo assai complesso; non ha ancora ad oggi messo in equilibrio le sue tre anime, l’antica, la moderna e la “vecchia” (cioè quella realtà industriale che nata negli anni cinquanta ha condizionato e caratterizzato mezzo secolo).

L’impegno di un primo cittadino dovrebbe essere a mio parere quello di essere insieme espressione di pragmatismo e cultura insieme. Pragmatismo per riconoscere e dirsi senza filtri che la città non si cambia con l’episodicità di eventi piccoli o grandi che siano ma con una visione globale che metta insieme centro storico e periferia. Quella periferia per la quale infatti serve, sempre a mio parere, ancora di più una vera sensibilità culturale che capisca come  “progettare” una rilettura  fatta di contenuti, funzioni e innesti di relazione con il centro storico, che ne individui i valori da stimolare e potenziare. Applicare queste due visioni alla città, rifuggendo la retorica della tutela astratta ma lavorando anche e soprattutto a questa  riqualificazione di ciò che per trascuratezza (la periferia tutta) è diventata zavorra  e disequilibrio nel sistema città, si potrebbe avviare questa rigenerazione di Siracusa.

Ortigia è solo una parte della  città di Siracusa e non può essere, come è invece successo, percepita come Siracusa tutta. 

Questo chiederei dunque al mio sindaco ideale. A quel cittadino divenuto  ”primo cittadino” : di volare alto nel nome di tutti noi coniugando insieme appunto Teoria e  Prassi, affiancandosi ad una squadra di essenziali esperti nei diversi ruoli assessoriali.
Teoria perché  conoscenza della storia della città dalla quale discendono i parametri di tutela e in uno la definizione delle problematiche attuali e Prassi perché, in quanto tale, non consente l’uso di strumenti placebo ma indirizza verso lo studio, la ricerca e l’applicazione di  tecniche di intervento come strumenti di modifica reale della realtà.                                            

Emanuele Giliberti