Privacy Policy DOPO L'OSTRUZIONISMO MIMETIZZATO DEL PD, IL CROCEFISSO RITORNI A PALAZZO VERMEXIO – I Fatti Siracusa

DOPO L’OSTRUZIONISMO MIMETIZZATO DEL PD, IL CROCEFISSO RITORNI A PALAZZO VERMEXIO

In questo 2018, iniziato sotto l’insegna delle Elezioni nazionali, per cui si è stati chiamati al voto appena il mese scorso, anno che vedra’ a breve nuove scadenze elettorali importanti, le amministrative e provinciali, fa piacere che qualcuno si interessi alla questione del Crocefisso del Comune di Siracusa. Crocefisso che si trovava, esattamente, nell’aula consiliare di Piazza Duomo, da cui fu tolto qualche anno fa “momentaneamente e per lavori di manutenzione”, senza più farvi ritorno. In Italia “niente e’ più definitivo delle cose precarie”, ebbe a dire qualcuno e l’espressione appare adatta anche per quanto sta accadendo a Siracusa. Qualche giorno fa, il consigliere Salvo Sorbello, sempre attento e sensibile ai temi etici e religiosi, è tornato sull’argomento, presentando un’interrogazione dedicata.
“Ho chiesto più volte di rimettere il Crocifisso dove è sempre stato e da dove è stato improvvidamente tolto per procedere a lavori di ristrutturazione dell’aula, senza però ottenere alcuna risposta. E’ sufficiente guardare le vecchie foto delle sedute consiliari, anche dei periodi in cui la contrapposizione ideologica era molto forte, per rendersi conto come il Crocifisso nell’aula del Vermexio ci sia stato e che a nessuno sia mai venuto in mente di toglierlo”.
Ed ancora: “Il Crocifisso fa parte della storia, della tradizione culturale della nostra Patria, è un simbolo della nostra identità, non minaccia certo i principi di laicità e non mette in discussione i diritti di alcuno. Rappresenta invece tutti i valori su cui si fonda la nostra civiltà occidentale, che sono valori di pace, giustizia, solidarietà. Anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha considerato il Crocifisso come espressione dell’identità culturale e religiosa dei Paesi di tradizione cristiana”, conclude il consigliere Sorbello. Purtroppo, tutto ciò accade nella quasi indifferenza generale in cui, da una parte, i cittadini soffrono per la mancanza di lavoro, i servizi carenti, una crisi generalizzata in tutti i settori, dall’altra si assiste ad un grande fermento nelle stanze politiche, fatto di accordi e di promesse, che qualcuno chiama, chissà se a torto o a ragione, “inciuci”. In effetti, quando alla gente è stato chiesto di intervenire lo ha fatto, rispondendo bene, come in occasione della petizione popolare “In difesa del Crocefisso” del 2009, che ha avuto tra i sottoscrittori Enzo Vinciullo, lo stesso Salvo Sorbello, Salvatore Castagnino, Paolo Strazzulla e tanti altri. In quest’occasione, è noto, furono raccolte oltre 3000 firme, segno evidente che la gente chiede e vuole che il Crocefisso resti al suo posto.
Dello stesso avviso appare anche Alessandro Spadaro: “L’iniziativa di Sorbello mi trova d’accordo perché, anche attraverso i simboli, si difende la propria cultura.
Il dato inquietante è che, per apparire neutri, perché questa nostra società diventi neutra senza nessuna connotazione culturale o religiosa, senza una sua anima direi, brandendo a supporto di questa tendenza la laicità dello Stato, si mascheri la realtà. Ritengo stucchevole sentire che, per esempio, in alcune scuole, pochissimi casi in Italia per fortuna, non si può fare il Presepe per non offendere chi non è Cristiano. Il Crocifisso è un simbolo della nostra cultura e della nostra tradizione e non confligge con la laicità dello Stato. La sua presenza non offende nessuno. Chi pensa che non sia opportuno esporlo e, democraticamente ritiene di aver diritto di dichiararlo, dovrebbe riflettere su un dato ugualmente democratico: la maggioranza degli Italiani lo vuole. Ma sappiamo bene che il concetto di libertà di pensiero vale solo per alcuni e non per tutti”.
La battaglia sui valori è la base. Poi vengono tutte le altre. Senza radici, senza storia e senza identità si e’ smarriti. Come nella celebre frase di Toto’: “Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare”. Ogni senso sarebbe perso.

Carmen Perricone