Privacy Policy CARO GAROZZO, LE NON MI PIACE MOLTO, MA USI TUTTO IL SUO CORAGGIO IN QUESTA VICENDA DELL'AUTO IN FIAMME – I Fatti Siracusa

CARO GAROZZO, LE NON MI PIACE MOLTO, MA USI TUTTO IL SUO CORAGGIO IN QUESTA VICENDA DELL’AUTO IN FIAMME

Per un vecchio cronista come me questo attentato al sindaco Garozzo ha un sapore acido, sgradevole, indecifrabile. Non che gli altri attentati siano piacevoli, ma la bomba del racket del pizzo all’esercizio commerciale o al pub rientrano purtroppo nella ciclica “normalità” delle attività malavitose. Le “bombe”, le auto incendiate, intimidazioni che magari fino a ieri sembravano desuete, negli anni ’90 erano la normalità notturna della nostra città “babba”. Ma erano altri tempi, c’era la guerra fra i clan, c’erano purtroppo, tanti morti ammazzati nelle strade. E comunque che a un certo punto, per mutati equilibri negli assetti della malavita o per altre ragioni, nelle attività estorsive si tornino a usare “le maniere forti” è circostanza certamente deleteria ma non “straordinaria”. Insomma è un pessimo film già visto.

Quello che è successo martedì pomeriggio in viale Santa Panagia è altro.
Dal mio eremo nella città dai colli dispari ho ovviamente difficoltà a sapere, a conoscere dettagli, dinamiche, notizie importanti per farsi un’idea, ma questo attentato presenta certamente almeno 2 aspetti di singolarità:

è stato colpito un politico, anzi la massima espressione politica della città;

l’intimidazione è avvenuta di giorno, alle 18, on una strada frequentatissima come viale Santa Panagia.

Questi due elementi inducono, al vecchio cronista di cui sopra, una serie di domande.

Innanzi tutto: si è voluto colpire il sindaco? Direi proprio di sì, è lui stesso che a caldo ha immediatamente identificato l’atto come una intimidazione nei suoi confronti per ragioni inerenti la sua attività amministrativa. Questa certezza nasce da qualche “avvertimento” che Garozzo aveva ricevuto? Non lo sappiamo e, ove le cose stessero così, il sindaco non dovrebbe certo venirne a parlare con i giornalisti ma riferire agli inquirenti.

Però il primo cittadino alcune indicazioni le fornisce. A caldo indica  l’ambito di attività amministrativa che potrebbe avere a che fare con l’indimidazione subita. “Le scelte di questi 4 anni – dice Garozzo – le numerose gare d’appalto che hanno rotto il sistema delle proroghe nell’affidamento dei servizi, l’opposizione ai gruppi che volevano portare l’Ente alla bancarotta sono la conferma che la nostra Amministrazione ha sempre lavorato nell’interesse della collettività senza preoccuparsi di dare fastidio a qualcuno”. 

L’aver smantellato il sistema delle proroghe negli appalti dei servizi è uno dei “mantra” dell’amministrazione Garozzo, il simbolo di un cambiamento politico ma anche, in qualche modo “etico”, di cui il sindaco è particolarmente orgoglioso.

Va registrata anche la coincidenza che in parallelo con la “rottura del sistema” si è andata assottigliando la fascia di consenso nei confronti della giunta comunale. Questa riduzione della “base politica” del sindaco può essere legato a errori politici e amministrativi che molti gli addebitano e anche ai tormentati rapporti col Pd culminati nel clamoroso sostegno di Garozzo ad un “suo” candidato che il Pd aveva rifiutato e che aveva trovato posto nella lista degli alfaniani. Resta la coincidenza che un sindaco che ritiene di aver “rotto un sistema” all’indomani di una sconfitta politica, nel momento di massimo isolamento – e nel pieno di una lunghissima campagna elettorale cominciata con le regionali e che proseguirà con le politiche e poi con le amministrative nell’arco di meno di un anno – viene colpito con un attentato.

Se vi siano, e quali eventualmente siano, i meccanismi di causa-effetto fra gli elementi “politici” e l’intimidazione lo verificheranno gli inquirenti.

Certo è difficile non ricordare la denuncia delle infiltrazioni “mafiose” nel Pd fatta da Garozzo l’anno scorso, le sue audizioni all’antimafia che non portarono invero a grandi conseguenze. In effetti apparve ai più che la denuncia fosse una reazione alla raffica di inchieste innescate da Simona Princiotta e che l’SOS del sindaco riguardasse soprattutto le frequentazioni giovanili e non solo della consigliera e che tutto fosse insomma un ulteriore atto della guerra politica senza quartiere in corso fra i due. Se c’era dell’altro non emerse a livello mediatico. Ma è parimenti doveroso ricordare che alla stessa Princiotta venne bruciata l’auto sotto casa. Vicenda sulla quale, ad onor del vero, non si registrò da parte della politica siracusana l’unanime solidarietà che, giustamente, sta emergendo nei confronti del sindaco.

 

Il secondo elemento singolare in questa storia sono le modalità dell’attentato. Credo di avere ormai una lunga memoria di vicende siracusane e, francamente, ricordo poche intimidazioni nei confronti di politici, sindaci in particolare, e certamente nessuna plateale come quella contro Garozzo.

Credo mai sia accaduto in città che un attentato sia stato effettuato di giorno, in una strada transitatissima come viale Santa Panagia correndo una serie di rischi gravi come quello, in primo luogo, di essere visti da testimoni. Non conosco l’esatta modalità dell’atto ma credo che qualcuno abbia buttato liquido infiammabile sopra e sotto l’auto e poi appiccato il fuoco. Operazione che richiede un minimo di tempo oltre che una certa dimestichezza (voi sapreste dal fuoco velocemente a una macchina?), e che di notte a strada deserta può svolgersi con relativa calma, ma alle sei del pomeriggio a Santa Panagia non è comoda né agevole. Essere visti è praticamente inevitabile, essere ripresi da una qualche telecamera di sorveglianza è eventualità che non si può scartare.

Esiste inoltre la possibilità che le fiamme, dati gli spazi ridotti e il movimento intorno si propaghino ad altre auto, che inneschino esplosioni, che ci vada di mezzo qualche passante o automobilista. Chi l’ha fatto s’è assunto, insomma, rischi inusuali per gli “operatori della malavita”. Cosa che potrebbe far pensare ad altri matrici e moventi. Ma mi pare che il tipo di intimidazione scelta, la professionalità mostrata e la immediata chiara indicazione dello stesso Garozzo, escludano altre “piste”.

 

E’ stato quindi un pezzo di malavita, un gruppo, un clan a cercare di intimidire il sindaco con un’audacia che mostra sfrontatezza e incuranza delle conseguenze del gesto. Il primo cittadino è stato minacciato “davanti a tutti” per strada da gente che gli ha mandato a dire che non teme di fare un attentato in pieno giorno.

E’ un salto di qualità della malavita siracusana, della mafia siracusana se vogliamo, di qualcuno che comunque ha a che fare con le attività comunali e che il sindaco ha danneggiato. Il tutto all’indomani della ferma presa di posizione dello stesso Garozzo contro la recrudescenza del racket contro gli esercizi pubblici e commerciali.

 

Hanno mostrato i muscoli i delinquenti che trafficavano col Comune e non lo fanno più o volevano farlo e non lo possono fare. E’ un atto che vuole stendere una cappa di paura su Siracusa e incutere timore nel sindaco di oggi e in quello di domani. Ma le persone e gli interessi a cui Garozzo ha dato fastidio per sua esplicita ammissione non sono oscuri e misteriosi, avranno nomi, cognomi, sigle sociali. Operavano o volevano operare nei servizi del Comune.

Esistono, insomma, elementi da cui partire e il sindaco pare intenzionato a non subire in silenzio.

Caro Garozzo, lei non mi piace molto, ma le ho sempre riconosciuto coraggio. Lo usi tutto in questa vicenda. Ne va della sua immagine e della sua tranquillità e della vita dei siracusani che non meritano una città assediata da racket con colletti sporchi e con colletti bianchi.

E potrebbe essere una cosa, memorabile, forse la più memorabile della sua sindacatura.

La città gliene sarebbe grata oggi, e forse, chissà, anche domani.

Hasta el Garozzo Siempre

Joe Strummer