Politica

IL SINDACO FA IL PODESTA’ E AL VERMEXIO NASCONDONO TUTTO. L’INTERVISTA CON FERLITO

Il 21 giugno scorso abbiamo commentato con Salvo Ferlito l’incredibile sentenza con cui il Consiglio di giustizia amministrativa ha detto che i brogli elettorali a Siracusa non erano sufficienti. Per il cga non erano sufficienti nemmeno le pistole fumanti della commissione prefettizia che aveva confermato le irregolarità e nemmeno la decisione del tar che aveva annullato la proclamazione di Francesco Italia e indetto elezioni suppleticve. Con questa “non credibile” decisione Siracusa è rimasta nel limbo della democrazia. Senza informazioni sull’attività amministrativa, con un sindaco sfiduciato dal Consiglio comunale, senza bilancio approvato e dopo anche con un Consiglio comunale sciolto. Nonostante questo catafascio da sei mesi tutto è immobile al Vermexio e gli amici del capo parlano d’altro. Ovviamente il sindaco del cga nullista era e nullista è rimasto, si è guardato bene dal fare qualcosa ed ha calato una cortina di fumo su quel che succede nel Palazzo: Nessuno sa nulla, nessuno sa quali atti vengono consumati, anche per colpa di un commissario regionale – che dovrebbe teoricamente sostituire il Consiglio comunale – che non si vede quasi mai e che tuttavia approva ad horas qualunque cosa gli viene proposta. Un esempio? Basterebbe quello che ha fatto col nuovo piano di protezione civile, con una nulla osta al buio che ancora grida vendetta visto che si parla della vita di 120mila persone (leggi a pagina 4). Buio fondo anche su tutto il resto. Insomma, quello che succede a Siracusa non lo sa proprio nessuno, il sindaco è un podestà e peggio non potrebbe andare. Ma leggiamo l’intervista con Ferlito, per lunghi tratti illuminante.

Salvo Ferlito, dopo la sentenza del Cga sui brogli elettorali a Siracusa ci sono stati diversi a non restare sorpresi. Anche tu te l’aspettavi?

No caro Salvo, francamente non mi aspetto più nulla, diciamo che il livello italiano è scaduto così tanto che ormai non mi aspetto molto e quello che succede fa parte della trama di un film, di serie B, già visto. Batto ritirata su tutti i fronti, nonostante la grandezza della nostra Nazione e della nostra città, altrove ci sono condizioni di vita lavoro di gran lunga migliori.

In pratica una quantità industriale di brogli non sono bastati, ci voleva ben altro..

Comunque sia è andata così, bisogna accettare il verdetto, c’è da dire che, nonostante la caterva di errori grossolani avvenuti in quei seggi, questa sentenza nella sua partigianeria – non c’è dubbio che hanno nominato un podestà che durerà in carica altri due/tre anni senza nessun meccanismo di controllo democratico – questa sentenza, dicevo, ci dice alcune cose chiarissime: la democrazia non si cerca nelle aule dei tribunali, quando si arriva lì siamo di fronte ad una extrema ratio, andiamo incontro a tutta una serie di meccanismi che non rafforzano, piuttosto indeboliscono il sistema democratico. In quell’atto giudiziario, nonostante venga il concreto dubbio sia di parte, credo che però nella sua essenza non si possa parlare di una sentenza politica, è una sentenza invece che ci spinge a parlare di politica. Ė difficile scorgere una narrazione quando leggiamo l’atto di un tribunale, eppure qui si ricostruisce bene il meccanismo delle urne e richiama all’attenzione alcuni punti cruciali, che sono importanti e che ci devono fare riflettere per il futuro. Nella confusione, nelle distrazioni che sono comuni a notte fonda alla chiusura dei seggi, tutte le parti dovrebbero essere teoricamente presenti con i rispettivi rappresentanti di lista. Ricordo gli anni ruggenti delle compagini politiche della prima Repubblica e le feroci liti per l’attribuzione appena di un voto. Ma ci stiamo riferendo ad un’epoca lontana, dove la macchina dei partiti era fortemente ideologizzata e dove vi era un’abbondanza di personale politico, che veniva motivato, selezionato e formato. Quello del rappresentante di lista era un ruolo importante: il motore elettorale era in mano a loro e alla loro capacità di difendere il lavoro di raccolta dei voti nelle sezioni. Ecco, credo che da qui si possano fare delle riflessioni sul senso da dare ai prossimi due/tre anni che ci separano dalle amministrative. Mi auguro che i siracusani lo stiano già facendo, e che si attrezzino per difendere la democrazia cittadina.

Ha perso la tesi di legalità e trasparenza sostenuta da Ezechia Paolo Reale. Insieme a lui chi ha perso?

Credo che Paolo non abbia perso nulla, c’è solo un altro passaggio, diciamo che di fronte a lui ci sarà un futuro politico con tappe e “caselle” diverse: è onesto, intelligente e tenace, potrà essere un ottimo deputato regionale o nazionale, ovviamente se lo vorrà  – dovremo capire anche con che legge elettorale -. Credo comunque che lo spettro dell’analisi debba essere diverso. Non credo che ci sia chi abbia vinto o chi ha perso: la città mal amministrata era e così purtroppo penso continuerà ad essere. I limiti di Italia sono chiarissimi. Adesso, durante la lunga notte delle ideologie, liquidato il sistema dei partiti classico, si fa politica con altri mezzi: con i selfie, le influenze, il circo mediatico del social, le targhe dove tutti sono premiati e non da ultimo le aule dei tribunali. Ma non sono dell’idea di demonizzare questo episodio giudiziario. Ripeto va accettato per quello che è e bisogna cercare di trarre insegnamento da ogni evento. Il redattore della sentenza, di cui stiamo parlando, richiama alla responsabilità una macchina che per forza di cose è dovuta andare a sbattere in un’aula di tribunale, ma che avrebbe potuto risolvere la vicenda già la stessa notte del primo turno. Sembrerebbe un discorso cinico ed utilitaristico quello di rispedire al mittente la querelle, ma ha un suo fondamento. La prova del nove la abbiamo quando poi spostiamo l’occhio sulla scelta dei consiglieri comunali, che risponde alle stesse “assenze” d’iniziative. Tutto torna. Un Consiglio comunale che si “suicida”, non solo perché la legge regionale che prevede la decadenza dell’organo consultivo in caso di mancata approvazione del Bilancio è sciocca, ma anche perché questo consiglio che ha chiuso il sipario su di un organo di garanzia politica di questa portata, era stato scelto e indirizzato molto male, dove le menti sono state pochissime e spesso inascoltate.

Pensiamo che ci siano rimasti molto male anche i componenti della commissione prefettizia che hanno riconteggiato i voti di 74 sezioni su mandato del Tar e hanno elencato nero su bianco tutta una serie di brogli, inadempienze, disattenzioni. Anche i giudici amministrativi del Tar di Catania sono stati ribaltati dal Cga visto che per loro i brogli c’erano e si doveva rivotare, almeno in alcune sezioni. La Procura di Siracusa in ogni caso sta procedendo per falso e altro sempre sui brogli elettorali…

Certo e nel frattempo arriveremo già alle prossime elezioni, ti rendi conto che forse c’è qualcosa che va fatta subito Salvo? Ad esempio: Stefania con la vicenda dell’Ospedale di Siracusa è stata bravissima, ecco non pensi che una nuova legge elettorale sia importante tanto quanto quell’ospedale? Che si chiami i suoi e mettano finalmente mano nel riordino della materia, a cominciare dalle sezioni elettorali, a chi nomini i presidenti di seggio supplenti, provare a far fuori le schede ballerine, pagare i rappresentanti di lista. Ma poi anche il definitivo riordino dell’organismo monocratico, dare finalmente una via d’uscita ragionevole al Consiglio comunale per analizzare con serenità i bilanci del Comune senza rischiare il suicidio e di mettere in circolazione pericolosi piccoli podestà. La legge di funzionamento delle amministrazioni comunali è fatta male, è illeggibile. Ci vuole tanto a fare ordine? Quindi che si apra un dibattito sulla macchina politica della città, si difende la democrazia se la si fa: è giunto il tempo di pensare ad elezioni primarie per scegliere i candidati sindaco e al consiglio comunale, a partire dai contenuti e non dai contenitori. Provare a chiudere le elezioni la stessa sera con la formazione di una guardia repubblicana – consentimi il nome, ma è più una iperbole – che vigili sulla democrazia e stia attenta alle schede “ballerine”. Provare a costruire una rete di infrastrutture pubbliche che si occupino di fare da “cani da guardia” per la città. Perché la democrazia possa funzionare, perché non venga mortificata e continuamente violata. Proviamo a risolvere a monte i problemi e arrivare al sodo. Ce lo chiedono i nostri figli e le nostre generazioni future.

Nota Bene: volutamente non parlo né di centro-destra né di centro-sinistra, la realtà ci deve spingere a trovare formule locali che funzionino per il bene della Collettività siracusana.