Privacy Policy LEGGENDE DI ORTIGIA: COSI' LA BELLISSIMA SPERDUTA DIVENTO' LA FIGLIA DEL PESCATORE – I Fatti Siracusa

LEGGENDE DI ORTIGIA: COSI’ LA BELLISSIMA SPERDUTA DIVENTO’ LA FIGLIA DEL PESCATORE

La via dei Tintori e la via dei Candelai ricordano le associazioni medioevali al tempo dei Comuni, quando c’erano le arti maggiori e le arti minori. A Siracusa sono le ultime due vie che portano ancora il nome di circa un millennio addietro. La via dei Candelai, però, è una di quelle viuzze che da via Cavour si biforcano a pettine e vanno verso la marina. La via dei Tintori, invece è un autentico lungo labirinto che da via dei Mergulensi sfocia in via Dione. Era, come, la Giudecca, un quartiere nel cuore di Ortigia, abitata anch’essa dagli Ebrei: infatti essi provenivano dagli antichissimi Fenici, che avevano per tradizione la colorazione delle stoffe con la porpora, rosso vivo: avete presente come vestono i cardinali ancora oggi? Non per niente si chiamano porporati. Tale colore si otteneva con la bollitura di quei molluschi che a Siracusa chiamiamo “vuccuna”, una sorta di lumaconi marini gustosissimi che ancora oggi mangiamo volentieri. Mentre la Giudecca è rimasto un caratteristico quartiere con una strada centrale dritta, abbastanza larga, da cui si dipartono dai due lati, a levante e a ponente, tanti vicoli tutti dritti e perpendicolari, la via dei Tintori è ancora oggi un autentico budello viario attorcigliato, tortuoso piuttosto lungo e molto più lungo era prima dello sventramento che venne fatto per realizzare, sotto il fascismo, piazza Archimede e via del Littorio, che poi assunse il nome di Corso Matteotti. Ora avvenne, alcuni secoli addietro, al tempo dei viaggiatori stranieri, anche molto importanti, come Goethe, il Winchelmann e tanti altri, che giunse a Siracusa, da Malta, che aveva con la città aretusea degli scambi commerciali, storici e turistici molto intensi, un bastimento carico di visitatori. Tra di essi vi era anche una coppia di sposi. Essi avevano una bellissima bambina, di appena una mezza dozzina d’anni, dai capelli d’oro e dagli occhi di cielo. Tra la comitiva c’erano tante persone che si conoscevano e ce n’erano che erano anche parenti fra di loro, come la coppia di giovani sposi. Pertanto la bimbetta, mentre tutti quelli della numerosa comitiva, appena giunti alla marina, cominciarono a procedere in un certo ordine, un gruppo dietro l’altro, per avviarsi verso la fonte Aretusa, per poi arrivare a piazza duomo, ora si stava accanto ai genitori, tenuta per mano dalla sua mamma, ora se ne staccava per raggiungere, correndo allegramente, questo o quel parente o amico dei suoi. Si riunirono tutti in uno dei caratteristici localini che anche allora in quei paraggi c’erano: uno di quelli che esponeva l’insegna con il detto: “Qui si vende vino e si fa da mangiare”. Si rifocillarono perbenino allegramente e poi ripresero la visita.

Così la vivace bimbetta andò di nuovo saltellando e correndo avanti e indietro, fino a quando giunsero davanti al Palazzo Montalto. Tanti si fermarono ad ammirare le colonne bifore e trifore di quella meravigliosa costruzione medioevale, sveva; altri si inoltrarono per la stretta e tortuosa via dei Tintori, per dirigersi a visitare, scendendo, il tempio di Apollo e poi avviarsi verso il bastimento per il ritorno. A rimanere con il naso in su rimase, e per parecchi minuti, a osservare con la più viva ammirazione, la coppia di sposi, senza minimamente preoccuparsi che la loro figlioletta si allontanava saltellando giulivamente – tanto, a lei, cosa importava di quell’antico palazzo? – perché pensavano che la loro figlioletta faceva, tra loro e gli amici e i parenti, la spoletta. A un certo punto si inoltrarono anch’essi, tranquillamente, per la serpeggiante via dei Tintori. Non scorsero la bimba nè la videro venire incontro a loro. Tuttavia non si preoccuparono, perché pensarono che con qualcuno degli amici o dei parenti doveva essere! Procedettero senza alcun sospetto che si fosse potuta smarrire. Quale fu il loro stupore, quando, risaliti tutti a bordo per la partenza, e cercando la bimba e domandando a ognuno dei gitanti, si accorsero che la loro bimba non era con nessuno! – Dov’è Paoletta? …Avete visto Paoletta? – domandarono nella loro lingua, che noi traduciamo in italiano per comodità nostra e dei lettori. – Mentre voi eravate fermi davanti al palazzo Montalto, era con me – disse uno dei parenti – Non avendola più vista, ho pensato che fosse corsa da voi! Intanto il bastimento aveva levato l’ancora e cominciò a muoversi a vele spiegate e ad allontanarsi dalla panchina. Il padre della bambina cominciò ad urlare con quanto fiato aveva in gola: – Ferma! Ferma! Comandante, torniamo indietro! Mia figlia non è a bordo! Abbiamo perduto la bambina! – Come?…Dove?… Quando? ..Perché vi accorgete solo adesso, incoscienti? – Ferma!…Ferma!…Torniamo indietro!…La mia bambina!… – La nostra bambina!- riuscì appena a dire la madre e svenne. Si creò una grande confusione: il marito corse a dare aiuto alla moglie. Il burbero comandante ne approfittò per proseguire la rotta : – Appena arriviamo alla Valletta – si disse – questi incoscienti si prenderanno un’altra nave e in pochissimo tempo saranno di nuovo a Siracusa a riprendersi la bambina! Non posso fermare la mia nave per due irresponsabili che non sanno fare il loro dovere di genitori, di badare alla propria figlia, mentre a tanti preme arrivare in orario a Malta perché hanno i loro impegni, i loro appuntamenti! E tirò dritto con la sua faccia di bronzo. Mal gliene colse, a lui e, purtroppo, a tutti quelli che erano a bordo con lui! Improvvisamente, infatti, prima che si potesse scorgere da lontano l’arcipelago maltese, si scatenò una terribile tempesta. Il cielo divenne cupo come una notte senza stelle, il mare si gonfiò così forte che sembrava un’immensa pentola che ribollisse. Si alzò un uragano rabbioso che sembro una dragunara, una tromba d’acqua altissima. L’albero maestro si spezzò con uno schianto che parve l’urlo d’un drago colpito a morte. La nave cominciò a imbarcare acqua rapidamente, tra le grida dei poveri gitanti e in men che non 43 si dica colò a picco, inghiottita dalle onde gigantesche. Mai, prima, si era registrata una tragedia così…tragica e totale! E la piccola Paoletta?. Quando non aveva visto più nè la mamma nè papà, né nessuno dei parenti e conoscenti ed era rimasta sola, sperduta in quel labirinto, aveva cominciato a chiamare, poi a gridare e a piangere disperatamente: – Papà!…Mammina!…Dove siete?…Aiutooo! Nessuno le aveva risposto, per quanto lei avesse raddoppiato le grida disperatamente. A un certo punto, sentendo quelle urla disperate si era affacciata alla porta di un basso una vecchina: – Chi c’è, bidduzza? Chi fu? – Papà… la mamma! – Cu’ si’? La poverina continuava a piangere da fare impietosire persino i macigni. Allora la vecchina chiamò: -Cuncittina, scinni, ca c’è ‘’na picciriddha ca chianci…Chi fa nun la senti? – E chi voli? – Scinni, ti dicu. Nun è di cà; pari furastera.; sta chiamannu so’ pa’ e so’ ma’… Spirduta è…Spirduta! Cuncittina, la figlia della vecchina, fece presto a scendere e affettuosamente anddalla bambina: – La mia mamma!… Papino!.- disse singhiozzando. Cuncittina si era sposata da diversi anni, ma non aveva avuto figli: le fece tanta pena; l’abbracciò teneramente e le disse: – Nun chianciri, biddhuzza! Vidi ca ora ’a chiamamu, ’a truvamu… e veni! Di unni si’? La bambina continuava a piangere e a ripetere:- La mia mamma! Voglio la mia mamma!… Cuncittina rifece la domanda: – Di unni si’? Poi capì che la bambina non aveva capito e cercò di farsi capire e di capire; non fu facile; pensò che, in fin dei conti, questo non era importante. L’importante era accoglierla affettuosamente in casa, confortarla, farle mangiare…e aspettare che la venissero a prendere. Ma chi poteva venire a prendersela. In effetti la Provvidenza aveva voluto che solamente lei si salvasse. Quando a Malta seppero della tremenda tragedia, pensarono che anche lei fosse morta e non la cercarono. A poco a poco Cuncittina riuscì a calmarla, a portarla dentro facendole capire, più con i gesti che con le parole, come si fa con i sordi, di stare tranquilla che presto i suoi sarebbero venuti a prendersela. Appena la condusse in casa, nel piano di sopra, Cicca, la vivace barboncina di Cuncittina le venne incontro scodinzolando festosamente. Non tardarono a fare amicizia: tra bambini e cagnolini fanno presto a capirsi e a volersi bene. Per Cuncittina fu come le fosse nata una figlia già bella e cresciuta e così fu pure per il suo giovane marito pescatore. Come pescatore, era andato e continuava ad andare spesso a Malta. Seppe del terribile naufragio in cui tutti erano periti. Però non disse a nessuno che Paoletta si era salvata e che era diventata sua figlia. Tutti però sapevano che era la Spirduta. Così, col tempo, quel quartiere venne chiamato con quel nome.