Privacy Policy ROBERTO FAI: NON MI PARE CHE CI SIANO EMERGENTI DI CETO POLITICO DI ALTO PROFILO – I Fatti Siracusa

ROBERTO FAI: NON MI PARE CHE CI SIANO EMERGENTI DI CETO POLITICO DI ALTO PROFILO

Roberto Fai, fai chiarezza sulle forze della nuova sinistra, su quelli che hanno lasciato il Pd. Ovviamente a livello siracusano

Con la formazione ufficiale di “Liberi e Uguali”, anche nei territori – Siracusa compresa –, avremo modo di valutare la consistenza e il respiro strategico del nuovo soggetto politico. E’ la prima verifica sarà quella del 4 marzo, per il nuovo Parlamento. In politica non si fanno profezie.

Ci sembra di aver notato una tua disponibilità a candidarti. Dove? Con quali obiettivi?

In più interviste, sollecitato in merito, ho provato a dire che se si darà vita ad un ampio soggetto costituente di forze civili, politiche e professionali – anche “trasversale” – in grado di  segnare una profonda discontinuità di metodi, relazioni e prospettive serie di governo della città, sono disposto a dare il mio personale contributo anche candidandomi: in che ruolo, lo si vedrà.

Di fatto Renzi considera Garozzo un piccolo soldato, lo ha snobbato col suo Cutrufo alle Regionali, non lo ha candidato alle Nazionali..va a finire che ritorna con Foti, anche se è difficile..

Più che snobbato, nell’impossibilità di mantenere a Garozzo una promessa fatta un anno fa – candidare Cutrufo col PD all’Ars –, credo che nella candidatura di Cutrufo nella lista del Ministro Alfano (una volta che il PD provinciale ha stoppato l’idea del sindaco), Garozzo abbia avuto l’avallo quantomeno di Faraone, se non dello stesso Renzi. Se Garozzo si ricandida a Sindaco, già questo è un elemento di chiarezza per la sfida che si aprirà presto anche per il governo della città.

Simona Princiotta candidata alle Nazionali per Mdp, resta candidata?

Non ho elementi di conoscenza o valutazione sulle candidature, né so nulla sui candidati di “Liberi e Uguali” per il Parlamento.

Ci sono emergenti nella politica locale? Tu ne vedi? O intravedi?

Visto il crescente impoverimento che la sfera politica vive da diversi anni, solo tra il personale politico che ha scandito e attraversato l’amministrazione Garozzo – è l’ambito di governo che in questi 5 anni poteva offrire visibilità, visto il ruolo istituzionale e di potere esercitato da nuove persone –, poteva emergere qualche figura significativa in grado di esprimere insieme competenza amministrativa e passione politico-strategica. Ma non mi pare che siano emerse figure di ceto politico di alto profilo. Solo un mero epigonismo “renziano”. Ma anche tra le fila nell’opposizione, in prevalenza schermaglie senza grande respiro progettuale.

Stefania Prestigiacomo è ritornata alla grande scalzando Miccichè dal ruolo di numero uno di Forza Italia a livello siciliano…Chi sarà il suo candidato sindaco?

A me pare che Miccichè sia tornato, col ruolo di Presidente dell’Assemblea regionale, a esprimere e rivendicare – sino a scuotere o a incrinare la sovrana “autonomia” che Musumeci sperava di giocare da subito – un ruolo di cerniera e rappresentanza del vecchio ceto del potere opaco che contorna la Regione da decenni. Anche nell’ambito del centro-destra, è difficile dire adesso – prima del voto nazionale – in che termini e su chi potrà consolidarsi un orientamento comune.

Il teatro comunale sembra gestito come il vecchio cinema della Giudecca dove con 100 lire guardavi due film e compravi anche una gassosa.

Mi risulta che il Teatro comunale, pur ufficialmente aperto e reso agibile da 4-5 anni, sia a tutt’oggi privo delle misure di sicurezza antincendio – un fatto patetico se pensiamo ai decenni e ai milioni di euro spesi per ridare alla struttura la sua piena funzionalità. Da ciò credo derivi sinora quest’uso “impoverito” e occasionale del Teatro – pur se ciò ha comunque permesso qualche iniziativa dignitosa.

…e Garozzo ha detto ai suoi assessori più fedeli che intende tornare a fare il sindaco..

Se è davvero questo l’orientamento del Sindaco uscente, nel PD – che ha dato per le elezioni all’Ars l’immagine di una maionese impazzita e il profilo di un soggetto con una conflittualità forse irrecuperabile –, anche  qui per la dinamica delle elezioni comunali, solo dopo il 4 marzo si potrà avere un quadro chiaro sul tipo di relazioni interne del PD, e sulle stesse sorti di Garozzo.

I grillini siracusani su fatti politico amministrativi sono ignoranti come nessuno mai in passato, peggio dei socialdemocratici di un tempo e non lo diciamo noi ma emerge dalle proposte balzane, vedi ad esempio quella sull’ubicazione del nuovo ospedale. Eppure hanno due deputati regionali e 18mila siracusani hanno scritto Zito sulla scheda..

Anche il voto regionale – come sarà quello nazionale del 4 marzo – ha un forte impatto “politico”, e costituisce l’ambito decisivo dentro cui il M5S riesce a pesare di più, giocando la sua vocazione e competizione forte nel quadro “tripolare” nazionale. Non è un caso che i suoi dirigenti hanno teso in questi mesi a dare di sé un quadro più rassicurante in vista del voto per il parlamento. Sul piano locale non si sono liberati da questa visione quasi esoterica della selezione via web del ceto dirigente – tra curriculum e declamazione di “onestà, onestà!”. Si tratterà di capire se l’effetto nazionale del 4 marzo, non li obbligherà a una selezione/scelta del ceto istituzionale meno effimera e “giovanilistica” anche in vista delle amministrative del giugno 2018.

Il vicesindaco bandi non ne fa, decide d’autorità, lo ha dimostrato con gli alberi del terrore e con il fine anno, per una spesa complessiva di circa 50mila euro

Sul vicesindaco, per quanto sia apparsa la personalità politica più “stabile” e più visibile nei cinque anni di amministrazione – per la centralità che il tema cultura/BB.CC./Turismo ha rappresentato per una Siracusa che ha espresso autonomamente (e per dinamiche che qui non possiamo mettere a fuoco) un’espansione attrattiva e una fascinazione senza precedenti –, il rimprovero maggiore che mi sento di esprimere è una sorta di isolazionismo istituzionale, l’esclusivismo di scelte – una sorta di “Torre d’avorio” aperta solo ad alcuni iniziati di vicinanza amicale –, piuttosto che scegliere la strada impervia di un confronto aperto che ragionasse in termini “di sistema” sulle prospettive di una “politica culturale” che, senza alcun “dirigismo”, servisse a stabilizzare un ampio coinvolgimento di competenze e specialismi, dal momento che cultura e “promozione culturale” non consistono solo sul terreno “dell’effimero” – questo lo faceva già negli anni ’80 l’assessore Renato Nicolini a Roma –, bensì un lavoro capillare e diffuso di innalzamento del punto medio di competenza intellettuale: nel nostro caso, di una città.