Politica

EZECHIA PAOLO REALE: IO SONO QUI, CI SONO SEMPRE PER LA MIA CITTA’

Scrive a marzo 2017, l’avvocato Ezechia Paolo Reale:
Non tanto tempo addietro, era solo il 2013, Siracusa ha ricevuto e rifiutato una proposta seria. Una candidatura, la mia, supportata da persone che avevano superato la sterile ed anacronistica contrapposizione tra destra e sinistra, ma non si vergognavano di affermare la propria appartenenza ad un’area culturale cosiddetta di destra o di sinistra; caratterizzata da un programma elaborato insieme ai cittadini e fondato su cinque valori chiave (CLIPS: Competenza, Legalità, Indipendenza, Partecipazione e Solidarietà); improntata all’impegno personale e diretto verso la comunità di persone che avevano già un proprio ruolo nella società, e proprio per questo offrivano garanzia di solidità e di efficienza; indirizzata a garantire un ruolo paritario in politica all’impegno delle donne, come veniva reso chiaro dalla composizione perfettamente paritaria della lista, dove erano candidati, credo unico caso in Italia, 20 donne e 20 uomini, nonostante i politici, o politicanti, esperti affermino costantemente che gli uomini “portino” molti più voti delle donne. Quella proposta, guardata con boriosa e superficiale superiorità dai puristi della tastiera e dai professionisti della politica, ebbe successo, seppur parziale. La potente armata del centrodestra, composta da Forza Italia di Stefania Prestigiacomo, Cantiere Popolare di Pippo Gianni e UDC (con insegna civica) di Edy Bandiera, fu esclusa dal ballottaggio, da quella banda di dilettanti della politica, ma professionisti della vita normale. La lista di Progetto Siracusa, quella che non doveva superare il 5% perché non aveva identità politica ed era composta da troppe donne, superò addirittura quasi tutte le liste, comprese quelle di potenti partiti, piazzandosi al terzo posto assoluto. I professionisti della politica si avvidero subito del pericolo e si compattarono al ballottaggio; strinsero accordi, negandoli contro ogni evidenza, per ottenere assessori o presidenti di consiglio o di commissione o chissà cos’altro e riversarono tutte la loro forza sull’unico candidato appartenente al loro mondo che era rimasto in gioco, l’attuale sindaco Giancarlo Garozzo. Nonostante questo, anche al ballottaggio moltissimi cittadini, oltre 16.000, sostennero ancora quella proposta e la corazzata dei politici ebbe difficoltà a mettere la prua davanti all’agile ed elegante imbarcazione civica. Tante astensioni ed un piccolo scarto di voti consegnarono democraticamente la città all’attuale Sindaco ed ai politici che, a quel tempo, lo supportavano, tra i quali figuravano in primissimo piano i protagonisti degli ultimi 40 anni di politica siracusana. Poi è stato tutto un susseguirsi di salti sul carro del vincitore, di litigi a bordo della corazzata, di armistizi e proclami, di cambi di assessori e di fallimenti amministrativi.
Per la nemesi che immancabilmente punisce nel tempo ignavi e sedicenti furbi, la città ha subito, a torto o a ragione, l’affermarsi dell’esatto contrario di quei cinque semplici valori che costituivano il cuore della rivoluzione pacifica che gli era stata offerta e dei quali molti oggi si accorgono che non avrebbero dovuto trascurare. Incompetenza: basti pensare al copia ed incolla del Piano di Sviluppo, ai ritardi nella formazione dei bilanci o alla vicenda della mancata individuazione dell’area del nuovo ospedale; illegalità: la città è oramai nota per avere l’amministrazione più inquisita d’Italia; Sudditanza: in Consiglio Comunale sembra mancare il pensiero libero ed esercitarsi il voto a comando in base agli ordini di scuderia, mentre la poca trasparenza continua a caratterizzare scelte su, tra l’altro, contributi, consulenti ed appalti; stanze dei bottoni: ai cittadini è praticamente impossibile offrire qualsiasi tipo di partecipazione alle scelte, anche le più difficili ed impegnative, maturate nelle stanze dei bottoni, le cui porte sono ben serrate, anche se periodicamente divengono girevoli per consentire uscite ed entrate quasi sempre incomprensibili, se non in una logica spartitoria e correntizia; menefreghismo: le mille storie di abbandono e vessazione degli ultimi e dei più indifesi, dai disabili senza assistenza agli asili nido nel caos, dalla disoccupazione galoppante alla povertà ed all’insicurezza crescente.
Una nemesi che ha atterrato con la sua forza terribile i siracusani, che oramai non hanno più né forza né voglia di reagire, incatenati dalla paura che qualsiasi richiesta, o peggio protesta, possa addirittura peggiorare la propria già precaria situazione personale ed inclini a cercare protezione presso i potenti, più che reclamare dagli stessi i propri diritti.
Tra poco più di un anno saremo chiamati nuovamente a scegliere i nostri amministratori. Forse stavolta saremo più consapevoli che votare l’amico o il vicino solo perché ti sa sbrigare una pratica, ti comporta poi danni feroci e perdite ingenti nella vita di tutti i giorni; forse avremo più chiaro, dopo quest’esperienza, che per risolvere i problemi gravi e complessi della gestione di un’amministrazione comunale dobbiamo scegliere la persona chiamata a risolverli non diversamente da come nella vita di tutti i giorni scegliamo il medico che ci deve curare, l’avvocato che ci deve assistere, l’idraulico che ci deve fare la riparazione, il ristoratore dove mangiare. Onesti, certamente, ma anche capaci e competenti; di quell’onestà, capacità e competenza delle quali possono essere prova solo le esperienze fatte ed i risultati ottenuti nella propria vita. Forse capiremo. E spereremo che qualcuno con quelle caratteristiche abbia voglia, nonostante tutto, di metterle al servizio della comunità. A Siracusa sono tante le persone che hanno costruito la propria vita lavorativa, sociale e familiare con onestà, capacità e competenza. Che non hanno frequentato solo le comode ed ovattate stanze dei bottoni, o le loro calde anticamere, ma conoscono bene la scomoda e fredda realtà quotidiana.
Quello che auguro alla mia città è, quindi, che siano queste persone a sentire forte l’esigenza di impegnarsi tutte insieme ed in prima persona per capovolgere quel destino che sembra oramai una legge della fisica, quella gravità che sta portando inesorabilmente ed immeritatamente Siracusa al fondo di ogni possibile classifica.
Quello che ancor di più auguro alla mia città è che la verità torni ad essere sempre un valore, anche quando sgradevole, e che la menzogna torni ad essere una vergogna ed un disonore, anche quando comoda. In fondo, che la verità sia un atto rivoluzionario è un monito che Orwell ci manda dalla sua “Fattoria degli Animali”, una delle più limpide e luminose descrizioni della gestione volgare e laida, ma non eterna, del potere. Non siamo certo all’interno di quella fattoria, ma qualche sforzo per non esserci spinti è richiesto.
Ezechia Paolo Reale