Privacy Policy DISOCCUPAZIONE AL 60 PER CENTO, SIRACUSA E' UNA CITTA' GIA' IN DEFAULT – I Fatti Siracusa

DISOCCUPAZIONE AL 60 PER CENTO, SIRACUSA E’ UNA CITTA’ GIA’ IN DEFAULT

In apparenza Siracusa sembrerebbe essere una città, dove si fa festa tutti i giorni e dove i siracusani sembrerebbero essere impegnati tutte le sere al teatro, ai concerti, ad ascoltare musica e divertirsi più non posso tra cinema in piazza e pizza in ogni dove. Questa è una rappresentazione che per essere vera, deve esser confrontata con i numeri della realtà cioè, bisogna fare i conti con gli indicatori statistici, per avvicinarsi alla quotidianità. Il dato che fotografa bene qual è lo stato di salute della Città non può non essere che quello del lavoro che, a Siracusa dice come il 25,7% della popolazione attiva è senza lavoro o più semplicemente è disoccupata. Nella provincia la forbice è costituita dal Comune di Sortino con il 30,1% di disoccupati e Palazzolo A. con il 20,5%. I valori percentuali sul lavoro sono stabili (solo i valori) ormai da diversi anni eppure, se consideriamo il tasso di crescita degli stranieri residenti, leggiamo che è cresciuto del 42,8 per mille nell’ultimo anno e sempre per avere un paragone dimensionale a Sortino, gli immigrati sono cresciuti del 134,3 per mille e a Palazzolo A. sono diminuiti del -10,4 per mille. Sembrerebbe una contradizione di termini perché quello che si evince da questi dati è che la dove c’è più occupazione diminuisce la presenza di nuova immigrazione in percentuale sulla popolazione residente. E’ possibile invece un’altra lettura del fenomeno e cioè, che la maggiore allocazione d’immigrati sia legata alla presenza di sistemi di accoglienza che aiutano a stabilizzare la permanenza degli immigrati stessi, senza che ciò abbia riflesso sull’andamento economico e occupazionale della provincia. A conferma di ciò leggiamo che l’incidenza della popolazione straniera a Siracusa è del 4,4% e a Palazzolo è del 3,6% e a Sortino dello 0,8% quindi, in termini assoluti, l’aumento degli immigrati va sempre visto con i numeri della popolazione residente che, per Siracusa significano 5.379 residenti stranieri. Questi dati sono pubblicati da Urbistat e sono coincidenti con i dati ISTAT che, certificando un indice di disoccupazione nazionale medio nel mese di Giugno all’11,4%, in leggera crescita rispetto al periodo precedente, ci permette di dire che a Siracusa, dall’inizio della crisi del 2008, non sono presenti fattori di crescita dell’economia ne sviluppo del territorio tali da modificare l’attuale situazione del lavoro. Se gli ultimi dati ISTAT sull’occupazione giovanile indicano che in Italia a maggio 2017 le percentuali di giovani senza lavoro sono del 37% in crescita, in Sicilia siamo fermi a una media regionale del 57% di disoccupati per la fascia di età tra 15 e 24 anni, dato diffuso dalla CGIL Sicilia. Per Siracusa, gli ultimi dati noti risalgono a Gennaio 2017 dove la disoccupazione giovanile si attestata a oltre il 60%.  Purtroppo oltre ai freddi numeri di quanti siamo e come siamo messi, c’è tutta la storia di chi il lavoro ce l’ha ma rischia di perderlo, in particolare nella zona industriale, insieme a chi il lavoro ce l’ha ma non ha un reddito certo, vedi i lavoratori dell’ex Provincia regionale. Il Governo Crocetta a oggi non ha risolto i vari problemi che ruotano attorno al lavoro e anzi, proprio sulla cancellazione delle Province ci sono in questi giorni a Siracusa le maggiori tensioni tra i lavoratori che non hanno più certezza sulla regolarità degli stipendi e per come sono messe le cose adesso, io al loro posto, mi preoccuperei pure del TFR. Anche i lavoratori delle Formazione Professionale, circa 9.000 persone, non sanno più a che santo votarsi, rimanendo senza lavoro e senza reddito ma, anche con l’aggravante di una prospettiva di lavoro, che quando ti dicono che si avvicina, in Sicilia significa che è ancora lontano. In Sicilia dobbiamo anche registrare che è la regione con il più alto numero di opere infrastrutturali incompiute e senza volere andare lontano anche Siracusa non si fa mancare il suo: ma quando finiranno i lavori per il Porto Grande? In ogni caso, sognare il nuovo ospedale e il lavoro che ne potrebbe venire, non è grave.  Basta parlarne.

Enrico Caruso