Privacy Policy LA MARCHESA RACCONTA COME SCOPRI' IL BAGNO EBRAICO ALLA GIUDECCA – I Fatti Siracusa

LA MARCHESA RACCONTA COME SCOPRI’ IL BAGNO EBRAICO ALLA GIUDECCA

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A raccontarlo è la marchesa Amalia Danieli, proprietaria dell’hotel “Casa Bianca Mikvah” in cui è situato il più famoso bagno ebraico di purificazione rituale ancora intatto oggi esistente. Qui gli ebrei, per espiare i loro peccati, usando un rito simile a quello della confessione cristiana, si immergevano nelle vasche piene di acqua. Per l’appunto “Mikvah”, che tradotto vuol dire bagno ebraico.

Racconta Amalia Danieli: “Immenso è stato lo stupore del ritrovamento mentre mi accingevo a far eseguire i lavori nello stabile da me acquistato: Un edificio patrizio situato in via della Giudecca, il quartiere più antico di Siracusa. Durante l’ultima fase di ristrutturazione avevo notato che attaccato al cortiletto vi era una costruzione non accessibile e fu questo a destare la mia curiosità. Così, insieme ad un muratore feci un buco nel muro scoprendo una piccola stanza piena di terra. Pulendola, con non poca difficoltà, trovammo una lunga scala che portava alla scoperta della sala posta a 18 metri di profondità, con quattro grosse colonne che sostenevano una volta a crociera. Al centro  tre vasche e altre due stanzette attigue, dotate anch’esse di vasche. Nel fondo delle vasche trovai dei cocci. Decisi allora di informare il dottor Giuseppe Voza Sovrintendente ai beni culturali, il quale disse che dovevano essere esaminati. I cocci datavano il luogo a fine 1400. Malgrado questo, non riuscivo a capire cosa rappresentasse la stanza e che funzione avesse. Dopo svariate ricerche su internet riuscii a identificarne la natura “un bagno ebraico di purificazione”. Tutto questo era ben distante dalla mia cultura, bisognava indagare a fondo. Decisi di recarmi alla Sinagoga di Roma, ma purtroppo non ebbi molti chiarimenti. Nei mesi a venire vennero due importanti studiosi e a seguire molti altri. Da qui cominciarono interviste e pubblicazioni. Il ritrovamento del bagno ebraico aveva destato una forte curiosità, tanto che la notizia e la storia fu tradotta su “Jerusalem post”, un quotidiano israeliano di lingua inglese, con una versione anche in francese. Trascorsi trent’anni decisi di scrivere un libro che racconta sia la cronistoria dello stabile che la storia del ritrovamento. Il titolo è: “Cronaca di una scoperta”, dal paradiso senza mele al bagno ebraico di Siracusa, edito da Siracusa Millennio. L’unico libro che ritengo completo a 360 gradi, pur essendoci diverse pubblicazioni, in quanto ricco di citazioni, documenti accompagnati da fotografie, dove narro anche della Sinagoga di San Giovanni Battista conosciuta nel gergo comune come la chiesa di San Giovannello ubicata in piazza del Precursore nel rione della Giudecca”.

C’è una considerazione che vuole fare inerente alla Giudecca?

Sicuramente una maggiore attenzione per la pulizia, soprattutto perché questo influisce dal punto di vista turistico, influisce anche la poca chiarezza e il non avere un atteggiamento univoco per quanto riguarda i monumenti. Ancora oggi trovo assurdo che non si possa individuare precisamente una struttura, ad esempio la chiesa di San Giovanni Battista è una sinagoga con una cultura, non si può scrivere nella porta che non è mai stata una sinagoga, non si può dire che il pozzo di San Filippo è un bagno ebraico in quanto non vi sono documenti che lo testimoniano. Ritengo che  sia sbagliato mistificare, ad esempio la via Giudecca non è tutta ebraica ma è anche cristiana, e queste due realtà coesistono.

Elojsa Burlò