Privacy Policy LA FESTA DI SAN GIORGIO RAGUSA, IL CAVALIERE BELLO A CAVALLO E A PIEDI – I Fatti Siracusa

LA FESTA DI SAN GIORGIO RAGUSA, IL CAVALIERE BELLO A CAVALLO E A PIEDI

La Festa… Il Ricordo… Il Santo “Giorgio il condottiero”

San Giorgiu Cavalieri, beddu a cavaddu e beddu a pedi, comu liberastivu a Maria Maddalena da la vucca du Serpenti, accusì aviti a liberari a mia dalla mala genti. Pi li munti ca firriastivu e pi li munti ca aviti a firriari na grazia ma viti a fari: Si è SI, ma viti a fari inzunnari chiesa parata, vigna carricata o tavula cunzata. Si è NO, ma viti a fari inzunnari acqua correnti o focu ardenti.

(San Giorgio Cavaliere bello a cavallo e bello a piedi. come avete liberato Maria Maddalena dalla bocca del serpente così dovete liberare me dalle cattive persone. Per i monti che avete girato e per i monti che dovete girare una grazia mi dovete fare: Se è SI mi dovete fare sognare chiesa imbandita, vigna piena o tavola apparecchiata. Se è NO fatemi sognare acqua corrente o fuoco ardente).

Se c’è una festa religiosa a cui sono legato è la festa di San Giorgio, il martire cavaliere legato alla famosa leggenda del drago. Nell’immaginario collettivo e nel mio, sin da piccolo tra le vie della mia città natia “Ragusa Ibla”, quella leggenda mi affascinava allora come ancora oggi.

Forse da sempre nell’animo dei ragusani c’è stato lo spirito dell’avventura, il coraggio nel pericolo, la disponibilità verso gli altri specialmente se forestieri. Storia, tradizione, fede e leggenda si sono, inconsapevolmente, trovati d’accordo nell’assegnare a Ragusa, come protettore, San Giorgio martire, cavaliere senza paura.
Le leggende di San Giorgio sono numerose. L’importanza di San Giorgio in Sicilia è testimoniata da diverse chiese. In particolare, è patrono della città di Ragusa Ibla: la festa di San Giorgio conta una tradizione secolare che, ogni anno, richiama turisti e visitatori provenienti da ogni parte del mondo.

Curiosità sui simulacri di Ragusa Ibla “Il San Giorgio e l’Arca Santa”

La statua del Santo, opera dello scultore palermitano Giuseppe Bagnasco, eseguita nel 1842, è tutta di legno, la corazza e l’elmo piumato sono d’ argento geminato d’oro come pure tutte le finiture del cavallo. L’Arca Santa è opera dell’argentiere palermitano Salvatore La Villa realizzata tra il 1804 e 1808 e contiene un gran numero di reliquie, oltre a quelle del Santo Patrono.

La Festa….

La festa di San Giorgio a Ragusa si svolge nei giorni tra fine maggio e inizio giugno e tutta la comunità si raccoglie attorno al patrono principale, eletto protettore della città nel lontano 1643 con la bolla “Universa” di Papa Bonifacio VIII.

All’epoca, infatti, risalgano numerose rivalità e contrasti tra i sangiovannari, che facevano capo alla parrocchia di San Giovanni Battista, e i sangiorgiari della parrocchia di San Giorgio. I due santi per molto tempo furono considerati avversari così come scrive il Pitrè nel libro Feste patronali “per tanti secoli tennero scissi gli animi dei Ragusani”. La situazione si inasprì in seguito al terremoto del 1693 quando la città ricostruita fu divisa amministrativamente in Ragusa Ibla e Ragusa Superiore, per poi essere riunita in un unico comune nel 1926. Nonostante ciò, restò la divisione della città sotto due patroni: San Giorgio patrono di Ragusa Ibla, San Giovanni Battista di Ragusa Superiore. Questa contrapposizione fra i due Santi è stata oramai superata ed entrambi vengono festeggiati tutti gli anni con sontuose processioni.

Unico nel suo genere è il rito della “Scinnuta” del simulacro che raffigura il San Cavaliere conservato in una cappella della navata sinistra del Duomo di Ibla ( Il simulacro ritrae San Giorgio a cavallo che trafigge il dragone). Anche la città di Modica è legata al culto di San Giorgio.


Tra Storia e leggenda un San Giorgio tutto isolano…

La storia di San Giorgio rappresenta il bene che vince sul male, la luce che vince sulle tenebre. Il culto nasce dalle Crociate e viene interpretato come il combattimento quotidiano di ogni cristiano contro il male. Si tratta di un messaggio di speranza, che invita a lottare contro ciò che è malvagio, perché vincere è possibile.

Riguardo alla leggenda, San Giorgio è l’esempio di colui che combatte il male (rappresentato dal drago) attraverso la fede in Dio (l’armatura dorata).

Esiste anche una storia tutta siciliana, antecedente la famosa leggenda del drago: San Giorgio e il Diavolo

Si racconta in Sicilia che San Giorgio, prima di essere cavaliere e sconfiggere il drago, era un pastore dell’Etna.
 Un giorno incontrò il diavolo travestito da pastore. Giorgio fece finta di non conoscerlo, i due si salutarono educatamente ed il diavolo gli chiese se volesse vedere il suo gregge. Giorgio acconsentì e i due si spostarono verso la valle del Bove. Mentre si incamminavano dalla terra venne fuori un cratere che eruttava della lava composta da serpenti che si distorcevano e che espellevano a loro volta lava dalla propria bocca. Il furbacchione del diavolo voleva impressionare Giorgio che, non volendogli dare “sazio”, rimase impassibile! A quel punto il diavolo, deluso dall’indifferenza del pastore Giorgio lo volle sfidare ancora una volta…

Chi dei due era più intelligente?

I due decisero che la prova d’ intelligenza sarebbe consistita nella scelta d’intuire la parte migliore di ogni probabile argomento: ognuno avrebbe scelto la parte che, secondo la propria visione, sarebbe stata la migliore e chi azzeccava la parte migliore vinceva.
Iniziarono la sfida scegliendo un tratto di terra. Il diavolo immediatamente scelse la parte più verde e a san Giorgio rimase quella più brulla.

Giorgio disse al diavolo che si sarebbero rivisti a giugno per verificare quale delle due scelte sarebbe stata la più intelligente. Così fu, a giugno, quando si ritrovarono il diavolo dovette ammettere di aver sbagliato in quanto la sua parte di terra era piena di stoppie, mentre quella di san Giorgio piena di biondissimo grano.

Ma il diavolo non poteva perdere così spudoratamente. Allora propose un’altra sfida, e anche questa volta Giorgio acconsentì.

Vedendo un altro terreno il diavolo senza pensarci due volte disse che avrebbe preso la parte di sopra, mentre quella sottostante sarebbe andata al pastore Giorgio. Anche questa volta la scelta del diavolo si dimostrò un fallimento perché nel terreno scelto crescevano solo piante di liquirizia e l’unica parte buona della pianta erano le radici, buone da gustare.

Il diavolo iniziò ad arrabbiarsi seriamente e propose una terza sfida. Questa volta non si doveva scegliere una parte di terra, ma di mare.

Ovviamente lui decise di prendere le parti del mare più grandi e a Giorgio diede quelle più piccole. Risultò che nel mare le cose più grandi erano gli scogli, mentre le più piccole erano perle, pesci e coralli.
Furioso come non mai il diavolo sparì.

Salvatore Battaglia