Privacy Policy UIL, CISL E CGIL VIRTUALMENTE IN PIAZZA: LAVORARE DI MENO, MA LAVORARE TUTTI – I Fatti Siracusa

UIL, CISL E CGIL VIRTUALMENTE IN PIAZZA: LAVORARE DI MENO, MA LAVORARE TUTTI

Rep: Nella “piazza virtuale” di Cgil, Cisl e Uil in occasione del Primo maggio diversi i temi trattati dai segretari Roberto Alosi e Vera Carasi e dal commissario territoriale Luisella Lionti. A cominciare dalla vicinanza a tutti i lavoratori, nella giornata loro dedicata.

“E’ sempre stata una festa di piazza a difesa del diritto al lavoro e per il lavoro. Siamo nell’epoca del Coronavirus e nessuno di noi avrebbe immaginato di celebrare un Primo maggio digitale e iper connesso e smaterializzato. E’ un po’ il segno che le cose stanno cambiando anche sotto il profilo sociale e occupazionale. E’ la festa del lavoro laddove il lavoro necessita di essere ancorato per il valore costituzionale che rappresenta. Una persona è un cittadino e quando manca il lavoro si rischia di affievolire pericolosamente il margine di libertà e democrazia alla gestione della collettività. Questo traumatico evento che ha sconvolto un po’ tutti, crediamo imponga a questa giornata una riflessione profonda su come cambiare i fondamentali del nostro modello sociale. Sono bastate poche settimane di crisi epidemiologica per aver messo in crisi il nostro sistema che comincia a sgretolarsi sotto ai nostri occhi. Il lavoro deve tornare a essere centrale come la persona. In gioco c’è la sicurezza sanitaria, il lavoro e la dignità stessa del cittadino. E in questo isolamento dobbiamo rivolgere un pensiero a quelle famiglie chiuse in casa con bambini che stanno soffrendo, stanno sacrificando la loro libertà, i loro affetti, separati ognuno dall’altro. Ma il nostro pensiero va anche a chi rischia la propria salute ogni giorno per il proprio lavoro, abbiamo raccolto diversi gridi d’allarme di chi è in trincea ed è purtroppo a rischio. Siamo sempre stati abituati a vedere le piazze piene, condividere, manifestare. Le organizzazioni sindacali però sono presenti con i loro servizi, anche se sono pochi coloro i quali utilizzano lo smart working e diventa difficile pensare ad un tipo di rapporto virtuale perché facciamo front office. Non si può pensare ad una ripresa senza lavoro, per questo occorre lavorare in modo coordinato per tutelare i lavoratori e chi il lavoro non ce l’ha”.

La seconda riflessione dei tre massimi rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil è stata rivolta tutti quei lavoratori che oggi sono in prima linea, garantendo una dignitosa vivibilità a tutti, rischiando costantemente la salute.

“E questo è il volto più bello del nostro paese e speriamo non si dimentichi quando la pandemia sarà finita. Il problema sta nella catena di comando del servizio sanitario che ha mostrato tutta la sua fragilità. Dobbiamo dunque rivedere tale modello e occorre che la politica faccia un passo indietro e fornire le risorse necessarie affinché il servizio sanitario possa offrire una copertura totale. Occorre dunque investire sul sistema sanitario e non depauperare risorse. E’ chiaro che il nostro grazie collettivo è principalmente rivolto al comparto della sanità perché hanno messo a rischio la loro salute e quella delle proprie famiglie. E oggi un particolare pensiero non possiamo che rivolgerlo ad un medico siracusano di 48 anni ancora in terapia intensiva e che rischia la vita. Ma ovviamente non dimentichiamo tutte le altre categorie, dalle forze dell’ordine, i postali, le telecomunicazioni, i commercianti. Ciò che è maggiormente messo in difficoltà però è il mondo della sanità, cronaca di una morte annunciata. Da anni chiediamo il potenziamento di medici, infermieri, dunque non tagli. Questo è il settore che più di tutti ha pagato il prezzo. Penso che bisogna avere il coraggio anche di non stare a guardare, perché i manager certamente non hanno saputo gestire l’emergenza e le istituzioni devono garantire tutto ciò. Ricordiamo anche tanti pensionati in questo momento nelle case di riposo o all’interno delle loro abitazioni, distanti dalle proprie famiglie”.

Oggi che ci si accinge verso la Fase 2, bisognerà parlare di una ricostruzione del paese e di come se ne potrà uscire per rilanciare l’economia.

“Certamente se la pandemia non ha fatto discriminazioni sociali, rischia successivamente di determinare ulteriori disuguaglianze tra chi potrà rialzarsi e chi rimarrà sempre più indietro. Dovremo ridefinire nuove forme organizzative del lavoro e della sicurezza del lavoro. La fase 2 e la ripartenza? Abbiamo bisogno di mettere insieme i soggetti più avveduti sotto il profilo imprenditoriale, associativo affinché si possa ricostruire la collettività per rimettere al centro il valore del lavoro che si è smarrito. Chiediamo di lavorare meno ma lavorare tutti. Il modello attuale non funziona, questo è il momento affinché si produca una capacità di visione strategica a partire dall’industria, dalla vocazione turistica, tenendo fermo il principio che il lavoro è centrale. E dopo questo tsunami con danni incalcolabili, adesso non occorrono ulteriori divisioni tra nord e sud. Il paese necessita di nuovo ossigeno. Dalla cassa integrazione, ad esempio, non si è ancora visto un euro. Occorre poi ossigeno alle imprese, perché oltre al problema di come riapriranno le aziende bisogna pensare se le aziende stesse riapriranno. E oltre ai finanziamenti a fondo perduto vanno garantiti alleggerimenti fiscali perché il rischio sarà il dilagare del lavoro nero e del caporalato. E poi occorrerà sicurezza, affinché si faccia in modo che l’epidemia non torni in autunno perché altrimenti sarebbe disastroso. Sicurezza che dovrà partire dal polo petrolchimico nel pieno rispetto dell’ambiente, ma anche nel comparto del turismo visto che in questi mesi ad esempio c’è stato il “sacrificio” delle rappresentazioni classiche e questo per l’economia siracusana rappresenta una grandissima batosta. Occorre puntare altresì sulla pubblica amministrazione, più sicura e diversa. Perché è vero che i medici hanno fatto il primo front office ma ci sono stati anche dipendenti pubblici che hanno svolto le proprie mansioni e non certo in piena sicurezza. E infine gli anziani: le case di riposo non devono diventare trappole mortali, dunque servirà potenziare i servizi domiciliari anche per i non autosufficienti. Questo è il momento di lavorare in sinergia, ma dobbiamo chiedere anche un grosso aiuto ai cittadini perché le abitudini dovranno cambiare”.

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