CONTE, L’AZZECCAGARBUGLI CHE RACCONTA FREGNACCE CON SUPPONENZA E SPOCCHIOSA ARROGANZA

Ogni limite è stato superato con la conferenza stampa del Presidente del Consiglio: mai nella storia del nostro Paese forse era stato raggiunto un momento di tale bassezza politica e davvero da quei palazzi ne avevamo viste tante. Un’esposizione confusionaria, rabberciata, incerta: abbiamo atteso settimane per avere indicazioni chiare e precise sul nostro futuro, ce le meritavamo dopo tanto sacrificio e tante sofferenze. Gli italiani sono chiusi in casa da ormai molto, troppo tempo: hanno saputo dimostrare il loro grande e coeso senso di comunità, nonostante tutto. Nonostante l’umiliazione di subire una narrazione indegna circa l’esplosione di una pandemia dovuta a tizio che andava troppe volte in giro a far spesa o a caio che si riscopriva runner e andava per strada a contagiare gli anziani. Un racconto falso e ipocrita, suffragato e corroborato da una stampa complice, che mal celava la scelta economica di affollare le metropolitane lombarde per costringere la gente ad andare a lavoro trasportando sulle spalle il virus a tra casa e bottega. 

Il Popolo italiano ha dato davvero prova di sé: ha saputo ottemperare alle norme di contenimento nonostante una politica incapace e inetta ci narrava del grande “modello italiano”, quello che tutti ammiravano e invidiavano. E persino ieri sera il Presidente ha insistito sul punto, non provando o forse riuscendo persino a superare l’intima vergogna che affermazioni del genere dovrebbero indurre, dinanzi a una mortalità assolutamente spropositata tra i nostri concittadini dovuta al Covid-19. Il Presidente del Consiglio ha sciorinato tutti i risultati di questo esecutivo nell’affrontare la pandemia: la lotta al virus, i grandi aiuti alle imprese, il sostegno ai cittadini e alle famiglie, gli ammortizzatori sociali e chi più ne ha più ne metta.

Una narrazione mendace, che nascondeva un Paese costretto a inseguire l’andamento dei contagi non disponendo di misure di prevenzione sufficienti a contenerli, vedi la vicenda dei tamponi, come pure l’assoluta inadeguatezza dei reparti di terapia intensiva dovuta a anni e anni di vessazione e austerità. Una narrazione disonesta, che spingeva sotto il tappeto il dramma consumato da migliaia di lavoratori in prima linea costretti a diventare eroi, ammalarsi e morire. Una narrazione distorta, che provava a far passare un mucchio di prestiti e nuovi debiti come “poderoso” sostegno alle imprese, cianciando persino di voler abbandonare la logica del sussidio, in favore dello stimolo all’economia, nonostante si sappia benissimo che troppe attività non ripartiranno affatto anche per colpa di questo “Presidente tentenna”.

Una narrazione imbrogliona, che ha provato a scaricare sulle Regioni la responsabilità delle voragini organizzative di questo Governo, delle sue drammatiche incertezze e divisioni politiche, blaterando di una rivoluzione in Europa che non è mai avvenuta, mai. Una narrazione subdola, ma che non riuscirà a farci dimenticare le immagini delle forze dell’ordine costrette, a volte eccessivamente zelanti, a inseguire goffamente la gente sulla spiaggia, mentre i tedeschi erano beati a prendere il sole sul bagnasciuga: siamo stati coperti di ridicolo agli occhi del mondo intero e questa è stata la via italiana che il Governo ha percorso per guidarci nella lotta al Coronavirus.

Quale offesa per il Popolo italiano quella di dover assistere all’ammissione del proprio leader che riconosce di aver “contrattato” le misure con un comitato di tecnici! Quale cocente schiaffo sul volto della sovranità popolare quello di apprendere dalle parole del Presidente del Consiglio che alcune disposizioni contenute nel nuovo decreto siano il frutto della concessione di una task force! Cosa resta della politica in Italia e qual è il ruolo delle istituzioni che son le sole a trarre dal Popolo legittimità e legittimazione? Domande irrisolte, che però aprono uno scenario sconcertante, fosco e umiliante per un Paese che merita di più.

Identiche misure adottate e perpetrate per regioni in piena crisi sanitaria e per regioni che hanno praticamente debellato la pandemia: qualcuno spieghi ai lavoratori umbri, con i loro due contagi totali di ieri, il perché del lock down a fronte di un’emergenza sostanzialmente superata. Parrucchieri a casa fino al primo giugno, anche in Calabria dove ieri si è registrato un solo contagio in tutta la regione: persone che devono sopravvivere con le loro famiglie, pagare gli stipendi dei collaboratori, pagare le fatture dei fornitori, gli affitti dei locali, i mutui e alle quali questo Stato non riconosce nulla se non qualche prestito imbrogliando persino sugli “interessi zero” e sulla snellezza delle pratiche.

Questo è un Governo che non ha alcun rapporto con la realtà, che non si è minimamente confrontato col mondo del lavoro: hanno mai parlato con un barista delle sue difficoltà? Sanno cosa voglia dire fare il cameriere? Per non parlare delle scuole che riaprono a settembre, con un incalcolabile danno culturale inflitto alle future generazioni, senza considerare le dolorose difficoltà organizzative sgravate sulle spalle delle famiglie: grazie a questa classe dirigente ci presentiamo come lo zimbello d’Europa, altro ammirazione. Un Presidente che in conferenza stampa osa rivolgersi al suo Popolo come ad una classe di scolaretti indisciplinati che non vogliono tornare a fare lezione alla fine dell’intervallo: concedere la riapertura di alcune attività, introducendo misure tanto rigide dal renderle economicamente insostenibili, equivale a condannarle a morte. Altro che capricci.

Concessi i ricongiungimenti familiari, ma mantenendo le distanze, indossando i presidi sanitari ed evitando party e assembramenti: disposizioni poco chiare, lacunose, eludibili e persino inique. Raggiungere la fidanzata costituisce ad esempio un ricongiungimento familiare? Il Paese ha accettato pesantissime limitazioni in diritti costituzionalmente individuati e non pochi studiosi hanno evidenziato ragionevoli perplessità sul piano giuridico. Passi: era in ballo la salute pubblica e la vita dei cittadini, ma dinanzi a certe misure è necessario che vi sia cura, ponderazione, ragionevolezza, acume.

Nell’approcciarsi a contesti tanto avulsi è criminale adottare misure lineari: l’avvocato del popolo si è trasformato in un leguleio politico, in un Azzecca-garbugli malamente riuscito che prova a farci bere un mare di fregnacce rivolgendosi a noi con sufficienza, supponenza, insopportabile e spocchiosa arroganza: parla di numeri che non esistono, con stucchevole sicumera di prospettive che in realtà sono palesemente incerte, dei grandi successi di una squadra evidentemente inadeguata inducendoci fatalmente al “pernacchio” che il grande Eduardo riservava al borioso Duca Alfonso Maria di Santagata dei Fornai.

Presidente del Consiglio, si ricomponga e si ridesti, liberandosi dal quel nudo delirio di onnipotenza che le ottenebra i sensi e non sia invece tentato di blindare quella poltrona traballante con la strategia dell’emergenza perpetua. Ci provi piuttosto a lasciare una quantomeno decorosa traccia del suo passaggio e non osi più minacciare di “chiudere il rubinetto” a un Popolo sulla soglia della fame: il tempo scorre e forse il suo successore è già alla porta, pronto a raccogliere la campanellina di Palazzo Chigi, per riconsegnarla con quell’impietoso tintinnio alla sua insignificanza politica. Ad ogni modo, non abusi della tolleranza e del senso civico che i cittadini finora hanno ampiamente dimostrato e che non potranno certamente mutarsi in arrendevole fessaggine: gli italiani sanno incassare a lungo, ma dopotutto sono capaci pure di reagire e, se come alcuni dicono il 25 aprile “è sempre”, ritroveranno in un modo o nell’altro il sentiero che li conduce alla meritata Liberazione.

SAVINO BALZANO