Privacy Policy DOTTOR GIUSEPPE SPADA: FACCIAMO IL PUNTO SULLA SANITA' A SIRACUSA, NO AL LINCIAGGIO MEDIATICO DI FICARRA – I Fatti Siracusa

DOTTOR GIUSEPPE SPADA: FACCIAMO IL PUNTO SULLA SANITA’ A SIRACUSA, NO AL LINCIAGGIO MEDIATICO DI FICARRA

Rep: Il tre marzo scorso, il direttore sanitario dell’ospedale Umberto I di Siracusa, ad interim anche di quello di Lentini, emanava una direttiva rivolta ai medici di quest’ultimo nosocomio con cui disponeva il divieto dell’uso di mascherine per non divulgare psicosi tra i pazienti. Le mascherine potevano essere indossate, come protocollo vuole, in corsia per le visite e in sala operatoria, ma non costantemente, per non creare falsi allarmi. Questo il senso della direttiva. Negli stessi giorni, il super esperto accademico e virologo Vittorio Burioni, nei talk show televisivi, quando il Covid 19 era già diffuso in Cina e in Italia era presente qualche focolaio, dichiarava con saccenza e sicurezza che “In Italia non c’era rischio alcuno, anzi che il rischio di contrarre il virus era pari a zero perché il virus non circola, che comunque si stavano prendendo le precauzioni e che se alcuni connazionali già indossavano le mascherine era probabilmente per lo smog”. Parimenti, il ministro della salute Speranza nei tg asseriva che “In Italia non c’è pericolo, che il nostro è un grande servizio sanitario nazionale, tra i migliori al mondo, e dobbiamo andarne orgogliosi, che siamo organizzati e pronti a qualsiasi evenienza possa accadere, e che se a Wuhan, in Cina, le aziende stanno chiudendo i battenti é per scelta delle stesse multinazionali”. Che c’entra ora quella direttiva sputtanata dopo un mese, quando tutti abbiamo conosciuto solo adesso l’entità del danno di questo virus, a noi sconosciuto il tre marzo, e, quindi, anche a Peppino D’Aquila, un professionista di alto livello, stimato da tutti ma non amato da certi suoi colleghi per il ruolo apicale svolto con rigore? Burioni e Speranza si, continuano ad essere accreditati, ma D’Aquila no? Solo dopo il nove marzo, quindi dopo sei giorni della direttiva di D’Aquila, il premier Conte emanava il primo DPCM per contenere l’espandersi del Covid 19 nel territorio nazionale, quando ancora le regioni non avevano ritenuto di esprimersi in materia. Ora abbiamo scoperto che erano le potenti industrie lombarde a premere sul presidente del consiglio per rinviare ogni decisione in merito per non chiudere gli stabilimenti e rallentare le produzioni delle loro attività. Dalle nostre parti, a Siracusa, l’attuale sindaco, qualche sindacalista, taluni esponenti politici ed anche il commissario di un partito di governo, in antitesi con l’attuale collega di partito e assessore regionale in carica, si lamentano della gestione della sanità pubblica locale e della inadeguatezza a fronteggiare questa emergenza. Altri, che ritengono che la causa del virus sia lo stesso direttore generale dell’azienda territoriale o forse che l’abbia importato lui da Mazzarino, hanno promosso sui social una raccolta di firme per cacciare dall’ambita poltrona il direttore generale, come se la sanità, al pari della giustizia, fossero amministrate con il plauso della gente o con referendum popolari. Anche qualche esponente dell’associazione dei medici di famiglia, membro del consiglio dell’ordine dei medici, incolpa il manager di noncuranza. Non l’amico direttore sanitario dell’azienda, ad interim direttore di dipartimento e responsabile delle prime cure dell’ASP, nonché presidente dell’ordine dei medici di questa provincia sarebbe l’eventuale responsabile, semmai, ma proprio il direttore generale dell’ASP. Il sindaco dichiara che si è rotta la fiducia tra i cittadini e i vertici dell’ASP, chiedendo al Prefetto l’intervento della Croce Rossa militare. A quali fantomatici cittadini si riferisca, poi, il primo cittadino, cui é venuta meno la fiducia nei confronti dei vertici dell’ASP, proprio non si capisce. Alcuni rappresentanti parlamentari parlano di “emergenza cronica all’azienda sanitaria”, mentre taluni esponenti di partito additano “all’impreparazione nella gestione del pronto soccorso, punto debole dei nosocomi al nord, la causa determinante del contatto tra gli infetti e il personale sanitario” ed, inoltre, “all’inadeguatezza del ruolo ricoperto che obbliga a scelte delicate per la tutela della salute, che rimanda alle modalità di selezione degli incarichi e alla dannosa politicizzazione del sistema sanitario regionale”. Ora se ne rendono conto, che sono fuori da questo governo? Mancano le mascherine e le attrezzature? La colpa è di Ficarra se la protezione civile blocca alle dogane le importazioni e decide chi deve avere cosa.

Mancano i tamponi e l’ASP non ha le attrezzature per il proprio laboratorio? E’ colpa di Ficarra se l’assessore alla salute di questa regione ha autorizzato dopo un mese la direzione generale dell’azienda sanitaria a rivolgersi ad una struttura esterna? Qualcuno crede che ci voglia un mese per comprare le attrezzature? Che c’entra Ficarra, arrivato a Siracusa da appena due anni? I lamentatori di oggi della vicina Pasqua dove sono stati fino a ieri? Andava tutto bene nella sanità di Siracusa? Lo Stato ha immolato ad eroi tutto il personale sanitario della nazione perché ha lavorato senza risparmiarsi in condizioni talvolta disumane con turni continui e spesso senza mascherine ed attrezzature. Ma perché lo Stato tratta in questo modo il personale di un settore così primario e determinante per la salute pubblica, tagliando negli anni posti letto, bloccando le assunzioni e risparmiando nell’acquisto di attrezzature e vestiario? Come mai l’ordinarietà di un lavoro, eseguito con scienza e disponibilità, deve diventare un atto straordinario, eroico, quando, invece, dovrebbe essere esperito abitualmente con personale in numero idoneo, in locali con posti letto sufficienti e con attrezzature adeguate? Che c’entra Ficarra? Non erano seduti comodi, questi lamentatori, nella stanza dei bottoni a Palazzo d’Orleans o in quello dei Normanni, quando Crocetta tagliava posti letto e declassava nosocomi? Dov’era il presidente della commissione legislativa alla sanità di questa regione quando dirigeva l’orchestra di questa debacle, partecipando alle conferenze del pro tempore assessore regionale alla salute, promettendo concorsi mai banditi? Taluni parlano come se non fossero stati loro gli attori di questa commedia, come se si fossero trasferiti da poco a Siracusa dalla Svizzera, denigrando e accusando. Salvatore Lucio Ficarra è stato nominato dalla politica ma non è iscritto ad alcun partito né frequenta circoli e salotti. Chi lo conosce bene riferisce che è un tecnico dei procedimenti amministrativi ed esperto nell’amministrazione della sanità pubblica per aver ricoperto da molti lustri ruoli apicali in ben cinque aziende di province dell’Isola. Apparentemente, non è uomo socievole ed emotivo, non è loquace e meno che mai ama farsi intervistare, ma è garbato e sa ascoltare. E’ un decisionista che gode della stima dei vertici dell’Amministrazione regionale, ma non ama essere adulato e farsi tirare la giacca. Sulla sua onestà ed esperienza, credo non ci siano dubbi. Su questa vicenda, si sono registrati anche interventi favorevoli per il manager dal mondo della politica.

Qualche deputato ha dichiarato che “non può essere il capro espiatorio di tutti i mali della sanità siracusana”, mentre il sindaco di un comune viciniore è intervenuto “contro i soloni di destra e di sinistra che vogliono far pagare al DG il fatto di aver dato il via libera all’individuazione dell’area del nuovo ospedale”, appena dopo il suo insediamento nella carica, facendosi subito stanziare un finanziamento di duecento milioni di euro dal governo regionale per la costruzione del nuovo nosocomio siracusano, cento in più di quelli promessi negli anni ma mai assegnati ai suoi predecessori, e questo “dopo quarant’anni di danni causati dal disinteresse e dalle lotte fratricide dei politici locali per accaparrarsi ruoli e potere e non nell’area di contrada Pizzuta, dove erano in ballo interessi per oltre venti milioni di euro”. Di fatto, l’azione di Ficarra si è indirizzata, subito dopo l’individuazione dell’area del nuovo ospedale, alla risoluzione dell’endemica carenza di personale medico nei presìdi del territorio, facendosi autorizzare alla copertura dei posti apicali di primario di tutti i reparti, nominando una commissione di esperti valutatori provenienti da altre regioni, con l’obiettivo del reclutamento, anche fuori provincia, di medici validi per competenza ed eccellenza, senza manuale Cencelli, in modo da invertire la tendenza che vede l’utenza spostarsi fuori provincia o dalla Sicilia alla ricerca di diagnosi e terapie. A quali soloni si riferiva il sindaco di questo comune viciniore? Forse agli stessi cui Ficarra avrà detto un no di troppo o a quelli cui potrebbe mancare il manuale Cencelli? Ma la provincia di Siracusa non è la meno contaminata dopo quella di Ragusa? Per i lamentatori della vicina Pasqua è solo fortuna? Ma se è vero che oramai l’amministrazione della sanità pubblica verte e si basa su report, parametri e numeri, sotto l’egida della spending review, allora Ficarra sarebbe bravo, perché se la provincia di Enna con quella di Caltanissetta, che insieme rappresentano la congruità di una provincia come quella di Siracusa per territorio e popolazione, hanno, ciascuna da sola, più del doppio dei contaminati di quella aretusea, allora i lamentatori dovranno farsene una ragione e criticare Ficarra per altri argomenti, se ce ne sono.

Le città metropolitane, da sole hanno il quadruplo dei problemi e dei contaminati di quella di Siracusa, ed anche gli altri capoluoghi siciliani non sono messi bene. Ci sono contaminati in ospedale e ci sono stati purtroppo morti forse per censurabili comportamenti di qualche medico? Il personale sanitario contaminato è in tutti i nosocomi italiani a causa delle carenze endemiche strutturali note e per il fatto che quella italiana non è una sanità d’eccellenza, neanche al nord, secondo questa logica.

Credo che la morte di un essere umano, soprattutto di una persona perbene e stimata, spiaccia a tutta la collettività. La responsabilità penale, però, è personale e non può ascriversi a terzi, meno che mai sono ascrivibili responsabilità morali a chi nel settore sanitario non ha le necessarie competenze, a tal uopo delegate a una precisa dedicata direzione, che ha determinato in questa provincia le scelte del settore negli ultimi vent’anni. Se qualcuno ha sbagliato, ne renderà conto personalmente, ma obiettivamente si possono ascrivere responsabilità morali a un direttore generale che non ha nominato l’attuale direttore sanitario e di cui non può esserne moralmente garante?

Nel frattempo, anche i commissari nominati dall’assessore regionale alla salute hanno dato ragione a Ficarra, approvando il piano da lui avviato. La commedia è finita e questo non è un film western. Facciamocene tutti una ragione. Ficarra non sarà simpatico e forse non sarà un genio, ma i numeri gli danno ragione e se anche fosse merito della fortuna, ricordiamoci che audentes fortuna iuvat.

dottor Giuseppe Spada