Privacy Policy ANSALDI-IAPICHINO.CORRADO GIULIANO: NON SI PUO' FARE IL RESORT AL FARO DI CAPO MURRO PORCO: E' ILLEGALE! – I Fatti Siracusa

ANSALDI-IAPICHINO.CORRADO GIULIANO: NON SI PUO’ FARE IL RESORT AL FARO DI CAPO MURRO PORCO: E’ ILLEGALE!

Rep: La stipula della convenzione di affidamento del faro di Capo Murro di Porco ad una società privata dal nome inutilmente roboante e che intende trasformarlo in mini resort di lusso  con piscina (!) indigna profondamente. Riteniamo che tale uso scriteriato di un bene pubblico debba essere considerato ancora più scellerato di quelli fin troppo discussi negli ultimi mesi.

Ci sono luoghi della memoria, dello spirito che non possono essere monetizzati.

Forse nessun luogo del territorio comunale esprime una tale valenza insieme naturalistica, culturale ed emozionale, legata in maniera indissolubile alle percezioni di suoni, odori e silenzi ed alla stessa vetustà del fabbricato del faro (che necessiterebbe solo di quei minimi interventi utili per garantirne funzione e stabilità).

Sacrificare la spiritualità  di un luogo collettivo agli interessi di un privato è operazione miope, la percezione, la lettura, l’emozione del posto non potrebbero sopravvivere a “spazi per la ristorazione, banqueting, centro congressi, 14 posti letto tra suite e boutique apartment e sede di eventi dedicati al teatro e alla moda “

Ma il progetto è soprattutto irrealizzabile dal punto di vista normativo.

Il faro è incluso nella zona A della istituenda riserva naturale Capo Murro di  Porco e penisola della Maddalena, e come tale sottoposto alle norme di salvaguardia previste dalla  LR 98/81 che consentono esclusivamente la prosecuzione delle attività agro silvo-pastorali compatibili con la tipologia di riserva proposta  e interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria,  appare evidente che nessuno degli enti preposti  (assessorato al Territorio e Ambiente e Amministrazione Comunale) possono autorizzare un progetto che, per come è stato presentato,   implica una evidente modifica della destinazione d’uso dell’immobile e uno stravolgimento definitivo  (anche se camuffato da strutture sedicenti precarie) dell’area circostante.

Si tratta esattamente della stessa situazione già verificatasi all’isola di Capo Passero dove i pareri espressi favorevolmente da Sovrintendenza e Comune sono stati annullati dall’Assessorato Territorio e Ambiente alla luce dell’inclusione dell’area nel piano regionale delle riserve.

A ragion maggiore, essendo la zona ricadente nell’area SIC ITA 090008, (Sito di Interesse Comunitario) e dovendosi quindi procedere per legge a valutazione di incidenza sembra,  prima facile, impensabile una valutazione che    possa mostrare una compatibilità del progetto con le finalità di conservazione del SIC.

Da un esame del piano di gestione del SIC approvato con DDG 679/2009 si rileva come l’azione IA9 reciti testualmente :

“ Recupero e valorizzazione di fabbricati rurali tradizionali da adibire ad uso pubblico ( faro di capo Murro di Porco) centro prima accoglienza e di educazione ambientale”

Destinazione assolutamente ovvia se si pensa che il faro è compreso tra la zona A e di una riserva marina e la zona A di una terreste, che avrebbe dovuto essere a conoscenza dei proponenti al momento di bandire la gara di affidamento, e palesemente incompatibile con quella proposta dai privati.

La maggior valenza naturalistica dell’area è legata come ben espresso nel Piano di gestione,  agli aspetti vegetazionali proprio quelli su cui insisterebbero le strutture cosiddette precarie e le aree calpestabili attorno al faro trasformato in resort,  in particolare habitat 1240 “scogliere con vegetazione delle coste mediterranee con Limonium”.

Inoltre nel SIC ricadono ben tre habitat di interesse prioritario  ai sensi della direttiva 43/92  che implicano automaticamente la non ammissibilità di progetti che abbiano esclusivo interesse privato o pubblico non rilevante.

Altrettanto incompatibile appare la proposta con le previsione del Piano Territoriale  Paesaggistico che assegna alla zona il livello di tutela 3.

Si diffidano quindi gli enti interessati (Comune, Sovrintendenza, Assessorato al Territorio) ognuno per la parte di propria competenza, ad autorizzare qualsivoglia intervento in contrasto con le superiori previsioni di legge.

 

GIUSEPPE ANSALDI – CARMELO IAPICHINO – CORRADO V. GIULIANO