Privacy Policy ALLA SIBBIA, L'UOMO CHE PARLO' CON LA RAGAZZA CHE ERA GIA' MORTA – I Fatti Siracusa

ALLA SIBBIA, L’UOMO CHE PARLO’ CON LA RAGAZZA CHE ERA GIA’ MORTA

Alla Sibbia è legata tutta una consistente serie di episodi da tragedia, degli ultimi dei quali molti Siracusani possono benissimo aver mantenuto memoria, non soltanto per averli sentiti raccontare, ma per averli letti sulle pagine di cronaca nera locale o addirittura esserne stati testimoni auricolari, se non oculari. Ma, prima di inoltrarci nella amara narrazione, conviene soffermarci sul significato del nome dell’incantevole e terribile sito. Il nome Sibbia deriva indubbiamente dal latino Silva. Possiamo ricordare con questo titolo l’opera latina di Stazio, come possiamo ricordare la “Selva” di Padre Giacinto Leone, che è un’opera storica scritta da un frate cappuccino siciliano del 1700 e che troviamo sono in manoscritto molto raro ma mai, finora, purtroppo, pubblicata, sebbene sia molto importante del nostro territorio. L’ultimo dei tantissimi “ balzi della morte” che sono accaduti alla Sibbia ( abbiamo detto che molti lo ricordano ancora , assieme ad una caso che avvenne contemporaneamente, di  una signora che però miracolosamente fu trattenuto dai ramo di uno tanti alberi sottostanti …) avvenne circa 30 anni addietro. Una ragazza – si disse studentessa di una scuola lì vicina – disperata per essere stata abbandonata dal fidanzato, decise di togliersi la vita gettandosi a capofitto da quell’altura: “ Ci si jittò- così ancora raccontano e cantano – havi picca, ’na carusa / ca tuttu lo so’ amuri avìa dunatu / a ’nu picciottu ch’era, appoi,, spusatu / e l’avìa sedutta ccu ’na scusa! / La picciuttedda ca ’u cridia schiettu/ nun sappi suppurtari la viriogna: / “Tradituri!- ci scrissi ’nta ’n bigliettu- / ’nt’’a cuscienza l’ hai a aviri, malidittu!” Scavalcata facilmente la bassa ringhiera che protegge- per modo di dire – ma non impedisce, fece il tragico volo dei 30 metri nel vuoto, sfracellandosi di colpo. Per questo i Siracusani Singers suggeriscono : “ O furasteri ca veni a taliari, / megghiu ca passi drittu, ’n t’affacciari!” Il suggerimento è dovuto anche ad un altro episodio che si tramanda sia avvenuto proprio in quel tratto. Un anziano signore una volta, a tramonto inoltrato, giunto in quel punto, da dove usavano ( e speriamo non usino più, per carità! ) gettarsi i disperati suicidi, ebbe l’impressione di sentire un lamento. Avvicinatosi ancora di più, si accorse che c’era qualcuno seduto su uno dei tanti macigni circostanti: aveva il capo chinato sulle ginocchia; dai capelli riconobbe che si trattava d’una donna, d’una ragazza: -Che fai qui, a quest’ora, tutta sola? E perchè piangi? Vattene a casa! -Non posso! -Non puoi?! Come? Perchè? – Ormai non posso! L’uomo si avvide che la ragazza singhiozzava ancora di più, di un pianto che gli strinse il cuore; le domandò: – Perchè non puoi? Che significa? Ti ci accompagno io! Istintivamente le prese una mano: un brivido gelido gli attraversò tutte le membra! In quel momento la ragazza sollevò il volto: un volto cadaverico, come se fosse quello della morte in persona…. e con un fil di voce che pareva venisse dall’oltretomba, disse: – Non posso… perchè… sono morta!…. Guarda là sotto e vedrai il mio cadavere!… Vai a dire ai miei che abitano ( e gli indicò la via e il numero, che la gente non ha tramandato ) che mi sono suicidata per lui!.. L’uomo rimase di stucco, le gambe sembravano due foglie tremanti, non riuscì a muoversi… All’improvviso gettò un urlo tremendo e facendosi più volte il segno della croce cominciò a fuggire all’impazzata, che per poco non ci rimetteva l’osso del collo….Ma prima che lo facesse, ebbe il tempo di accorgersi che la ragazza era sparita! Credette che si trattasse d’una suggestione, d’un incubo….Riprese finalmente la calma, rise di se stesso, della fifa che aveva provata e rincasò senza dir niente: l’avrebbero preso per alienatu! Tuttavia, quando l’indomani, alzatosi molto più tardi del solito perchè si era potuto addormentare solo nelle mattinate, uscito, verso mezzogiorno di casa, volle passare dalla casa che quella visione gli aveva così stranamente indicata, quale fu la sua costernazione nel constatare che proprio davanti a quella porta c’era un gruppo di persone in evidente segno di lutto!… In quel momento passò l’attacchino, che si fermò proprio lì ed affisse un avviso mortuario. Senza far finta di niente, con la coda dell’occhio, volle leggerlo: “ Ieri sera è venuta tragicamente a mancare….” E c’era il nome della sventurata che aveva deciso di farla finita gettandosi dalla Sibbia!

Arturo Messina