SALVO SALERNO: MAI UNO SPESSORE DI PENSIERO NEL MALGOVERNO DEL SINDACO ITALIA

Salvo Salerno, come definiresti la dittatura amministrativa del sindaco del cga?

Capisco la necessità giornalistica della formulazione sintetica, tuttavia io non definirei “dittatura amministrativa”, il malgoverno del sindaco Italia. Nelle dittature, anche se autocratiche, sussiste pur sempre un progetto, una visione politica, sebbene quasi sempre criminale. Invece Francesco Italia non ha mai mostrato di voler dare uno spessore di pensiero, di orizzonte, alla sua amministrazione. Nè l’handicap di esser la Città privata di un Consiglio Comunale, lo ha indotto responsabilmente ad innalzare la media del suo impegno di governo. Le istituzioni cittadine, così come i Beni del Patrimonio culturale cittadino sono state vassallate ai diretti fedelissimi, vuoi per controllo di potere, vuoi per becero e misero sfruttamento economico. Per fare degli esempi, in questa città sono stati fatti fuori i Consigli di Quartiere, che avevano una fondamentale funzione di alfabetizzazione democratico-amministrativa e di cerniera tra il Comune e le istanze della popolazione e quegli Organi democratici sono stati sostituiti, illegittimamente, perchè lo Statuto Comunale prevede una diversa disciplina, con i cosiddetti “Delegati del Sindaco” figure di fedelissimi che non si sa a cosa servano, se non a tener buoni i cittadini nei confronti del mandante politico… Lo stesso dicasi per gli organi direttivi degli Enti controllati o partecipati dal Comune, ridotti a mere sinecure di piccolo potere delegato dal sindaco. Detto ciò, io definirei quindi questa sindacatura come da “Mangiafuoco nel paese dei balocchi”, solitaria, autoreferenziale, monoculturale, nel senso che l’unica subcultura che la connota è quella dello sfruttamento turistico di bassissimo profilo ed immediato tornaconto delle categorie di riferimento elettorale.

SABATO L’INTERVISTA INTEGRALE