A CAVADONNA SPRECO INCREDIBILE DI CIBO PER MILIONI DI EURO

Rep:  Il Garante dei detenuti, accompagnato dai suoi collaboratori, ha fatto visita alla Casa Circondariale di Cavadonna (SR). La visita è iniziata con l’ispezione delle cucine del Blocco 50, quello interessato precedentemente dalla violenta rivolta del 9 marzo 2020. Si sta provvedendo alla ristrutturazione dei locali che costituiscono l’intera cucina, risalenti al lontano 1997, anno in cui entrava in funzione per l’istituto. Al momento i cibi per i detenuti sono preparati in una seconda cucina (alternativa alla precedente) situata nel blocco 25, dove sono stati ricollocati gli stessi strumenti di lavoro della prima, e sistemati allo scopo. Per il momento stanno ancora utilizzando un solo forno per cuocere i cibi per tutta la popolazione detenuta, oltre ai bollitori, alle piastre e ai fuochi per il resto delle preparazioni. Segnalo in quel contesto, e con particolare indignazione, lo spreco incredibile di cibo in avanzo dal pasto giornaliero dei detenuti. È stato notato un intero bidone di rifiuti organici grande e colmo di cibo rifiutato relativo al solo pranzo e rientrato in cucina con il carrello della distribuzione. A questo si aggiunge il caso di quei detenuti che tendono a rifornirsi di cibo dal carrello per poi liberarsene in cella come forma di protesta. Sebbene sia una realtà circoscritta, contribuisce a portare il conto economico nazionale dello spreco a lievitare a dismisura, forse anche decine di milioni di euro all’anno. L’alimentazione giornaliera dei detenuti purtroppo si caratterizza da una sorta di spreco costante: prendono il cibo che passa col carrello ma non sono tutti quelli che lo mangiano interamente. Succede inoltre che alcuni provvedono a cucinarsi per conto proprio il pasto con prodotti che acquistano con il sopravvitto, servizio che in ogni penitenziario viene gestito con la collaborazione di ditte esterne che forniscono settimanalmente i detenuti di generi alimentari, prodotti per l’igiene personale e l’igiene degli spazi abitativi. In tutto ciò, resta comunque fuori da questo genere di scelte, tutta la fascia di detenuti più poveri o senza familiari alle spalle, che nel vitto giornaliero hanno il solo loro unico sostentamento.