Privacy Policy FABIO SCANDURRA: NON HO VISTO NESSUN DEPUTATO SUGGERIRE STRATEGIE ANTI COVID, MA FORSE E' STATO MEGLIO COSI' – I Fatti Siracusa

FABIO SCANDURRA: NON HO VISTO NESSUN DEPUTATO SUGGERIRE STRATEGIE ANTI COVID, MA FORSE E’ STATO MEGLIO COSI’

Fabio Scandurra, sei un medico e non sei un negazionista. Dovrebbero pensarla tutti come te, diciamo i medici?

Essere medico è un privilegio che comporta degli obblighi. Si tratta di professionisti ai quali si affida la gestione delle sofferenze, il futuro di una persona e di intere famiglie. Uomini che devono dare speranza e gioia di continuare a vivere.

Si tratta di compiti molto delicati che richiedono continuo studio, osservazione, critica ed esperienza.

E’ ovvio che anche se i medici hanno una base comune di studio, in seguito si differenziano tra di loro per interessi divergenti e per esperienze formative diverse.

E’ per questo che davanti a un caso clinico ci possono essere vedute differenti. Queste nel passato costituivano l’arte medica e ogni “artista” poteva avere una visione diversa rispetto agli altri. Così ci sono stati geniali clinici che hanno avuto intuizioni fondamentali e medici che hanno avuto carriere disastrose al punto che il filosofo/scienziato Leibniz, nella seconda metà del seicento, usava dire “spesso un grande dottore uccide di più di un grande generale”.

L’evoluzione della scienza medica è stata tale che nel tempo si è presentata sempre più la necessità per i medici di usare punti di riferimento fissi, basati sulla evidenza di grandi studi clinici coinvolgenti migliaia di pazienti con metodi statistici incontestabili. Così sono nate le Linee Guida. A queste i medici sono obbligati a fare riferimento, pena anche ripercussioni giuridiche pesantissime.

Lo spazio per modi di pensare diversi sono quindi estremamente ridotti da una rigidità scientifica pressochè incontestabile.

In questo senso oggi non è possibile indulgere nei confronti di una “medicina creativa” non supportata da dimostrazioni scientifiche, ripetibili ovunque e statisticamente ineccepibili.

Oggi non si può essere negazionisti con cognizione di causa, non esistono dimostrazioni plausibili del contrario di ciò che viene dimostrato con metodo scientifico controllato.

I medici non devono pensarla come me ma è doveroso e assolutamente necessario che si rifacciano tutti a un metodo scientifico inattaccabile. Quel rigore che i pazienti pretendono che abbia un medico al quale si affida la vita del proprio figlio o della propria moglie.

Non può esistere un negazionismo credibile e la negazione di una tesi precedente può scaturire solo da dimostrazioni diverse ma chiare, ripetibili e condivise.

Prima della pandemia nessuno conosceva Bassetti, Burioni, Pregliasco, Galli, Capua e via dicendo. A tuo parere al di la del merito, ci sono stati tanti esperti che hanno giocato a fare le star, alcuni anche a pagamento. E’ così?

Si tratta di studiosi non conosciuti dal pubblico ma dai loro pazienti o dai lettori dei loro scritti. Roberto Burioni, ad esempio, forse era già il più conosciuto, perché ha pubblicato molti libri di medicina divulgativa (una specie di Piero Angela della medicina), meno gli altri, che seppur profondi studiosi hanno pubblicato articoli scientifici per addetti ai lavori.

Sono i media che ne hanno fatto delle star, per i bisogni dei network che ogni giorno devono trovare chi dà loro una opinione. Si tratta di pareri specialistici che vengono sottoposti alla valutazione e alle critiche spesso di chi non ha idea dell’argomento. Pareri di esperti che come ogni apparizione televisiva ha un valore ed è giusto che venga retribuita: pensiamo ai pareri superpagati di personaggi televisivi con competenze in barzellette o show, dove lo studio e la professionalità sono estremamente limitati ma che non scandalizzano nessuno.

Secondo tanti, che pure credono nei vaccini, c’è stato un atteggiamento terroristico di virologi che per visibilità hanno aggravato le notizie di cui disponevano

Le dimostrazioni storiche hanno insegnato già da secoli che in caso di pandemia l’unico sistema per bloccare i contagi è l’isolamento della zona infetta, quello che oggi chiamiamo lockdown.

Oggi il mondo industrializzato ha modelli di consumo e di produzione uniformi, convergenti e strettamente correlati in mille interazioni tra una attività e l’altra: quello che viene chiamato globalizzazione. Questo sistema rende inimmaginabile il blocco di una parte di esso, per il rischio del cattivo funzionamento di tutto l’apparato: cioè il lockdown viene visto come una paralisi economica che non possiamo permetterci.

Ciò ha reso necessario combattere in ogni modo le ipotesi di blocco avanzate dagli epidemiologi, attuando una resistenza (e talvolta un discredito) alle loro proposte, con il risultato di un tira e molla che ha portato a zone colorate diversamente e mille provvedimenti che sembrano promulgati per accontentare ora una categoria, ora un’altra.

E’ innegabile che se all’origine del problema, nel mondo, ci fosse stato un periodo di lockdown più prolungato e globale avremmo risparmiato milioni di decessi e miliardi di euro.

In parole semplici e comprensibili, perché i vaccini sono la risposta giusta al virus?

Se vogliamo dare una immagine semplice ai vaccini possiamo dire che questi causano una allergia ad un agente infettivo.

In effetti i meccanismi attuati dai vaccini non sono dissimili a quelli che l’organismo mette in atto in ogni istante della giornata ogni qualvolta un agente esterno cerca di entrare nell’organismo.

Ci sono degli agenti infettivi (virus, batteri, altro) che non vengono riconosciuti dall’organismo, che quindi non li combatte: ebbene i vaccini servono ad addestrare le sentinelle del nostro organismo a riconoscere e distruggere questi elementi.

Possiamo dire che oggi siamo una civiltà florida e sana grazie ai vaccini che pratichiamo già dagli anni cinquanta.

Draghi ha cambiato in meno di una settimana il commissario per l’emergenza Covid e il capo della Protezione civile. Insomma, siamo stati per un anno e mezzo con le persone sbagliate al posto sbagliato?

E’ doveroso rispondere da tecnico e non da politico di parte e in questo cercherò di mantenermi.

Io penso che giudicare l’operato tecnico (non quello giuridico, che spetta ai magistrati) di chi doveva fronteggiare una pandemia sia una cosa estremamente difficile. In altri termini, se è vero che con il senno del poi riusciamo a criticare certe scelte, secondo me nessuno avrebbe saputo fare molto di più e meglio nelle condizioni di stress estremo che hanno imposto velocità e determinazione nelle scelte.

Fabio Scandurra, tranne qualche rara eccezione i sindaci siracusani non hanno inciso nemmeno un po’ sull’emergenza corona virus, eppure sono le prime autorità sanitarie nei rispettivi comuni.

Ai sindaci è affidata la salute dei cittadini eppure gli strumenti tecnici da mettere in campo sono in buona parte di pertinenza di altre figure (l’ASP, l’ARPA, ..) che in talune situazioni possono rivelarsi solo dei tiepidi collaboratori

Se ad esempio un sindaco volesse vaccinare tutti i suoi cittadini, dove prenderebbe le dosi e il personale per somministrarlo? Le dosi di vaccino vengono stabilite dal governo nazionale e regionale e il personale è dell’ASP e non certo del Comune.

Avrebbero potuto chiudere i Comuni alla libera circolazione di uomini e merci, inasprendo i decreti centrali: ma se il governo, che dispone di pagatissimi consulenti tecnici di alto profilo, ha operato delle scelte che sono risultate migliorabili, con quali strumenti a livello periferico si sarebbe potuto fare di meglio?

Per le vaccinazioni le priorità sono cambiate di giorno in giorno. Giusto o sbagliato?

In realtà l’unico modo per combattere la pandemia è la vaccinazione della più larga parte della gente.

Se fossi stato io a dover decidere come distribuire i lotti di vaccino che arrivano a pioggia, come avrei proceduto? Sinceramente non saprei. Forse avrei vaccinato prima le persone anziane o forse i ragazzi e i loro insegnanti. Avrei operato delle scelte che, seppur bizzarre, avrebbero avuto come scopo solo di regolare il flusso delle somministrazioni. Scagli la prima pietra chi ha l’idea migliore.

Alzi la mano a Siracusa e provincia chiunque ha visto i deputati nazionali e regionali mobilitarsi sull’emergenza Covid. Sono nullisti, scarsi, impreparati o cosa?

E si, abbiamo tanto criticato il Governo Draghi per la scarsa presenza nel suo governo di politici del meridione, ma abbiamo dimenticato che non abbiamo avuto nessun benessere dalla abbondante presenza di nostri politici nei governi precedenti.

Per non parlare della pandemia: non ho visto nessun onorevole delle nostre latitudini profondere saggi consigli di strategia politica, ma forse sono stato distratto. Certo è che abbiamo fior di medici senatori, ingegneri e quant’altro, ai quali abbiamo donato l’ambitissimo titolo di Onorevole, che però hanno brillato per la loro assenza. Ma forse è meglio così, per una volta hanno avuto una saggia amministrazione del dono del silenzio.

Ad Augusta il sindaco Di Mare era presente tuti i giorni sulla stampa quando era all’opposizione, oggi fa il primo cittadino muto e ovviamente le colpe sono di chi l’ha preceduto 

Io per natura sono portato a diffidare moltissimo delle promesse fatte nelle campagne elettorali e come me sono certo che molti altri la pensano così. Se qualche sprovveduto del passato (a dir il vero non pochi) aveva creduto nel vastissimo ventaglio di promesse elettorali fatte in campagna elettorale ad Augusta, si è dovuto ricredere amaramente sbattendo il naso nella realtà dei fatti. Bè, non si tratta certo di una sfortuna augustana, visto che anche a livello nazionale una parte non indifferente del programma del governo precedente ha cambiato diametralmente direzione, motivo per cui ben il 40 per cento circa dei pentastellati (scusi se sembra poco) alle ultime votazioni online ha votato contro il parere espresso dai vertici del partito.

Quindi sgomberando il campo dalle promesse elettorali, bisogna giudicare dai fatti e, se possibile, sempre mantenendosi estranei alle logiche di partito.

Devo dire che ad Augusta un governo di città così “rumoroso” non si vedeva da tempo. Si, in precedenza la presenza di una caciara costante di fondo si avvertiva continuamente ma i fatti che si sono realizzati in questi primi tre mesi di nuova sindacatura non si sono mai visti.

Io parlo da medico e da uomo della strada. Come medico devo dire che la pulizia di vaste aree di litorale adiacente le saline, ricettacolo di topi e spazzatura, è stata la misura di salute pubblica più attesa da decenni. Da uomo della strada il vedere una così rapida ed efficace cura del decoro cittadino stupisce notevolmente.

Non posso non citare un aspetto singolare dell’attuale cambio di politica di Augusta: finalmente c’è chi si sta occupando con serietà e competenza dell’aspetto culturale della città. Augusta ha un assessore alla cultura capace di offrire iniziative stimolanti di alto profilo, come non se ne vedevano da decenni.

A Siracusa e in Sicilia la situazione economica è disastrosa, ma non si intravede nessuna iniziativa di rilancio da parte della politica e mai come oggi il sindacato è stato assente sul territorio. Tempi tristi?  

I tempi sono tristi da decenni. I sindacati hanno perduto la capacità di stimolo alla crescita che riuscivano ad infondere nel passato, forse dovuto anche alla perdita di credibilità per la diffusione dei bilanci e delle laute prebende autoelargite dai loro dirigenti. Il Covid19 ha solo dato un pretesto, come la chiusura di un sepolcro della economia già agonizzante da anni. Basta scendere lungo la strada di targia per vedere i capannoni chiusi, l’archeologia industriale testimone di un passato che non potrà tornare, forse perché non sarà più possibile impiantare industrie senza i controlli ambientali adeguati, come forse deve essere successo nel passato. La Sicilia è oscurata dala perdita dei suoi giovani migliori: ragazzi mantenuti nelle migliori università che poi scelgono di rimanere al nord se non all’estero.  Là dove si sceglie di installare un nuovo impianto industriale si forma un movimento per osteggiarne la costruzione e siamo stati così autolesionisti nel passato da inneggiare a gran voce alla mancata costruzione del ponte con la Calabria, come se non rappresentasse una enorme fonte di lavoro e una immensa possibilità di sviluppo.

Si sono tempi tristi, ma, ancora una volta, scagli la prima pietra chi può.