Privacy Policy SOLO I MELILLESI RIUSCIRONO A SMUOVERE LA STATUA DI SAN SEBASTIANO – I Fatti Siracusa

SOLO I MELILLESI RIUSCIRONO A SMUOVERE LA STATUA DI SAN SEBASTIANO

San Sebastiano è stato un militare romano al tempo dell’imperatore Diocleziano, martire per aver sostenuto e difeso la fede cristiana, ma su questo la realtà storica si confonde con tanta leggenda. La sua figura è circondata da fascino e bellezza. Il suo fisico muscoloso, perfetto, un volto effemminato, una bellezza ermafrodita, ha trovato ispirazione in pittori e scrittori arricchendo l’iconografia e la letteratura. Gabriele D’Annunzio scrisse nel 1911 “Il martirio di San Sebastiano”, un dramma  con musica  composta da Claude Debussy. Andrea Mantegna nel 1471  dipinse su tela il suo  bellissimo fisico,  oggi custodito nel museo del Louvre a Parigi. Anche Antonello da Messina nel 1478, dipinse su olio una tela raffigurante il celebre santo conservato a Dresda, ma anche Botticelli, Raffaello, Mantegna, il Perugino hanno dato luce e lustro a questo personaggio rappresentandolo con dovizia di particolari nei loro dipinti.  Una leggenda racconta che un giorno due giovani pavidi cristiani furono arrestati e pronti ad essere condannati, se non avessero apostato la loro fede. Essendo giovanissimi, stavano per cedere e rinnegare la loro cristianita’, quando fece loro visita Sebastiano convincendoli a non desistere e a credere fortemente in Dio. Ad un certo punto si racconta che il viso di Sebastiano fu avvolto da un alone di  luce che gli illuminò il volto, lasciando tutti esterrefatti. A questa illuminazione segui’ la guarigione di un soldato carceriere che aveva perso la voce durante un combattimento. Il fatto fece scalpore e comportò la conversione di molti militari pagani li’ presenti. Quando Diocleziano venne a conoscenza dei fatti, lui che odiava profondamente i cristiani, condannò a morte Sebastiano. Fu legato ad un palo sul colle Palatino, denudato e trafitto da frecce. Era il 20 gennaio dell’anno 304. Dal rinascimento in poi,  il martire è stato rappresentato quasi completamente nudo e legato a un albero o a una colonna. A proposito di questa nudità si racconta che nel 882 le monache del monastero di Santa Lucia a Siracusa, ebbero delle perplessità nell’accogliere il simulacro nel loro monastero, ma non ci sono elementi per poterlo affermare con sicurezza. Si narra invece che nell’aprile del 1414  una nave, proveniente dall’Adriatico e in furia alla tempesta, si scagliò tra gli scogli nella baia dell’isola di Magnisi, esattamente sulla spiaggia di Stentino. Tanti i feriti, ma fortunatamente nessuna vittima. Passato il fortunale e dopo lo sconcerto iniziale, i marinai nel rimettere ordine trovarono nascosta, in fondo ad un angolo, la statua di San Sebastiano chiusa in una cassa. Tentarono di spostarla, ma non riuscirono neanche a rimuoverla di un metro. Il vescovo di Siracusa, venuto a conoscenza della notizia, si recò con il suo entourage sul luogo perché l’informazione, come era d’uopo, circolò veloce tra le popolazioni vicine che, spinti più da curiosità che da vera fede, accorsero numerosi per cercare di spostare il pesante scrigno. Nessuno ci riuscì, solo i melillesi furono capaci a smuovere la cassa e come per miracolo e per prodigio, tra commozione e lacrime, gridarono in coro al miracolo. In processione ritornarono trionfalmente in paese, collocando il simulacro dapprima presso la grotta chiamata Carcaredda e successivamente nella Chiesa Madre, edificata successivamente proprio in suo onore. A questo episodio seguirono diversi miracoli e grazie ricevute, tutti attribuiti al santo della spiaggia. Da allora, come c’era da aspettarselo, la notizia del santu miraculusu si estese a tutti i paesi della provincia e oggi come ieri, la sua devozione è sentita in tutto il circondario, da Siracusa a Palazzolo Acreide, passando da Francofonte e Canicattini Bagni, fino a Middletown,  nel Connecticut. In questo periodo di instabilità economica, in questa incertezza che confonde, in questo tempo di precarietà dove niente è sicuro, dove si sono persi tanti punti fermi di riferimento, molte persone si rifugiano nella fede cristiana per trovare un senso alla propria vita, un conforto per andare avanti nelle avversità quotidiane e San Sebastiano, Santa Lucia e la nostra Madonnina delle Lacrime costituiscono per Siracusa e per tante altre città, un faro di luce sempre acceso ad illuminare quella vita che tanto fa tribolare.

Graziella Fortuna