Privacy Policy PARLA IL DISASTER MANAGER ANDREA BISICCHIA / EMERGENZA TERREMOTO: SIRACUSA ALL'ANNO ZERO E PRIVA DI DIFESE – I Fatti Siracusa

PARLA IL DISASTER MANAGER ANDREA BISICCHIA / EMERGENZA TERREMOTO: SIRACUSA ALL’ANNO ZERO E PRIVA DI DIFESE

Andrea Bisicchia, sei un esperto di protezione civile. Nei giorni scorsi abbiamo avuto una forte scossa, ma il Comune non ha fatto praticamente nulla, tranne che dare la notizia con quasi un’ora di ritardo..

Sarà banale e ripetitivo ma il Sindaco, Autorità Comunale di Protezione Civile, oltre che di Pubblica Sicurezza e Sanitaria, è individuato dalla normativa come il soggetto che, in caso di calamità, deve assumere la direzione dei servizi di emergenza che insistono sul territorio del comune, nonché il coordinamento delle attività di soccorso e di assistenza alle popolazioni colpite e provvedere agli interventi necessari. In caso di TERREMOTO si deve essere in possesso dello studio di microzonazione sismica del territorio comunale; e del Piano Comunale di Protezione Civile. Con la scossa di qualche giorno addietro che si è registrata molto forte in tutta la città in quanto non molto profonda all’interno del territorio, non si è fatto nulla come affermato, i cittadini hanno registrato spavento ma per fortuna non ci sono stati danni. Il Comune avrebbe dovuto immediatamente dopo la scossa, tenere contatti con dipendenti comunali, amministratori, volontari di protezione civile, Carabinieri, Vigili del Fuoco, cittadini per una prima valutazione sommaria degli effetti sul territorio e sulla popolazione. Si sarebbe dovuto effettuare un primo contatto con la Prefettura, la Regione Siciliana e la Provincia. Si doveva attivare un adeguato presidio del centralino telefonico. Si doveva verificare l’eventuale interruzione di pubblici servizi (energia elettrica, gas, acqua, telefono). Contattare i responsabili di strutture pubbliche o private (uffici, negozi, aziende, ambulatori medici ecc.)  e con persone che possono risultare in pericolo per far si di provvedere all’evacuazione preventiva (secondo piano di sicurezza) e per la successiva valutazione di eventuali danni alla struttura. Ma tutto ciò non è avvenuto affatto, proprio per la inadeguatezza della nostra struttura comunale di Protezione Civile. Queste sono le attività minime emergenziali al sorgere di qualsiasi fenomeno; insomma uno dei compiti primari del Sindaco è quello di saper garantire in ogni situazione la sicurezza della propria comunità, sia come singoli individui che come collettività; ma quando non ci si è mai esercitati a svolgere tali ruoli si resta così, sempre più paurosi. Il mio percorso accademico presso la sede universitaria di Perugia è costellato da estenuanti esercitazioni in città e nelle varie zone circostanti giusto perché tale meccanismo va oliato costantemente tant’è che la struttura comunale umbra è una delle più efficienti d’Italia e all’interno del percorso universitario si è creato uno staff di specialisti laureati che operano, (come associazione) quando il Dipartimento ci attiva, per intervenire in zone di calamità e ogni anno questi professionisti aumentano man mano che finiscono il percorso di laurea.

Partiamo dal principio. Prima ai Pantanelli c’era una struttura di protezione civile. Che fine ha fatto?

E’ vero la Protezione Civile fu allocata nell’area Pantanelli (ex base Agip) in un’area di circa 44mila metri quadrati dove si poteva ben operare per un servizio di tale portata. Personalmente mi sono prodigato affinchè la palazzina, che si trova all’interno dell’area  quella posta all’estrema sinistra  entrando, fosse ben attrezzata per ospitare un COC in grado di supportare un evento di Protezione civile. Furono spesi dei soldi per fornire dei computer da tavolo per le funzioni di supporto, le scrivanie con cassettiere, qualche portatile armadi sedie e poltroncine e due studi uno per assessore e uno per dirigente e quant’altro. Furono effettuati lavori di consolidamento del prefabbricato dove in qualche punto era ceduto il pavimento, nulla di eccezionale poichè la struttura è composta da capriate che formano il soffitto e da pareti mobili smontabili e poteva sopportare qualche calamità. Tutto questo fino al 2003 nel mentre si era approvato dal Consiglio comunale il regolamento del servizio di Protezione civile e successivamente il regolamento della Consulta della Protezione Civile. Inoltre la prefettura all’epoca, aveva effettuato dei sopralluoghi sulla bontà dei lavori e delle forniture che venivano messe in quella palazzina. Dopo quell’anno la struttura ha avuto un lento degrado, i computer venivano spostati in altri uffici, il portatile non se n’è saputo nulla, le scrivanie sono state dirottate in altri uffici comunali, i sottoservizi cannibalizzati, fino a quando si è arrivati a dichiarare il prefabbricato inagibile con rischio di crollo. In effetti non era così visto che è ancora in piedi, abbandonato e oggetto di scempio da parte di ignoti. 

Ad un certo punto la protezione civile dal campus ai Pantanelli è passata in una stanza in via Brenta. Insomma, al Comune già con  la Garozzo Band se ne fregavano della protezione civile

Sì è così ma non tanto con Garozzo a cavallo fra un Sindaco e l’avvicendarsi dell’altro si è deciso di riorganizzare gli uffici di Protezione civile relegandoli nello stabile di via Brenta. Scelta scellerata e mortificante per i cittadini poichè privati dell’ufficio cardine dell’amministrazione comunale in quanto a competenze orizzontali, poiché bisogna di tutti gli altri uffici al fine di coagulare tutte le informazioni utili che fanno parte del sistema di protezione civile e poi immettere in rete tali dati, al fine di formare la mappa unica del territorio con i rischi che gravano su di esso. Quindi tutti i Dirigenti dei vari servizi debbono collaborare con il responsabile del servizio di Protezione Civile. Ripeto fatto increscioso avvalorato dalla classe politica del tempo con la complicità di Dirigenti “cavalier serventes” che pur di mantenere il loro status hanno accondisceso a queste scelte noncuranti dei danni che si sono creati.

Del valzer dei funzionari “o sei con me o ti mando in Siberia” cosa racconti ai siracusani?

Il valzer dei funzionari è l’attività che riesce meglio nel nostro comune. Mentre esistono disposizioni che premiano la professionalità, il fare manageriale e la conoscenza della materia si continua a mantenere il solito cerchio magico dirigenziale facendo roteare le stesse persone nei vari servizi senza che vengano creati nuovi ingressi di altri dipendenti capaci e professionalmente preparati, con l’aggravante dell’incarico ad interim quindi ditemi quel dirigente cosa riesce a fare quando ha due o addirittura tre servizi. Forse non mi sono accorto che al comune abbiamo dirigenti che sono dei Nembo Kid o dei Mandrake. Per quanto attiene al servizio protezione civile poi Vi faccio sorridere. Dal 2003 come detto, esiste un regolamento chiaro e capzioso dove tra l’altro si fa riferimento alla figura Dirigenziale della persona laureata in protezione civile, ma di tutto questo non se ne è mai tenuto conto e quindi il servizio ne ha subito le conseguenze. Non mi reputo depositario di verità assolute o unto da chissà quale santità, ma certamente sono l’unico laureato in protezione civile della Sicilia sud orientale e l’amministrazione che fa? Non mi utilizza? Questo significa non avere interesse per la cura e la salvaguardia di una città, dei cittadini, dei beni pubblici e dei beni dei cittadini stessi. Vabbè, è andata così, peggio per loro. Mi dispiace solo per i miei concittadini.

Andrea Bisicchia, in ogni caso forte scossa, città impaurita ma non succede un quarzo, il Comune non fa un quarzo. Perché?

Ribadisco quando già detto prima. Aggiungo che si sarebbero dovute attivare  le cosiddette FUNZIONI DI SUPPORTO insite nel COC e da lì poi scattavano tutte le attività previste. Anche se tutto ha creato solo paura, comunque si poteva avere la consapevolezza che la macchina funzionava ed era pronta ad affrontare emergenze e calamità. Purtroppo quando si è impreparati sulla materia si ricorre ad improvvisazioni, imprudenze.

Siamo messi bene. Quasi in maniera furtiva si è parlato di nuovo piano di protezione civile e dopo qualche giorno una breve di cronaca per dire che è stato approvato grazie al nulla osta del dottor Di Gaudio, il funzionario che sostituisce il Consiglio sciolto e che nessuno ha mai visto a Siracusa. Qual è il tuo punto su questo mistero?

Sì, c’è stato un trafiletto dove si comunicava l’approvazione del piano di protezione civile aggiornato, ma mi chiedo e chiedo questo signor commissario riesce a capire cosa ha fatto approvare? Ha collaudato il piano comunale con chi è deputato ad essere il braccio operativo della protezione civile e cioè i vigili del fuoco? Ha verificato se c’è il piano di mobilitazione dei dipendenti comunali che al momento dell’emergenza debbono essere disponibili a svolgere tale attività a supporto delle autorità e delle varie funzioni del COC? ha verificato su quali risorse possiamo affidarci, in tali situazioni, esempio pullman che trasportano persone, escavatori. Buldozer etc? Ha verificato quali strutture possono ospitare i cittadini che lasciano le proprie case e se queste aree sono messe in sicurezza e dotate dei sottoservizi necessari per dare un minimo di conforto a chi alloggia? Ha verificato che le aree di attendamento o le aree di attesa sono sicure, pulite  e dotate di servizi di pronto intervento? Ha verificato se vi sono depositi di attrezzature, dislocati in varie parti della città, da affidare ai volontari per interventi di prima ora per spostare i materiali che si possono accumulare in mezzo alla strada? Ha verificato se vi sono ampie aree di sosta dove arrivano i tir che trasportano materiali, medicinali e quant’altro? Mi fermo quì per non mortificare il sig. Commissario che su questa materia avrebbe dovuto tirare le orecchie ai compositori di questa accozzaglia di dati che non portano a nulla. Il piano poi va portato a conoscenza dei cittadini, che hanno il diritto e dovere di fare le dovute osservazioni, dopo di che diventa esecutivo, quindi a mio avviso ancora il piano chi di dovere lo potrebbe impugnare.

Nel merito come si fa un nuovo piano di protezione civile senza che lo conosca nessuno? E come fa ad approvarlo un commissario che non sa nemmeno dove sono Borgata e Mazzarona? In sintesi, facendo gli scongiuri, se arriva una scossa pesante siamo nelle mani del Signore?

Il commissario ha avuto sicuramente pressioni dall’assessore e dal sindaco  per portare qualcosa sul proprio curriculum personale, ma giocando con la pelle dei cittadini, senza appunto sapere cosa vuol dire protezione civile. Non si sa chi fa cosa, come si saranno dislocate le risorse umane, nei quartieri cittadini. La città manca di un impianto video nei punti più nevralgici, manca di sottoservizi alternativi che in un momento di calamità possano essere attivati e mantenere così le normali attività umane. Vi faccio un esempio banale l’area della marina è destinata ad area di attesa dei cittadini, ma vi immaginate i cittadini ammassati li? Viene un’onda anomala e succede una carneficina. Ecco perché insisto su esercitazioni di protezione civile che sono un importante strumento di prevenzione e di verifica dei piani di emergenza, con l’obiettivo di testare il modello di intervento, di aggiornare le conoscenze del territorio e l’adeguatezza delle risorse. Hanno inoltre lo scopo di preparare i soggetti interessati alla gestione dell’emergenza e la popolazione, ai corretti comportamenti da adottare. Aggiungo che in Sicilia solo il 49% dei comuni ha trasmesso dei piani di protezione civile quindi ancora ci sono molte carenze e ritrosie a dotarsi di questo strumento opportuno e necessario, e bisogna verificare se i piani che sono stati presentati sono ben fatti ed efficaci e danno sicurezza ai cittadini amministrati. Insomma, in atto, se una calamità si abbatte su questa città sono solo i santi protettori ci possono aiutare.

Come si può recuperare un disastro del genere? La rete di protezione civile non rinasce in un giorno?

Recuperare si può sempre ricominciando da capo e utilizzando le risorse umane giuste, rivolgendosi a chi la Protezione civile la mastica come il pane quotidiano e così solamente si può arrivare a risultati che fanno dormire sonni tranquilli ai cittadini, o perlomeno fino ad un certo livello di calamità la città è sicura e si può evacuare in sicurezza senza panico e con la dovuta “resilienza”. Io sono sempre a disposizione ma da soli non si va da nessuna parte. Ci vuole una squadra ben congegnata con i necessari supporti informatici e dotata degli investimenti necessari. E’ vero, non si può pensare che così con un colpo di bacchetta magica tutto si risolva. Non è così,  si inizia tutto da capo applicando in modo costruttivo e senza infingimenti leggi e regolamenti esistenti, che aiutano molto nelle varie attività di Protezione civile.

Eppure nonostante il nulla le spese per la protezione civile corrono. Come mai?

Definire il nulla è disfattista, qualche piccolo dato ci può ancora tornare utile, ma certo tutta la città va mappata in modo capillare al fine di individuare le nostre criticità e poi abbiamo il ricco patrimonio culturale che va tutelato nei modi previsti dalle apposite disposizioni di legge. Mi riferisco alla legge sulla tutela dei beni culturali ed artistici. Le spese? Ci sono certamente ma sono spese esigue di ordinaria amministrazione. Credo che il fondo di dotazione sia lo stesso da molti anni, circa 25 mila euro. Invece ci sono i fondi che si possono reperire dalla comunità europea con gli specifici progetti di protezione civile. Se riusciamo a incanalare questo fiume di denaro per queste finalità senz’altro si muoverà un indotto pazzesco e l’economia siracusana avrà bisogno di persone da far lavorare a tutti i livelli.

Concludo affermando che la capacità di coordinamento, di noi Disaster Manager, cioè di far lavorare insieme con efficienza ed efficacia, istituzioni e persone che provengono da esperienze e percorsi molto diversi tra loro, credo sia oggi utile a tutti i livelli.

La conoscenza deve essere multidisciplinare. La capacità organizzativa deve confrontarsi con la complessità senza l’aiuto di scorciatoie e di semplificazioni inesistenti. Bisogna adottare un metodo di lavoro indispensabile a dare continuità alle nostre prospettive di benessere, di crescita e di sviluppo. 

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