Privacy Policy COSI' DICE LUCIA: LA DELUSIONE DI FRANCESCO E I SESSANT'ANNI DI GRANATA – I Fatti Siracusa

COSI’ DICE LUCIA: LA DELUSIONE DI FRANCESCO E I SESSANT’ANNI DI GRANATA

CHE DELUSIONE FRANCESCO

Se vogliamo parlare di beni culturali, cultura, arte e prospettive possibili ma tradite dirò che io sono molto delusa da Francesco Italia. Granata era già andato OLTRE non si sa bene per cosa e non sapevo cosa aspettarmi, certo avrei sperato in qualcosa di meglio, ma Francesco Italia, dal quale già si temeva la prosecuzione dell’ Italgarozzo trend, speravo ci potesse stupire, che finalmente un figlio di Siracusa fosse tornato per fare qualcosa di buono. Non so se mi aspettassi una Siracusa da bere ma certo non c’era bisogno di tornare da Milano per distribuire camomilla e affidare beni pubblici, rinunciare a gestirli, rinunciare al giusto profitto. 

Di personaggi che tornano per organizzare robe e fare discussioni da valium, associazioni tanto chic quanto inutili, ce ne sono tanti ma, lui per cultura, sensibilità e conoscenze poteva davvero fare la differenza e non lo ha fatto. 

Non dico che mi  aspettassi una città congressuale o aprire in pianta stabile il teatro comunale ma organizzare qualcosa si poteva, usare la nostra apertura mentale e l’humus culturale che ha radici antiche per parlare ad esempio di omofobia o riaprire e riscoprire siti, completare ricerche lasciate in aria, accendere i riflettori su ogni pietra. Siracusa non è una città che si scandalizza, potrebbe promuovere grandi temi se trovasse le chiavi giuste per tornare al centro della scena, destare interesse nel mondo, in chi ha il gusto della storia e non solo della speculazione. Invece dopo le parole e le promesse si e’ lasciato tutto il favore alle cose semplici di facile divulgazione, agli amici, alle opere già compiute da appaltare se non in modo oscuro sicuramente poco remunerativo da pessimo amministratore, ha rinunciato anche ad un minimo di “devolgarizzazione” di cui lo credevo capace. Rinunciare  non dipende dal bilancio e non ha scuse,  le ombre sulle trattative sono degne davvero di paesi sudamericani perché rimandano a sensazioni di autoreferenzialita’, oltre i suoi video non c’è poi quest’impegno per lo splendore ma d’altra parte chi sono ad osteggiarlo?

L’IPOCRISIA DEL PD

In ogni dove lamentele mediocri che manifestano critiche strumentali da parte di gente che spesso è anche più potente del criticato, ma non fa nulla, gioca sulla pelle e il destino della città. Quando un nostro famoso concittadino si accorse che c’era erba alta al tempio di Giove? Forse quando il sindaco lasciò il PD per andare con Calenda? E prima non l’aveva vista? Il PD si accorge ora di come pecchi nella gestione? È tutto strumentale e senza senso, senza proposta. Ci sono argomenti che muovono la fantasia come in Agatha Christie.  Alcuni si soffermano sull’erudirci del fatto che le collusioni prendono tutto, ai tempi si attivarono curiosità da libro giallo sulla morte di Tusa,  si e’ insinuato persino che Rizzuto sia stato lasciato morire di Covid. Non so se rimarranno tesi da giallisti o se confermate farebbero la fine dei fatti di Ustica, magari no, né sappiamo se cambierebbe la sostanza. Certo oltre lo scandalo non si attiverebbe la sorpresa per la scoperta, ormai non ci si meraviglia di niente. 

GLI ACCORDI FARLOCCHI

Figli dell’industria che ha corrotto spiagge da sogno i Siracusani non sono più facilmente colpiti dalla cronaca, ora quello che i siracusani vogliono è far fruttare ciò che e’ da salvare e che si è  salvato anche dalla cementificazione,  non e’ tanto sapere a chi si cede e neanche quanto frutta a chi si cede, vogliono sapere cosa entra alla città e invece continuano a scoprire che si fanno accordi per cifre irrisorie, per affidare ciò che non si sa gestire e pur di togliersi un peso lo si regala, che poi lo si faccia con premeditazione e dolo non sappiamo, di sicuro rinunciare per decenni ad un bene pubblico lascia da pensare. Speriamo non si giunga a cederli per sempre. Chi gestisce oggi deve farlo nell’interesse della comunità e nel rispetto della storia, di quest’ultima si fa scempio,  se la famigerata coppia sta cedendo per decine di anni dei beni ad alcuni e’ perché altri  non avevano interesse ad averli, hanno preso roba già pronta o confacente ai loro piani. Restaurare? Non è  cosa da poco! Quello che è certo è che quei beni che non fruttano facilmente, come Palazzo Impellizzeri,  sono cmq fonte di medesime considerazioni. SI REGALA?  CI SONO TORNACONTI PERSONALI? Appalti da svelare? Forse ma bisogna fare un distinguo. Se in una città piccola circondata da atenei ti dicono che non c’è l’università…chi mira a continuare la propria attività politica qualcosa la deve fare. Allora si rivolge a chi gli dà conto e si accontenta di proporre roba facile,  di fascino, pur di risolvere il problema, ma non è facile il gestore dovrà trovare fondi, ci vuole una contropartita.
Perché un un ateneo funzioni ci vogliono gli iscritti, l’ offerta formativa si basa sul mercato e le prospettive che offre quel tipo di formazione… se chi si è già laureato in un dato ramo adesso “ammucca laponi” allora è normale che si preferiscano corsi per la promozione.

E torniamo al problema…COSA dobbiamo PROMOZIONARE che la città intorno alle solite cose non può essere descritta con criteri smart?  C’è uno stacco traumatico fra Ortigia e la terra ferma. Bisogna dare un futuro ad un settore cui si promette un ateneo. Le solite cose già si sanno e funzionano, anche se in chiave perfettibile! 
Quello che manca, che è coperto, che non è valorizzato, è la chiave per la svolta e mi pare che non siano capaci di occuparsene.

I SESSANT’ANNI DI GRANATA
Altri commenti sento sul fatto che da Trento ci danno 100 mila euro e non 350 mila e allora…Ma allora cosa? Siamo nel mondo reale! Se si rompe il braccio un contadino non gli danno gli stessi soldi che danno a un medico e non perché non usa le braccia. Il medico le fa fruttare di più.  Questo è il problema!  Ma quanto ci dovrebbero dare per una cosa che non fanno fruttare…siamo fuori mercato. Infatti non si  dovrebbe cedere a questo ricatto visto il valore dell’opera ma da bravi cattivi amministratori di cotanta bellezza che non fanno fruttare si giustificano  che servono anche questi spiccioli per le spese. Certo vista la cifra rimane il dubbio che facciano favori personali per averne altri, se così non fosse, se fossero solo degli incapaci per me sarebbe pure peggio.
Si levano voci che urlano “dovrebbe fruttare qua”. Verissimo bisognerebbe imitare Sgarbi e la Tuscia.  In virtù della sua posizione geografica, Siracusa, dal V millennio a.C., fu ponte tra il continente africano, europeo e asiatico, operando come fecondissimo crocevia di flussi migratori e di civiltà che si affacciavano sul Mediterraneo, questo deve tornare ad essere. Quando cedette ai romani ne venne anche delusa ma anche allora si distinse per fatti unici.

I TRACCHEGGI DI VERRE

Nel 70 a.C. si celebrò uno dei processi più clamorosi dell’intera storia della giurisprudenza. Gaio Verre, ex governatore della Sicilia dal 73 al 71, venne accusato dai siciliani e dai siracusani di aver manovrato a suo piacimento il sistema degli appalti e la giustizia, di aver razziato opere d’arte e imposto tributi esorbitanti fino a ridurli in miseria. I romani li avevamo fatti entrare noi per stanchezza da scirocco e per quella forma di va bene basta che sto tranquillo e mi faccio gli affari miei ma, almeno allora ci si ribellò al furto e al malaffare. Oggi Granata si permette il lusso di dire a sessant’anni non mi posso incatenare per un quadro, sono un tranquillo pensionato. Allora ritirati gioia! Comunque dalla parte di Verre si schierarono Ortensio, elegante e incontrastato principe del foro, e l’intero ordine senatorio; i siracusani assunsero un avvocato giovane e ancora poco conosciuto: Marco Tullio Cicerone. Oltre che capolavoro dell’eloquenza antica, Il processo di Verre è anche un documento di straordinaria importanza per conoscere il sistema di amministrazione romana nelle province e il funzionamento della giustizia che uguale a quello odierno. Si intromisero le lobby e procurarono testimoni falsi, si tentò di uccidere Cicerone ma Cicerone lotto’ e vinse! Oggi se ne trovano di Cicerone? Di  innamorati del nostro tramonto e della nostra bellezza al punto di rischiare la morte? Ma poi noi non pretendiamo! Non vogliamo né Sgarbi né eroi ma neanche promulgatori di mediocrità, compilatori di appalti che quando non sono impugnabili sono antieconomici e umilianti. Non abbiamo il coppiere degli Dei, abbiamo Coppa e basta. In realtà non Sgarbi ma uno con capacità  simili ci vorrebbe!

Torna la Tassa di soggiorno! Di cosa parleremo fra un po’?  Di dove finiscono i soldi? Noi speriamo sempre di no…vero Salvo?

Lucia Angelico

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