Privacy Policy LA DIDATTICA A DISTANZA E' NELL'EMERGENZA, MA LA SCUOLA E' UN'ALTRA COSA – I Fatti Siracusa

LA DIDATTICA A DISTANZA E’ NELL’EMERGENZA, MA LA SCUOLA E’ UN’ALTRA COSA

E’ entrata in tutte le case all’improvviso, prepotentemente e senza permesso la DaD, didattica a distanza, creando non poche perplessità tra  gli insegnanti impreparati, che hanno dovuto inventarsi un modo nuovo e alternativo, spesso creativo, di fare lezione e gettando nel panico famiglie non avvezze alle tecnologie. Molti docenti lamentano che il lavoro si sia moltiplicato tra videolezioni, tutorial, ricerca di video su YouTube e poi c’è la correzione degli elaborati che non è proprio come farlo in presenza e la loro rispettiva restituzione. Il  fatto che si possa lavorare in casa e in pantofole, non sempre ripaga perché rimane una didattica asettica, senza emozioni, esente da ogni forma di rapporto empatico. Occorre impegno e tanta pazienza, soprattutto quando poi la connessione internet non corre veloce quanto il proprio pensiero. Tantissime le difficoltà incontrate, un percorso tutto in salita e con tanti interrogativi, un viaggio obbligatorio con una meta finale incerta e dai risvolti non sempre chiari e ben definiti. La scuola tutta, ma in primis  i genitori,  stanno affrontando un grande sacrificio, perché sono loro, specie nella scuola primaria,  a mantenere legato  il cordone ombelicale con i docenti, collegandosi in orari stabiliti e considerando che i discenti della primaria non sono del tutto autonomi. Scuola/famiglia, due entità circolari, due agenzie educative fondamentali per la crescita formativa e dove il ragazzo sta al centro con le sue perplessità e con i suoi dubbi. Tante le criticità emerse, una delle quali fondamentale per tutti, la mancanza delle relazioni dirette. Vengono a mancare, nello Smart working, i continui interrogativi, i quesiti, i dialoghi, ma anche i comportamenti, le reazioni improvvise. Risultano assenti l’interazione e la partecipazione, essenziali in un processo paideutico. Tutto questo fa apparire incerta tutta l’organizzazione che, alla lunga, si rivela frammentaria. L’alunno vive in una continua incertezza, non ha nulla di ben programmato, non sa quando l’insegnante  avvierà il prossimo live, non  ha ben chiaro  quanto durerà la videolezione, quali saranno le richieste. Il tutto comodamente chiuso nella propria casa, protetto dalle quattro mura e si sa che, in caso di mancata risposta, può sempre dire che è venuto a mancare il collegamento. Insomma, un po’ tutto aleatorio, dove valutare diventa, per gli addetti ai lavori, molto difficile. Una valente  docente, l’insegnante Angela Bosco commenta dicendo  che la didattica a distanza, in questo momento di emergenza Covid-19, è l’unica risposta che la scuola può dare e tutti si stanno impegnando a farla funzionare al meglio, ognuno secondo le proprie capacità,   collaborando per  dare il migliore dei servizi. Qualche testa gloriosa, continua la Bosco, pensa di farla continuare in un futuro prossimo, ma supporre che possa diventare a regime, sarebbe la morte dell’educazione. La didattica a distanza non potrà mai sostituire la didattica in presenza, perché verrebbe a mancare tutta la sfera emozionale. La modalità on line deve essere solo ed esclusivamente complementare. Anche la docente Rita Di Stefano aggiunge che la DaD è fortemente esclusiva e viene a mancare un aspetto importante nella vita quotidiana, l’osservazione diretta ed indiretta. E ancora, l’insegnante Dorella Bonavoglia sostiene che la DaD è un distanziatore sociale e il Miur può stanziare tutti i finanziamenti che vuole, può istituire tutti i corsi di aggiornamento che vuole, può comprare tutti i dispositivi elettronici  che vuole, ma non riuscirà mai a raggiungere tutti. La didattica a distanza non è democratica, è fortemente discriminatoria. E per ultimo, la docente Monica Nizza chiosa dicendo che la DaD lascia fuori chi non ha strumenti, accentuando la  diversità, ma in ogni caso rappresenta una sfida, un’opportunità per imparare una modalità nuova di lavoro, di fare scuola. L’auspicio è quello di non mandare gli insegnanti allo sbaraglio, così come è successo, ma sia plausibile una formazione in itinere, affinché si possa lavorare con competenza e professionalità che contraddistingue da sempre tutto il corpo docente. Cosa ci lascerà in eredità il lavoro agile? Quali prospettive per la Dad? Quali feedback positivi riceveremo? Continuerà ad essere un modo alternativo di fare lezione, oppure rimarrà una breve parentesi? La didattica in qualsiasi modalità essa si propone, deve raggiungere tutti attraverso uno studio continuo e costante,  sempre. Nessuno può e deve rimanere indietro e in questa disamina, nel frattempo, diversi studenti privi di risorse, rimangono ad aspettare.

Graziella Fortuna

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