LA STORIA DEL CANE PASTORE TEDESCO CHE IL PROFESSORE NON RIUSCI’ A SALVARE

Si parla spesso di fenomeni strani che avvengono in determinate circostanze, come la telepatia, la premonizione, l’incubo…. per non dire dell’etero/auto suggestione, dell’etero/auto ipnotismo, della catalessi, fino ad arrivare al malocchio e alla fattucchieria. Siamo convinti che ciò non sia prerogativa esclusiva degli uomini: chi mette in dubbio che, certi animali specialmente,“ sentano” prima di noi l’avvicinarsi d’una tempesta o d’un terremoto? E la pascoliana cavallina storna, che trasalì al sentir pronunciare dalla madre del poeta il nome dell’assassino? Mistero! Forse c’è del misterioso anche nell’episodio avvenuto ad Ognina.

Il protagonista è un cane pastore tedesco, uno stupendo cucciolone di razza pregiata, il cui nome non è stato possibile sapere perchè non appariva nel -diciamo pure elegante -collare che esso aveva al collo. Il testimone oculare-e diremmo anchecoprotagonista -è il prof. A.G. Scriviamo solo le iniziali dei connotati del noto docente per suo espresso desiderio, es-sendo egli una persona molto riservata.

Il prof. A. G., dunque, ha l’abitudine di alzarsi presto la mattina e di fare delle lunghe passeggiate in bicicletta, partendo dalla Contrada Fanusa. La meta preferita, soprattutto in questi giorni, è Ognina. “Sa -ha raccontato tra la più viva commozione -come capita che quando un trovatello di un ospizio fissa intensamente l’attenzione su un determinato visitatore, potenziale padre adottivo, per orientare, per “ provocare” la scelta? Così ha fatto quella povera bestia nei miei riguardi. Da principio, vedendolo lasciare il gruppo di randagi e avvicinarsi a me direttamente, ho creduto che si trattasse di uno dei tanti senza padrone che battono la zona e ai quali è risaputo che ogni mattina passa a distribuire i piatti in plastica, colmi di minestra calda con carne o pesce, la nota “madrina dei cani e dei gatti”, la signora Enza Piazza, che per questa sua lodevole attività assistenziale che conduce -con spesa personale non indifferente da vari anni -lo scarso anno ha ricevuto il “XVIII Premio di Cultura e Socialità”. Confesso di aver provato, da principio, un certo disagio, una certa paura, e di aver cercato di allontanarlo; ma la sua espressione era così dolce, così affettuosa -potrei dire pure così implorante? -che non l’ho più cacciato via, che l’ho perfino accarezzato. Ed ha cominciato a seguirmi, a non staccarsi dalla ruota nemmeno quando, per tentare di distaccarlo ho aumentato appositamente il ritmo della pedalata. Mi si è fatto veramente amico inseparabile! Se mi fermavo, mi porgeva subito la zampa, per manifestarmi il suo affetto; mi si strofinava fra le gambe per invitarmi ad accarezzarlo….”Tuttavia il prof. A.G. non aveva intenzione di portarselo a casa ed ha pensato bene, dopo di avergli tolto il collare, di legarlo all’anello d’uno dei blocchi di cemento che i pescatori di lambuche sogliono caricarsi a bordo della loro imbarcazione quando iniziano la loro caratteristica pesca. La mattina seguente, punto e accapo! Il pastore tedesco era sciolto, con un altro bel collare, in compagnia di diversi altri cani; ma appena lo ha visto da lontano, immediatamente si è staccato dal gruppo e gli è andato incontro. Stesse manifestazioni d’affetto, anzi più vive, stessa corrispondenza, stesso volere insistere a seguirlo e a star-gli vicino, a farsi accarezzare; ma, purtroppo, stesso epilogo: quando il professore ha creduto di lasciarlo, dismissione del collare e legatura ! “Quando l’ho lasciato, dopo l’ultima carezza -continua il racconto con la voce che a tratti gli trema il professore -ho osservato attentamente i suoi occhi: che espressione malinconica, quasi umana! Che tristezza! Presagio? Nessuno può saperlo: mi è parso come il volto d’una persona che parte e che ti saluta per l’ultima volta, sapendo che non ti vedrà mai più!”E mercoledì sera, la tragedia! Il professore A.G. aveva deciso di andarsi a riprendere con la macchina la bicicletta-la prima bicicletta -che alcune sere innanzi aveva lasciato nella villa d’un amico, perchè si era fatto tardi e l’amico, sentendogli dire che la dinamo non gli funzionava, non aveva voluto che egli la usasse per tornare alla Fanusa, preferendo invece di accompagnarlo con la sua vettura. Arrivato alla “ discarica abusiva” che vi è nei pressi del bivio per Ognina, si ferma con l’intenzione di prendere tra i rifiuti un bidone che qualche giorno prima aveva visto abbandonato e che aveva pensato di utilizzare come vaso da fiori. La forza del destino!“ Proprio in quel punto -racconta ancora mentre gli occhi gli si fanno lucidi per i lucciconi imminenti, che stenta a frenare -proprio in quel punto non trovo il mio carissimo amico cane: con che nome dovrò ricordare la povera affettuosissima bestiola che non dimenticherò mai? Avrà subito avvertito la mia presenza, giacchè al mio avvicinarmi mi accorsi d’una specie di grosso fagotto messo di lato dalla strada, da cui un uscì un guaito così pietoso, che mi si strinse veramente il cuore. Qualche macchina l’aveva arrotato! Mi chino per soccorrerlo: non è in grado si sollevarsi; ha gli arti fratturati… Mi lecca languidamente le mani mentre io l’accarezzo e l’invito inutilmente ad alzarsi. Decido di metterlo in macchina e di portarlo a casa, per poi chiamare un amico veterinario ad approntargli le cure del caso. Appena giunto alla mia villetta, faccio appena in tempo a scenderlo dalla mac-china, che mi spira, con un ultimo lamento, tra le braccia!….E’ terribile, credetemi! E’ come se venisse a mancare una persona cara, che voi avete frequentato e voluto bene per tanto tempo! Come si può essere cattivi con animali così affettuosi?! Come si possono abbandonare!? Eppure, specialmente in periodo di ferie, ci sono tanti che, per le loro comodità, abbandonano quel gatto, soprattutto quel cane con cui hanno trascorso tanti anni, da cui hanno ricevuto tante manifestazioni di affetto! ”E come alle persone umane si dà la sepoltura più dignitosa che si può, così il prof. A.G. ha voluto dare sepoltura al Cane X, in un angolo della sua villetta, sopra cui ha voluto trapiantare dei fiori.“ Ho notato -conclude -che la povera bestia aveva un terzo collare. Il che molto probabilmente vorrebbe dire che almeno in questo caso i padroni non se ne sono voluti disfare, che l’avevano ancora una volta rintracciato e che l’animale, forse perchè ancora cucciolo sui 6 mesi, sebbene di taglia imponente, inesperto, oppure trovandosi in un luogo che non era quello suo abituale, forse perchè i padroni sono in vacanza in una villetta affittata, come sogliono fare tanti , era scappato per la terza volta.“ Oh, se mi fossi deciso ad assecondarlo nel suo affetto e a portarmelo a casa, per potere poi avvisare i padroni! Adesso non starei qui a commuovermi e a farvi commuovere!”

Arturo Messina