PAROLA A CORRADO GIULIANO: SIAMO UNA CITTA’ SENZA ANIMA, CON L’ILLEGALITA’ COME CARATTERE DISTINTIVO

Corrado Giuliano, è un momento terribile per Siracusa. Il commercio non regge, il turismo è malgestito, i giovani stanno perdendo l,e speranze e preferiscono mollare la città che pure amano. La politica è solo una delle componenti che non funzionano. E’ impressionante invece la cultura della non legalità che prende piede, come tu scrivi quasi quotidianamente Ortigia è una casbah che finirà per perdere magia e attrattiva

La crisi del 2008 è chiaro che ha colpito e colpisce la fascia di popolazione meno garantita, il venir meno dell’economia industriale che aveva dato a Siracusa oltre che devastazione ambientale anche benessere , non regge più non solo a Siracusa ma anche in tutta Europa, la raffinazione, l’industria chimica che avevano reso monoculturale la nostra economia con l’ampio coinvolgimento dell’indotto non ha mantenuto quella promessa di mutare la struttura economica dell’impresa locale, che venuta meno la presenza della grande industria non ha retto ad un confronto e ad una concorrenza più ampia, salvo ovviamente alcune eccezioni.

I giovani, come in tutto il Sud, sono in una fase di esodo, vedono al futuro con preoccupazione e non riescono ad individuare le grandi potenzialità delle nuove professionalità: spesso nei ceti medi prevale la riproduzione sociale, che ovviamente resta ancorata a schemi tradizionali , nella migliore delle ipotesi alle professioni liberali che accusano più di tutte la inadeguatezza alla modernità, restando sempre più marginali e proletarizzate. Se ci pensi piccole rendite parassitarie si sono incistate nella nuova economia del turismo, ma prive di professionalità e di visione imprenditoriale.

Il Turismo ci è ‘crollato’ addosso in questi recentissimi anni,  l’amministrazione è stata succube di questo fenomeno, non soltanto non è riuscita a governarlo ma ha ritenuto di dare un aiuto all’economia debole incentivando iniziative e uso della città che inevitabilmente andranno a consumare questa opportunità.

Il Turismo, se terrà ancora in questa dimensione,  finirà di rovinare quello che vogliamo vendere, Ortigia e Noto ne sono un esempio, strade e piazze invase da esercizi di nuovo monoculturali di ristorazione e paccottiglie per un turismo irrispettoso, attività improvvisate, la città storica svuotata dei residenti si presenterà nelle stagioni prossime sempre più come un luna park, aperto d’estate e chiuso d’inverno, e che produce esclusivamente lavoro precario. Andiamo sempre più verso una offerta di città priva di anima e di attrattiva per un turismo più esigente, curioso, interessato più che ai resort improvvisati, alle nostre emergenze monumentali, storiche e paesaggistiche.

La mancanza di controllo sulla legalità degli esercizi va a minare anno dopo anno quella economia sana e professionale rispettosa delle regole ma vittima di una concorrenza sleale e temo anche malavitosa: basta su questo ultimo punto analizzare tutti i servizi che dal Ponte Umbertino giungono sino alla Fonte Aretusa.

Tu appartieni ad una generazione che ha sempre lottato. Certo, oggi non penso che la battaglia per il santuario-mostro di viale Teocrito la faresti più

Devo questa mia combattività all’esempio assai più alto di amici carissimi che, in via del tutto occasionale dagli anni ’60 mi è capitato di frequentare, Gioacchino Gargallo, Giuseppe e Santi Luigi Agnello, Salvatore ed  Ettore Di Giovanni, amici/nemici come Nino Consiglio, la mia decennale unione di intenti con Pippo Ansaldi, con Ermanno Adorno, che non mi lesina critiche ed insulti, ma che trovo come pochi altri della sua generazione una inesauribile fonte di memoria e  di lucidità di lettura critica del nostro presente.

Il Santuario continuo a ritenerlo una ferita imposta alla città da una politica ed un clero che furbescamente hanno aggirato vincoli archeologici e valutazioni di esperti di Arte Sacra: sarò fissato, ma spero in una generazione futura che si convincerà , nella stessa misura in cui noi ci siamo convinti ad abbattere i silos che deturpavano il Porto Grande. Poi caro Salvo c’è sempre la natura, il Santuario è piazzato sull’antico letto del fiume Syracos, uno dei motivi dei cronici allegamenti che subisce, e come sai il cemento alla fine non è longevo …

Hai sempre avuto vicinanza, rispetto e affetto per un padre nobile di Siracusa come Corrado Piccione. Ma ci sono ancora padri nobili in questa nostra città?

Certamente reputo Corrado Piccione il rappresentante migliore di una generazione che nel dopoguerra ha tenuto alti i valori civili e costituzionali, un intellettuale di cultura e pratica cattolica che non ha mai disdegnato di esercitare laicamente il suo ruolo di cittadino e di naturale leader della migliore e più discreta borghesia siracusana.

Corrado Giuliano, senza Nino Consiglio, Ettore Di Giovanni, Turi Corallo, la sinistra è più povera. Ma c’è  anche l’assenza di personaggi come Marco Fatuzzo, Roberto De Benedictis..

La sinistra senza Di Giovanni Corallo Consiglio si è enormemente impoverita, come si è impoverita la politica, ma questo è un fenomeno nazionale, dovuto a tanti fattori che qui non mi pare opportuno richiamare.

Padri nobili: è chiaro che è una categoria che questa età non considera, è un fenomeno generalizzato: come sono venuti meno nella dialettica sociale  intellettuali che agitavano le grandi opinioni pubbliche e muovevano passioni collettive così nella nostra realtà il terreno per esercitare quella funzione è venuto meno. Se ci pensi il salto generazionale tra i nostri padri e noi, nonostante tutto era assai più breve di quello nostro con le generazioni del web, con i ‘nativi digitali’.

Non direi che la generazione di Roberto De Benedictis, Francesco Ortisi e gli altri sia in panchina, sono semmai in riflessione sul che fare, sul come analizzare queste nostre nuove emergenze. La esperienza ad esempio di Giovanni Randazzo , secondo me, è stata una esperienza vinta, è stato un bell’esempio di servizio alla città di un rappresentante, dico io dei migliori, di quella borghesia liberale che se si fosse impegnata nella politica, se fosse riuscita a sporcarsi le mani con la gestione della città, lasciando da parte professioni, commerci ed altre attività del proprio ‘particulare’ avrebbe restituito alla collettività siracusana una dignità ed un livello assai diverso, e poi grazie a Lui abbiamo imbarcato energie giovani dal volontariato che assai difficilmente sarebbero state reclutate dai vari gruppi politici di sinistra e di destra della città; se ci pensi che in fondo la nostra burocrazia inefficiente è figlia della inefficienza e mediocrità (lo dico solo come constatazione e non come giudizio) della maggioranza del ceto politico. La città ha bisogno di crescere in questo senso ancora tanto, e bisognerà ricominciare da qualche parte in quella direzione.

Nuovo ospedale. Tutti e due sappiamo che forse lo vedranno i nipoti, la nostra politica di oggi non è in grado . Sei stato in una prima fase giustamente critico con la gestione Italgarozzo, oggi sei più accomodante, temi l’arrivo dei fascisti al Vermexio?

Mi pare che la querelle sull’Ospedale dimentichi le emergenze vere della nostra sanità.

Penso che, con tutti i suoi limiti e le sue carenze, questa Giunta comunque è più di garanzia di quanto non lo sarebbe stata quella di Reale, con tutta la stima che nutro per Paolo che sorprendentemente, come pochissimi, riesce a coniugare professione ed amministrazione, ma che alla fine si è lasciato sedurre dalle solite sirene della politica politicante, politica che ha creato sudditi e non cittadini, e mi riferisco ai Vinciullo, ai Foti, ai Consiglieri ripetenti da legislature in Consiglio Comunale, a tutto quella parte di città, ai vari gradi e livelli, che ha tenuto le fila del clientelismo e della gestione nepotistica della cosa pubblica, che è stata responsabile della crescita distorta della città e della formazione di questa burocrazia che non ha colto la importanza della dignità che le grandi riforme hanno portato, qui solo sulla carta, alla separazione di ruoli fra indirizzo politico e gestione.

Sono accomodante soltanto perché non voglio spuntare l’arma della critica, gridare sempre al lupo al lupo  alla fine non ti crede nessuno. E come sai il mio tasso di popolarità è già bassissimo, riuscire a vedere quel poco che si muove dal molto che non si fa mi consente di sentirmi più libero di denunciare e criticare.

Non mi piace il Sindaco, perché certo è figlio della città che ha contato, anche Lui frutto di riproduzione sociale, se fosse meno permaloso, se si prendesse meno sul serio, probabilmente potrebbe assai meglio mettere a frutto le sue indubbie qualità mediatiche, la sua immagine moderna e sicuramente accattivante.

Sono convinto tuttavia che come Paolo Reale ed altri, sia a destra che a sinistra, è una risorsa per la città, risponde più all’idea di una Siracusa in moto che ad una città stagnante dentro vecchi ambiti di una politica usurata, che dà solo la immagine incomprensibile di autoreferenzialità.

Dopo essermi in questa esperienza riavvicinato al corpo ed alle ossa della nostra città sono sempre più convinto che con questa macchina amministrativa sotto zero  chiunque faticherebbe a dare risposte  e risultati diversi e  soddisfacenti.

Soltanto una pattuglia di monaci guerrieri, senza famiglie, padrini, ascendenti e clienti, potrebbe accelerare i tempi della ripresa, peccato che sicuramente non avrebbero i consensi necessari per essere eletti.

Sinceramente, ma sai chi sono i deputati nazionali e regionali di Siracusa?

In queste ultime legislature ho faticato a riconoscerne profili e rappresentatività, la loro assenza dal dibattito cittadino è stata una costante, emergono soltanto per ricordarci che sono in Parlamento o in Consiglio Regionale, tentano spesso assai goffamente di mettere il cappello là dove movimenti reali del volontariato sollevano conflitti e contraddizioni.

Ti piace questo Papa?

Decisamente la sua testimonianza laica sta trascinando opinioni globali su temi indifferibili che la politica non riesce a sollevare. Ovviamente prima tra tutte la questione ambientale, quella dell’accoglienza e dei valori della nostra Costituzione, e non mi sorprende che come testimoniano ormai Tuoi colleghi esperti di cose del Vaticano sia al centro di critiche da parte delle Gerarchie, che faticano a sostenere queste forti spinte al cambiamento.

 Ti piace questo Arcivescovo?

Non ho opinione.

Ultima domanda. Se tu fossi appena laureato andresti via da Siracusa?

E’ una questione che mi sono posto quando le mie figlie hanno preferito andare a studiare all’estero, una spinta che prescindeva dalla valutazione negativa del vivere a Siracusa,

oggi le opportunità devi creartele senza la rete che prima ti garantiva la famiglia ed il tuo ambiente.

Grazie alla velocità e pervasività degli scambi, lo spazio in fondo si è annullato, fare esperienze fuori il perimetro della città aiuta a valutare con maggiore attenzione carenze e qualità della vita, a valutare che l’andar via in una fase di formazione è sicuramente una occasione di crescita, che tuttavia va mirata ad un investimento futuro nelle nostre risorse. E’ evidente che questo giudizio è alterato dal mio attaccamento irredimibile allo ‘scoglio’, testimonianza che mi sforzo di trasmettere alle giovani generazioni di professionisti che hanno tutte le possibilità di andar via ma anche di restare dialogando e lavorando con realtà lontanissime, grazie alla forza delle iniziative che sapranno costruirsi, valorizzando e  sfruttando in tutti i campi il nostro brand siciliano ed italiano