Privacy Policy EZIO GUGLIELMO DI LEALTA' E CONDIVISIONE BACCHETTA CENTRO DESTRA E GRILLINI E LANCIA LA PROPOSTA DI UN PATTO PER LA CITTA' – I Fatti Siracusa

EZIO GUGLIELMO DI LEALTA’ E CONDIVISIONE BACCHETTA CENTRO DESTRA E GRILLINI E LANCIA LA PROPOSTA DI UN PATTO PER LA CITTA’

Dunque, la seduta consiliare di lunedì 15 luglio sull’ospedale è andata deserta. Esito alquanto scontato dopo che, appena qualche giorno prima, il Consiglio comunale aveva messo una pietra tombale sulla possibilità di rivedere la propria posizione in assenza di una decisione del governo regionale sull’attribuzione di un ospedale di 2° livello. Ma a Palermo dicono di attendere una determina del Consiglio per dare seguito ad un impegno solennemente assunto nella direzione auspicata a livello locale. Nel frattempo l’ASP si dice pronta a consegnare un progetto definitivo purchè le si dica dove collocare la nuova struttura, considerato che l’area precedentemente individuata dal massimo consesso cittadino non è più praticabile, e non solo per un DEA di 2° livello ma anche per quello attualmente previsto dalla programmazione regionale, varata non più tardi di sei mesi fa nel silenzio condiviso di tutti i protestari odierni. La vicenda ha qualcosa di schizofrenico e sembrerebbe iscriversi nella consumata trama di una fisiologica dialettica politica, se non fosse che i più risoluti duellanti, almeno per quanto riguarda l’obiettivo massimo, appartengono, a Siracusa come a Palermo, alla medesima famiglia politica. Ma la Sicilia si sa, è una terra “speciale” e non solo dal punto di vista istituzionale.

Il DEA di 2° livello è diventato, dunque, la madre di tutte le battaglie, mentre l’attuale nosocomio va perdendo pezzi, giorno dopo giorno, in termini di dotazione strutturale e di personale, con conseguenti ricadute pesantemente negative per quanto concerne l’offerta tempestiva ed efficiente delle relative prestazioni.

Se la sanità siracusana non gode di ottima salute,stando agli strali di buona parte del centrodestra, la responsabilità sarebbe, in buona misura, del governatore Musumeci, colpevole di aver favorito la città che gli ha dato i natali a scapito della nostra. La tesi non è priva di qualche fondamento. Ma se così stessero le cose, che problema c’è?  Il governo siciliano non è espressione di una maggioranza di centro destra che, tra l’altro, vede autorevolmente rappresentata in giunta la nostra città nella persona di un politico siracusano doc?

Non manca chi, in verità, avanza il dubbio che la risposta al problema di fondo non risieda, allo stato degli atti, a Palermo, o solo a Palermo, ma a Roma e si chiami decreto Balduzzi che, così come congegnato, non lascerebbe spazio alle speranze dei siracusani. Ma anche in questo caso, dov’è il problema? La provincia di Siracusa alle ultime elezioni politiche ha generosamente mandato in Parlamento una nutrita rappresentanza pentastellata, nel frattempo assurta con notevole peso a ruoli di governo, alla quale non dovrebbero mancare i necessari strumenti di convincimento in sede ministeriale e, se necessario, legislativo.

Bando delle periferie: 9 progetti esecutivi per un importo di quasi 18 milioni di euro, alcuni dei quali di importanza fondamentale per la riqualificazione di aree degradate come la Mazzarona, sono bloccati da tempo in conseguenza di una scellerata decisione dell’attuale governo, poi parzialmente modificata, in sede di legge finanziaria, con il rimando ad un artifizio amministrativo che, di fatto, demanda ad un organo tecnico (la Cassa depositi e prestiti) la possibilità di anticipare a molti dei Comuni interessati (tra questi, Siracusa) i finanziamenti occorrenti per lo sblocco delle opere, innescando un procedimento assai tortuoso che, di fatto, allunga sensibilmente i tempi di attuazione.

Perché la deputazione locale pentastellata, che improvvidamente ha puntato il dito contro l’amministrazione comunale, non ha colto l’occasione di almeno ben due provvedimenti legislativi (decreto sbocca cantieri e decreto crescita) varati di recente dal “Governo del fare” per ridare linfa all’economia, così da rendere spendibili risorse non altrimenti reperibili nelle casse comunali per dare respiro alla economia locale e lavoro?

Ospedale e Bando delle periferie: due facce della medesima medaglia. Due vicende emblematiche di un gioco al rimpallo delle responsabilità, di uso strumentale e sterile del confronto politico, che risulta incomprensibile al cittadino medio e che, soprattutto, non porta alcun vantaggio alla nostra comunità, stretta nella morsa di una crisi più complessiva e di una classe dirigente che stenta ad andare oltre l’orizzonte asfittico delle contingenze e a delineare una visione organica e di lungo respiro nella quale ricomporre frammenti preziosi di  nuove e fascinose opportunità ( solo a titolo esemplificativo il piano paesaggistico, il parco archeologico, il recupero del teatro comunale).

E se, invece, provassimo, per una volta, a parlare un solo linguaggio, quello degli interessi esclusivi delle comunità locali? Approfittando della circostanza che i luoghi decisionali sono, sol che lo si voglia, realmente accessibili?

Occorrerebbe una unità di intenti che, al di là delle legittime appartenenze politiche, privilegiasse, almeno sulle questioni su cui apparentemente le posizioni non risultano inconciliabili, gli interessi superiori. Basterebbe sedere tutti insieme, per una volta, attorno allo stesso tavolo e decidere insieme quali tematiche (in questo caso nuovo ospedale, bando periferie) portare avanti, in quali sedi e come.

E in questa direzione un ruolo determinante potrebbe avere il Sindaco,  massimo referente degli interessi del territorio,  promuovendo un vero e proprio, anche se circoscritto “Patto per la città”.

Non sarebbe difficile poi conseguire i risultati auspicati, giacchè la piattaforma concordata trasversalmente non troverebbe ostacoli nei relativi percorsi legislativi o amministrativi. Superando la sterile e ormai stucchevole dialettica  utile solo a garantire momenti fatui di visibilità mediatica.

Chi scrive ha memoria di un periodo (anni sessanta e successivi) di dure contrapposizioni politiche che, però, di fronte ad obiettivi condivisi e di ampio respiro, cedevano al ragionevole terreno delle proficue intese programmatiche. Siracusa, e la sua provincia, al di là delle contraddizioni più volte evidenziate, ne ebbe notevole giovamento, diventando, in pochi anni, una delle province più sviluppate del mezzogiorno.

Ecco, forse, senza nulla concedere a nostalgie per liturgie politiche ormai superate, di quello spirito avremmo bisogno per provare a recuperare posizioni colpevolmente perdute e ridare fiducia alle nostre popolazioni.

Ezio  Guglielmo

Presidente Lealtà e Condivisione