EX SPERO: UNA CITTA’ COME LA NOSTRA DEVE MANTENERE LA SUA IDENTITA’

Visto che c’è qualcuno che torna a parlare di Ex Spero, pubblichiamo qui sotto un pezzo del 16 agosto 2010. Scriveva un sostenitore pro tempore dell’Ex Spero e replicava il direttore di questo giornale. 

 

Riceviamo e pubblichiamo:

Sono anch’io un convinto sostenitore della tutela dell’ambiente, ma il rispetto ambientale spesso è l’ultima delle esigenze di molti oppositori, altri, invece si intestardiscono di intraprendere batta-glie senza avere minimamente delle conoscenze basilari su ciò che stanno osteggiando.

Alla Spero c’è una zona in totale stato si abbandono. Una zona nella disponibilità di privati già cementificata, recintata, abbandonata, degradata e inaccessibile. Una zona poco conosciuta dai siracusani e a loro sottratta da tempo immemore a causa del cemento presente da oltre cinquant’anni.

C’è chi sostiene che i poveri mortali non potranno “vedere più il mare”, ma, senza alcun intento polemico chiedo:

– Sapete dov’è ubicata l’area c.d. “ex spero”? l’avete mai vista? avete mai visto lo spazio antistante al mare di quella zona?

– lo sapete che, da oltre cinquant’anni, quell’area è inaccessibile a causa di manufatti perimetrali in cemento?

– lo sapete che attualmente non è possibile accedere alla costa e alla vista del porto grande e dell’isola di Ortigia?

-lo sapete che il progetto del porto turistico prevederà l’abbattimento di tutte quelle brutture?

– lo sapete che questo progetto fa esattamente il contrario di ciò che lei sostiene riconsegnando quelle zone ai cittadini?

Due gruppi imprenditoriali differenti stanno progettando/ edificando due porti turistici dalle caratteristiche differenti che porteranno prestigio, visibilità, posti di lavoro e nuove attività commerciali a beneficio della nostra città. I progetti, di certo miglioreranno l’aspetto della città dando un ulteriore contributo per far apparire più europea questa dormiente città del sud.

Nella zona fra il Marina di Archimede e l’area ex Spero verranno costruiti dei moli, delle piste ciclabili, delle aree pedonali, nonchè si prevederanno servizi e attività commerciali per incrementare il turismo. I due porti trasformeranno due zone morte e degradate in due ulteriori spazi per vivere ancora di più la città, senza considerare i nuovi posti di lavoro. Con i due nuovi porti vi sarà una maggiore disponibilità di ormeggi e posti per la nautica (anche loca-le),vi saranno nuove attività commerciali, vi sarà una nuova pista ciclabile dove praticare dello sport in riva al mare, ci sarà un ampio ed ulteriore passeggio pedonale dove por-tare i nostri bambini, dove prendere un gelato in riva al mare, dove portare la propria fidanzata per una passeggiata, dove poter usufruire di nuovi negozi,bar e altre attività in riva al mare di fronte alla meravigliosa vista del Porto Grande e dell’isola di Ortigia. L’alternativa quale sarebbe? impedire la realizzazione dei porti e tenere quelle vaste aree fra paludi di acqua stagnante, recinzioni in cemento e edifici pericolanti in totale abbandono?

Francesco Fiducia

 

 

 

Il Sig. Francesco Fiducia esprime una idea antitetica alla mia e che è la filosofia di questo gruppo dirigente che ci sgoverna da 10 anni: cemento, costruzioni anche nei siti di maggiore interesse storico, archeologico, paesaggistico, perché questo significa lavoro nelle costruzioni, lavoro nelle gestioni, anzi, aggiunge, il “risanamento” di molti luoghi da tempo immemorabile abbandonati. Insomma: viva il cemento, alla Bufardeci!!

No, Sig. Fiducia non deve funzionare così. Una città civile e storica come la nostra deve mantenere con tutta la rabbia che ha in corpo la “sua” identità contro ladroni e speculatori. Perché valorizzando la sua identità storica può sperare in uno sviluppo futuro.

Con tutto il rispetto il turista viene a Siracusa per conoscere i suoi siti storici, le sue testimonianze di una antica grandezza, e Siracusa ha tutto questo perché protagonista in una storia bimillenaria. Non viene certo per guardare alberghi o le ville che i gerarchi si sono fatte costruire nei siti archeologici e davanti le spiagge del mare.

Una politica sana, non malata, non corrotta dall’affarismo, potrebbe coniugare la tutela di questo patrimonio con lo sviluppo. Il Porto Grande era fino a pochi anni fa tutelato rigorosamente da un decreto che ne impediva manomissioni ed interramenti, perché era ed è lo scenario millenario nel quale si è fondata ed ha vissuto Siracusa. Soltanto dei criminali dell’ambiente e della storia hanno potuto immaginare di cementificarlo per costruire con poche risorse personali i propri alberghi, centri commerciali etc etc., operazioni che andrebbero tutte verificate a fondo e che, comunque, dimostrano la rozzezza e la disonestà di questo gruppo politico: Ortigia è già strapiena di Alberghi che lavorano poco ed è un centro commerciale naturale che cresce di anno in anno.

L’idea di monopolizzare il turista da porto turistico, ammesso che ce ne siano in quantità, è una furbata per nascondere manovre poco chiare. (sb)