Privacy Policy LETTERA APERTA DI EZIO GUGLIELMO ALL'AVVOCATO EZECHIA PAOLO REALE – I Fatti Siracusa

LETTERA APERTA DI EZIO GUGLIELMO ALL’AVVOCATO EZECHIA PAOLO REALE

Rep: Egregio avv.to Paolo Ezechia Reale, in occasione delle elezioni amministrative del  2013 io votai per Lei, anche in considerazione della comprovata conoscenza della Sua professionalità, derivantemi dalla ultradecennale attività svolta presso il Tribunale di Siracusa.

Nelle recenti elezioni, invece, dopo aver appoggiato al primo turno la candidatura a sindaco                dell’avv. Giovanni Randazzo, della cui lista sono stato convinto sostenitore, ho, conseguentemente e coerentemente, votato per Francesco Italia. Non ho inteso esprimere, in quella circostanza, un giudizio di disvalore nei confronti della Sua persona, ma, piuttosto, come la maggior parte degli elettori, una valutazione politica in ordine alla coalizione che meglio avrebbe potuto governare la nostra città.

Nel primo Consiglio comunale, svoltosi in data 10 c.m. , l’ordine del giorno prevedeva la valutazione della eleggibilità / ineleggibilità dei consiglieri proclamati eletti dall’Ufficio centrale elettorale, e, in particolare (trattandosi dell’unico caso formalmente sollevato) , di Giuseppe Ansaldi , in considerazione dell’incarico rivestito quale componente del Consiglio di amministrazione del Consorzio Plemmirio.

Su questo punto Lei, intervenendo nel corso della seduta, ha chiaramente espresso il suo convincimento in totale disaccordo con quanto affermato dal Segretario generale del Comune. E, dunque, non è su questa circostanza che La interpello. Saranno, probabilmente, altri organi istituzionali, in sede verosimilmente giudiziaria, a dire la parola fine su questa vicenda.

Ma è su un altro punto, sul quale Lei, invece, non si è pronunciato, che mi interessa conoscere la Sua opinione,di uomo di legge prima ancora che di esponente politico, e più esattamente con riferimento al seguente contenuto del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale:

“Art. 37. Esito delle votazioni

  1. Salvo che per i provvedimenti espressamente previsti dalla legge e dallo statuto, per i quali si richiede un “quorum”, ogni deliberazione del Consiglio Comunale s’intende approvata quando abbia ottenuto il voto favorevole della maggioranza dei presenti, ossia un numero di voti pari ad almeno la metà più uno dei presenti. Se il numero dei presenti è dispari, la maggioranza assoluta è data da un numero di voti favorevoli che, raddoppiato, dà un numero superiore di una unità al totale dei presenti.
  2. I Consiglieri che si astengono dal voto si computano nel numero necessario a render legale l’adunanza e nel numero dei presenti.”

A me pare che la norma in questione non si presti ad interpretazioni divergenti, anche se, nonostante gli apprezzabili sforzi del Segretario generale, tale incontrovertibile lettura non è apparsa altrettanto univoca a buona parte dei consiglieri comunali, forse per il contesto ambientale, in senso lato, ancora troppo condizionato dagli strascichi della campagna elettorale.

Tornando all’esito del voto: consiglieri presenti 32, 15 hanno votato a favore della ineleggibilità di Ansaldi, 14 contro, 3 si sono astenuti. In base a quello che io capisco, per deliberare la decadenza di Ansaldi occorrevano 17 voti. Come è stato possibile ratificare un diverso orientamento?

Esiste una chiave di lettura, disancorata da strumentali logiche di schieramento, che possano avallare tale decisione?

Lo chiedo a Lei, nella sua qualità di leader della coalizione che in Consiglio comunale si è intestata tale “battaglia” , e lo faccio pubblicamente, perché la questione riveste oggettivo interesse pubblico, che va al di là della singola vicenda di un consigliere comunale, pur accreditato di un riconosciuto e diffuso prestigio personale. Perché rischia, tra l’altro, di creare un precedente, in materia di applicazione regolamentare, suscettibile di innescare contenziosi a catena e di inficiare ripetutamente i deliberati del massimo consesso cittadino.

Chiudo con un auspicio convinto, che, nel rispetto delle legittime differenti posizioni, la dialettica politica sia sottratta a pure logiche di schieramento che non gioverebbero al confronto di merito e, soprattutto, agli interessi della nostra comunità. Da questo punto di vista l’esordio del nuovo Consiglio comunale non è stato un bel vedere. Ma c’è modo e tempo per rimediare.

Cordialmente

Ezio Guglielmo