Privacy Policy LA PROCURA RISANA L'INDUSTRIA, MA LA CITTA' DI SIRACUSA E' DIVENTATA UNA LATRINA – I Fatti Siracusa

LA PROCURA RISANA L’INDUSTRIA, MA LA CITTA’ DI SIRACUSA E’ DIVENTATA UNA LATRINA

Siracusa è da sempre una Città con una spiccata vocazione ambientalista, cioè dagli anni 50 in poi si fa un gran parlare di ambientalismo, inquinamento dell’aria e dell’acqua e bonifiche del suolo. Tante sono le associazioni ambientaliste presenti nel tessuto sociale di Siracusa e tantissimi sono i personaggi locali che parlano, denunciano, protestano e a volte pontificano, in nome di una Citta più vivibile e pulita. In quasi 70 anni di ruolo civile di tutte queste figure individuali e collettive  di ambientalismo nostrano, ci ritroviamo oggi a dover commentare come l’intervento della magistratura è l’unico atto concreto verso una difesa dei cittadini di volere vivere in un ambiente sano e non pericoloso che, a tal fine,  ha richiesto la messa sotto sequestro degli impianti ISAB, Lukoil e Esso nella zona industriale Siracusa, Priolo, Augusta e Melilli da parte della Procura di Siracusa. La motivazione per l’avvio dell’atto giudiziario da parte del Procuratore Giordano, per sue stesse dichiarazioni, sono state le decine e decine di denunce, esposti e segnalazioni giunte in Tribunale da parte di tantissimi cittadini della provincia allarmati da puzze e odori quotidiani mai identificati che non lasciavano presagire nulla di buono per la salute delle persone. In questi ultimi 30/60 giorni, coincidenza ha voluto che accadessero, nell’ordine: Assegnazione dell’appalto di Igiene Ambientale di Siracusa all’IGM; decine di interventi dei Vigili del Fuoco per domare incendi in più parti della Città; sequestro da parte della Magistratura di impianti industriali. Non c’è che dire! Un risveglio formidabile dopo il lungo letargo. Da più parti ci si chiede: perché adesso? In effetti, si sapeva già da diverso tempo che l’ambiente aria, acqua, suolo del Siracusano erano fortemente compromessi dalla presenza del petrolchimico più grande d’Europa. Si sapeva pure che studi e ricerche, da parte di enti statali e privati, avevano certificato come nell’ambito del triangolo industriale siracusano le morti per cancro, feti deformi, e varie patologie tumorali, presentavano costantemente indici superiori di due tre volte i valori della media nazionale sulle stesse malattie.  La stessa patologia di danni provocati dall’amianto nasce a Siracusa con la chiusura degli impianti dell’Eternit di Targia per diventare un caso nazionale prima e internazionale poi. Con l’ambiente abbiamo dovuto farci i conti da diversi decenni eppure, quello che si vede e si sente, è di essere in presenza di un territorio degradato, sporco e puzzolente. In ogni dove, dentro e fuori Città, la plastica regna sovrana e le rare volte che i bordi strada sono puliti dalle erbacce, appare un ambiente sporco di vetro, alluminio, carta e plastica che si capisce non esser mai stato pulito da decenni. Sarà che i siracusani non brilliamo per conservazione e tutela dell’ambiente nel quale ci muoviamo quotidianamente ma, è anche vero che chi dovrebbe curare la rimozione dello sporco, è poco o per nulla impegnato a rimettere le cose a posto. Per dirla tutta, Siracusa con Garozzo Sindaco ma anche prima, è agli ultimi posti in Sicilia per raccolta differenziata e di contro ha la Tari più alta d’Italia. Ci saranno pure mille giustificazioni per dire che la colpa non è di nessuno in particolare ma la certificazione di un fallimento ambientalista è anch’essa una realtà. A Siracusa è presente una decina di associazioni dichiaratamente ambientaliste, capitanate da personaggi illustri quali, un prete, un paio di architetti, qualche avvocato e pure un politico dai trascorsi importanti e tanti altri ancora. Tutti sono accomunati da uno spirito di altruismo encomiabile e da un sincero interesse verso la Città. Qualcuno va anche oltre e ogni tanto trapela un interesse personale alla ricerca di un protagonismo che a volte sfocia in politica che, come sponda finale, ci può anche stare se il fine è di raggiungere una posizione istituzionale che permetta di attuare meglio il risanamento ambientale di cui tanto si parla. 70 anni di lotta ambientalista ha curato il territorio malato in tanti modi e molti risultati si sono raggiunti, rimane la consapevolezza che tante cose non si sono affrontate e tanto meno risolte. C’è il rammarico che dopo anni di lotte, impegno e denunce, serve ancora la magistratura per portare a soluzione una seria azione di risanamento ambientale da parte dei grandi gruppi industriali, superando in un colpo solo fiumi di parole che non hanno prodotto nulla. Un nuovo futuro può realizzarsi quando le Industrie del Petrolchimico adempiranno gli obblighi derivanti dall’azione giudiziaria, continuando a essere quel patrimonio di ricchezza per l’intero territorio siracusano, la sua gente e i lavoratori, ai quali non si può e non si deve rinunciare potendo convivere i diversi obiettivi dello sviluppo siracusano. Stranamente, potremmo trovarci domani a valutare una nuova dimensione dell’industria siracusana risanata e meglio vivibile rispetto a oggi e ritrovarci impantanati in una condizione della Città capoluogo che permane nella sporcizia, nell’incuria e nel degrado anche dei luoghi turisticamente più indicativi. Una Città con un nuovo appalto di Igiene Ambientale che, se la storia e il presente hanno senso, non garantisce un futuro di pulizia, decoro e igiene.

Enrico Caruso