MA ERANO VERI QUEI DIPINTI PREISTORICI NELLA GROTTA DI TARGIA?

MA ERANO VERI QUEI DIPINTI PREISTORICI NELLA GROTTA DI TARGIA?

Nessuno può sapere esattamente quante e quali sono le grotte che hanno rilevanza, dal punto di vista geologico, archeologico, paesaggistico, storico, per credenza o superstizione popolare… nel territorio siracusano, da meritare di essere visitate o, quanto meno, menzionate o illustrate in una pubblicazione di ricerca e di ricostruzione documentaristica, così come si sta facendo per le antiche torri di avvistamento o le tonnare, da parte di più studiosi come Alessandro Bovo, Lucia Acerra, la Guidi Lippi…ma ne varrebbe sicuramente la pena, se non altro per farne la valutazione reale della loro entità, su ciò che di esse è stato o in esse è stato rinvenuto. Infatti, poco o nulla la gente comune, e gran parte di quella coltivata. che ha interesse o curiosità per questo tipo di conoscenze, ne sa , se si eccettua qualcuna. Si è sentito parlare, ad esempio, della grotta di Stentinello per i suoi importantissimi reperti di animali preistorici; vi è stata una diatriba burocratico-giornalistica per la grotta Monello per la fruizione o meno del fascino delle sue stalattiti e stalagmiti, per il fatto di quell’armareddu (chissà come caspita viene definito esattamente quell’insetto -una specie di minuscolo pappapani, pare che dicono sia nero, lungo quanto l’unghia del mignolo, poco più poco meno) che si dice sia rimasto esclusivamente in questo stupendo angolo ambientalistico, che per questo non si può disturbare per paura che venga scavazzatu dal piede distratto del curioso visitatore e sparisca. “ Ma che ci sta a fare -qualche monello potrebbe domandare, ma badate che così si chiama la grotta dal nome del proprietario che la scoprì… -con tanti insettinoiosi d’altro tipo che ci sono?” E’ importante la conservazione delle specie!Si conosce, più per sentito dire che per essere stati di persona a Pantalica, la grotta dei pipistrelli, per la curiosa invasione che vi hanno fatto i numerosi topi alati che vi rimangono appesi alla volta come caciotte a stagionare. Chi non ha sentito raccontare o cantare la leggenda d’’A ’rutta ‘e’ ciauli, quanto meno per il ristorante che vi è sopra, così caro -nel senso affettivo, si capisce! -ai Siracusani e suggestivo per i manicaretti che sanno prepararvi i fratelli di Pasqualino Giudice, lo chef mondiale? Un professore dalla eccessiva voglia di nuove conoscenze. Son parecchi, però, quelli che ne vorrebbero sapere di più e cercano di farlo affidandosi a chi dichiara di aver conoscenza e a volte lo fa solo come fecero gli amici di Calandrino con la sedicente pietra elitropia. Quelli giurarono al povero credulone che quella pie-tra aveva autentici poteri magici; questi giurano che la grotta ha testimonianze preistoriche rare, anzi-per la nostra zona-unica! Ora avvenne che un paio di ragazzotti buontemponi, che spesso caliavano le lezioni per fare escursioni, incocciarono uno di quei professori semicolti che hanno il pallino della paleologia. A proposito, si scrive con una o con due elle quella scienza che, a volte, trattando le cose antiche, fa dire delle autentiche pallonate? Era un attempato e benestante professore in pensione di risaputa comunicativa, ma di altrettanto risaputa creduloneria, che tutto ciò che gli si riferiva prendeva per oro filato e fedelmente trasmetteva agli altri, con la lingua o con la penna.

Si dice, infatti, che fosse tollerabile scrittore e giornalista; pertanto la notizia “ strabiliante” ( che più delle volte era semplicemente una “pallonata”)riferita, anzi condita con frasi, più che estrose, eccentriche che facevano colpo ai lettori di mediocre, pardon!, media cultura, non ti diventava un dogma pronunciato dal Papa ex cathedra? Non si sa esattamente se fossero in buona fede oppure avessero semplicemente l’intenzione di buggerarlo e farsene beffa , spillandogli qualche bigliettone… Sapevano, comunque, che il professore aveva il bel vezzo di ricompensare nei modi più appropriati chi gli offriva l’occasione di accrescere la sua cultura e di conseguenza quella degli altri. Se era una persona di riguardo, le faceva pervenire una corbeille di fiori oppure una pianta; il minimo che poteva fare era invitarti al ristorante o al bar, dove potevi or-dinare tutto quello che volevi: per lui era sempre un piacere disobbligarsi di quanto riceveva in notizie. Non raramente poneva mano al rigonfio portafogli, specialmente se riteneva che l’informatore, quando era un giovanotto, non si offendesse e ti mollava con disinvoltura una paio di Alessandri Volta alla volta…La notizia strabiliante di dipinti preistorici. Era quello che si era prefisso di fare quel paio di ragazzotti quel giorno che, conoscendo le sue abitudini, lo andarono ad incontrare che si faceva portare a passeggio, poco distante dalla sua abitazione, dalla cagnetta:-Una scoperta strabiliante, professore!-Quale, quando, come , perchè, dove?-la tecnica del giornalista l’aveva davvero…-Una grotta, alla Targia!-Ma le grotte di quella zona le conoscono tutti; sono troppo importanti e troppo vicine per essercene una non ancora esplorata e con materiale di prima mano!-Ha mai sentito parlare, lei, di cacciatori e di bisonti dipinti da uomini preistorici sulla roccia dentro una grotta a Siracusa?-Di che colore sono dipinti i bisonti?-Di rosso, di rosso vivo! Vedesse che linea! E che corna, che corna, professore! Stupendi!-E i cacciatori?-Di nero, stilizzati, con l’arco! Il professore rimase stupito; quasi quasi non voleva crederci. Ma come faceva a non crederci, chi era una risaputo credulone? Del resto, i ragazzi dimostravano la più assoluta affidabilità. Molto probabilmente erano sinceri, ma pur essendo sicuri che in quella grotta quei dipinti c’erano davvero, non erano mica in grado di stabilirne loro la veridicità!

Andiamo?-domandò il professore, non riuscendo a stare più nei suoi panni per la curiosità.-Volentieri, alla sua salute! -E si trovarono già dentro al bar, dove, vedi caso, erano proprio già giunti-Cosa prende lei, professore? Il professore rimase alquanto interdetto, capendo che non avevano capito dove egli volesse andare; dovette fare buon viso a cattiva sorte:-Io semplicemente un hag senza zucchero! Devo badare al cuore, alla pressione, al diabete… Voi prendete ciò che volete, senza complimenti. Siete ragazzi e ne avrete di tempo per preoccuparvi di diete, colesterolo, diabete e altri guai di salute!…Mica si fecero pregare i ragazzi! Diplomatici, tozzetti alla crema e all’arancia, torroncini, bocconcini di pasta di mandorla… E che avrebbero potuto fare a meno di assaporare il cannolo alla ricotta? Era proprio la specialità della ditta!… Una panzata con i fiocchi!-In questo locale non vendono sigarette!-ebbe perfino il coraggio civile di azzardare Demetrio in tono molto significativo verso il professore, al quale, visto che aveva già cavato dalla tasca interna della giacca il pingue portafogli, venne di calata porgergli una banconota di diecimila lire prima di saldare il conto:-Giusto! Giusto!… Le sigarette ci vogliono, per voi! Il cardiologo per me, invece, ci ha messo il divieto di circolazione!… Ma, la grotta con i dipinti preistorici?-Il punto esatto lo sa Policarpo, o Poicardo, come caspita si chiama…-rispose uno dei due- Ce l’ha descritta lui. Domattina, quando viene a scuola, lo avvisiamo e ci condurrà sul posto. Restiamo di vederci qua stesso, al bar, alle ore 17. Il professore acconsentì: intanto avrebbe condotto delle ricerche su qualche testo specialistico alla biblioteca comunale, semmai ci fosse stato, guardandosi bene dal fare la rive-lazione a qualche collega competente, per il timore che gli venissero rubate le primizie…O che lo avessero progettato appositamente oppure perchè effettivamente non fossero riusciti a incontrare Policarpo Poicardo, per ben quattro giorni i ragazzi si fecero trovare puntualmente all’ora convenuta con il professore e per ben quattro giorni si rimpinzarono di tutte le leccornie che vollero gustare-alla salute o alla faccia del professore?… ma del compagno nemmeno l’ombra. Al quinto appuntamento il ragazzo venne e andarono, tutti con la macchina del professore.

Dopo il ponte di Scala Greca, grotte a vista ce ne sono diverse; ma non erano quelle. Il cicerone a un certo punto ordinò al professore di lasciare la Statale 114 sterzando a sinistra: c’era una stradella polverosa che conduceva ai campi; la Targia ( ta erga= le opere ) era prima famosa per i suoi ortaggi, soprattutto ’i pipi d’’a Targia. Dopo qualche altro minuto ordinò di posteggiare la macchina e proseguire a piedi fino in cima al pendio. Era la fine di maggio e parecchia sterpaglia era stata bruciata, a dispetto dei pantaloni del professore, che man mano si screziavano di fumo; tant’altra ne era rimasta, come cardi e rovi, per cui il procedere si rendeva piuttosto difficile, specie per il professore, sia per la pinguedine, sia per l’assoluta mancanza di allenamento a tali sforzi fisici,

cui si aggiungeva la preoccupazione che la sua telecamera venisse danneggiata per qualche sbalzo improvviso. Della grotta, coperta da rovi e arbusti spinosi vari, dall’apertura piuttosto stretta, nessun indizio se non quando vi furono proprio sotto. Dovette faticare un bel po’ per arrampicarvisi e penetrarvi, il professore, mentre i ragazzi -uno di dietro a spingerlo, un altro davanti a porgergli la mano e a tirarlo su -si prodigavano come meglio potevano. Quando, finalmente, fu dentro e poté osservare attorno, rimase perplesso: quasi quasi non credeva ai suoi occhi! I dipinti dei bisonti e dei cacciatori c’erano davvero sulle scabrose pareti rocciose della grotta! Rimase parecchio tempo a contemplarli prima di riprenderli con la sua Sony VHS. Policarpo Poicardo da cicerone si trasformò in regista, guidando, suggerendo, indicando ciò che gli sembrava valesse la pena che il professore riprendesse, oltre ai dipinti preistorici. Preistorici? Il professore ne era convintissimo e già gongolava al pensiero dello scalpore che la notizia avrebbe fatto, specialmente tra i lettori acculturati… Improvvisamente trasalì, divenne pallido: nel salire al piano superiore della grotta, la sua mano si appoggiò ad un mattone forato di cemento, incastrato nella roccia:-Ma l’uomo preistorico, cemento non ne aveva, perbacco! Chi ce l’ha murato questo? Osservando bene, sirese conto che vi erano altre evidenti testimonianze che, se pure la grotta era stata abitata nell’età preistorica, lo era stata anche in epoca recente….E i dipinti, allora? Volle osservarli più attentamente, soprattutto il colore… Si guardò attorno pensosamente: gli parve di notare qualche traccia di colore sparsa qua e là nella grotta… Nella sua mente affiorò un grosso punto interrogativo, ma non fece nulla trapelare ai ragazzi e continuò a riprendere tutto, anche il paesaggio circostante, anche la zona industriale che ferveva di vita a un chilometro di distanza e già si animava delle prime lampade che sembravano tante lucciole sparse per la campagna, per il mare. Raggiunse con i ragazzi la macchina, li fece nuovamente abbuffare, per l’ultima volta, diede loro per l’ultima volta l’ennesimo Alessandro Volta e dopo averli ringraziati si accomiatò da essi e rincasò in fretta, deciso a rivedere, ancora più attentamente, in video cassetta, a osservare, a studiare, i minimi particolari di quella grotta, soprattutto di quei dipinti. Ogni tanto li rivede ancora e gli viene di domandarsi:-Vuoi vedere che quei birbanti hanno fatto come i giovinastri del caso Modigliani? Se quelli spacciarono le statue false per autentiche, ingannando persino critici di primissi-ma qualità, come l’insigne Argan, vuoi vedere che questi sbarbatelli mi hanno voluto passare per autentica una grotta sofisticata? E credette bene di non scrivere nulla e di non parlarne con nessuno, nel timore che gli avrebbero riso addosso. Ma l’ultima parola perchè non la pronuncia -diciamo adesso noi -la Sovrintendenza, o ne fa ripulire le pareti?

Arturo Messina

 

MA ERANO VERI QUEI DIPINTI PREISTORICI NELLA GROTTA DI TARGIA? ultima modifica: 2019-03-17T11:23:01+00:00 da IfattiSiracusa